La Chiesa di San Bartolo si trova appena fuori dal centro storico di Geraci Siculo e rappresenta uno degli edifici religiosi più antichi del borgo. Sebbene l’aspetto attuale risalga al tardo Settecento, le sue origini sono molto più antiche e riconducibili al Medioevo. Una testimonianza importante è legata al conte Francesco I Ventimiglia, signore di Geraci, che qui venne sepolto nel 1338. Antiche cronache ricordano infatti la presenza del suo sepolcro lungo la parete meridionale della chiesa.
L’edificio originario doveva essere più piccolo e orientato diversamente rispetto a oggi. L’ingresso si trovava alla base della torre campanaria attraverso un arco acuto, oggi murato e trasformato in sacrestia. Questo schema architettonico richiama modelli diffusi in Sicilia già in epoca normanna. Sul lato orientale esisteva anche un portico con arcate sostenute da pilastri, probabilmente utilizzato come riparo durante la fiera di San Bartolomeo, una tradizione molto sentita a Geraci e ufficialmente regolamentata nel 1551 dal marchese Simone Ventimiglia.
Nel 1769 la chiesa fu ampliata e completamente riorientata: venne abbattuta la parete di fondo e ridefinita la struttura interna. L’attuale decorazione in stucco, conclusa nel 1794 dai maestri Francesco Lo Cascio e dai figli Rocco e Clemente, mostra due stili differenti: nel presbiterio compaiono eleganti motivi tardo barocchi, mentre nella navata si osservano decorazioni più semplici di gusto neoclassico, visibili soprattutto nella volta a botte scandita da riquadri geometrici.
Tra le opere più preziose custodite nella chiesa spicca un magnifico trittico marmoreo rinascimentale, che raffigura la Madonna con il Bambino tra i santi Bartolomeo e Giacomo, patrono e protettore di Geraci. Nella parte superiore è scolpita la Pietà affiancata da figure della tradizione evangelica e dall’Annunciazione, mentre nella predella compaiono scene della Natività, del martirio di San Bartolomeo e della vita di San Giacomo. L’opera è attribuita alla bottega di Antonello Gagini e ai maestri che lavorarono con suo figlio Antonino, probabilmente tra il 1536 e il 1544.
Nel vestibolo della chiesa si trovano inoltre due eleganti colonnine in marmo bianco, decorate con capitelli a foglie e con l’immagine di San Bartolomeo in rilievo. Questi elementi potrebbero appartenere all’antico portico medievale che un tempo affiancava l’edificio.
Di particolare interesse è anche la statua lignea di San Bartolomeo, collocata in una nicchia della parete meridionale. La scultura unisce un’impostazione solenne, ispirata ai modelli rinascimentali siciliani, con un dinamismo tipicamente barocco. L’opera è attribuita alla bottega dei Li Volsi di Tusa, probabilmente a Giuseppe Li Volsi, e risale ai primi decenni del Seicento.
Nel XVII secolo la chiesa fu affidata agli Agostiniani della Congregazione di Centorbi, che vi fondarono un piccolo convento nel 1627. I religiosi, dediti alla preghiera e al lavoro nei campi, vivevano di elemosina e abitavano un complesso composto da celle, refettorio, cucina, magazzini e stalle.
Oggi la Chiesa di San Bartolo conserva ancora il fascino della sua lunga storia, intrecciata con le vicende della potente famiglia Ventimiglia e con le tradizioni religiose e popolari di Geraci Siculo, uno dei borghi più suggestivi delle Madonie.
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