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Volterra


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Un borgo tipico medievale che oggi conserva un notevole centro storico di origine etrusca. Volterra è ricchissima di testimonianze artistiche di grandissimo rilievo, da ammirare passeggiando per le vie del centro storico e visitando i musei cittadini, come quello Etrusco, la Pinacoteca, il Museo d’Arte Sacra, o l’Ecomuseo dell’Alabastro.
  • Borgo con castello
  • Agibile ai disabili
  • Area sosta camper
Volterra  | @goldilocks93
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Palazzo Dei Priori  |
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Battistero di San Giovanni Battista  |
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Volterra  | Toscana Promozione Turistica
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Toscana Promozione Turistica
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Uno sguardo a Volterra
Uno sguardo a Volterra

Sul borgo

Volterra è stata una delle principali città-stato della Toscana antica (Etruria), fu sede nel medioevo di un'importante signoria vescovile avente giurisdizione su un'ampia parte delle Colline toscane.

Oggi conserva un notevole centro storico di origine etrusca (di questa epoca rimane la Porta all'Arco, magnificamente conservata; la Porta Diana, che conserva i blocchi degli stipiti; gran parte della cinta muraria, costruita con ciclopici blocchi di pietra locale; l'Acropoli, dove sono presenti le fondamenta di due templi, vari edifici ed alcune cisterne; numerosissimi ipogei utilizzati per la sepoltura dei defunti), con rovine romane (fra tutte il Teatro ad emiciclo) ed edifici medievali come la Cattedrale, la Fortezza Medicea ed il Palazzo dei Priori sull'omonima piazza, centro nevralgico dell'abitato.

Veláthri (il nome etrusco di Volterra) faceva parte della confederazione etrusca, detta dodecapoli etrusca o lucumonie.
Il nome della città etrusca è ben leggibile nella serie di monete conservate al Museo Guarnacci.
In latino la città assunse il nome di Volaterrae, dal quale deriva il greco Οὐολατέρραι (Ouolatérrai) e l'attuale nome italiano.

Il colle su cui sorge Volterra era abitato già durante la prima età del ferro, come confermano le grandi necropoli villanoviane delle Ripaie e della Guerruccia, situate sui versanti che guardano a ovest e a nord.
Gli insediamenti presenti lungo le colline trovarono il loro punto di incontro nell'area della necropoli dove, intorno alla fine dell'VIII secolo a.C., si iniziò a tenere mercati e a realizzare aree di culto, dando vita al processo di sinecismo che originò il primo nucleo urbano.
Velathri fu una delle dodici città principali della confederazione etrusca e a partire dalla seconda metà del VI secolo a.C. ingrandì le mura a difesa dell'acropoli fino a raggiungere una circonferenza di circa 1800 metri, in pratica il piano sottostante la vetta del colle; questo processo si completò ai primi del V secolo a.C.
Le mura, ancora oggi per gran parte visibili, vennero costruite alla fine del IV secolo a.C. ed avevano un'estensione di 7300 metri.
Oltre all'accresciuto centro urbano proteggevano anche le fonti, i campi ed i pascoli necessari per far sopravvivere le greggi degli abitanti dei dintorni che si rifugiavano all'interno per salvarsi dai saccheggi che spesso i Galli e i Liguri effettuavano in queste zone.
Dal IV secolo a.C. in avanti i reperti archeologici aumentano ed è possibile ripercorrere la storia della città che raggiunse il suo massimo splendore quando le città etrusche meridionali (Veio, Tarquinia, Cerveteri, Vetulonia ecc..) iniziarono a decadere a causa della loro vicinanza con la nascente potenza di Roma.

Volterra era collocata molto più lontano e soprattutto era situata su un colle difficilmente accessibile e protetto da mura possenti. In quel periodo la città ebbe un grande sviluppo della sua economia basata sullo sfruttamento delle miniere di rame e di argento poste nei dintorni; oltre che di minerali il territorio volterrano era ricco di pascoli, foreste e di attività agricole.
Il vicino fiume Cecina e la sua valle furono la naturale via di comunicazione verso il mare e favorì anch'esso i commerci.
La vita politica e sociale era dominata dall'aristocrazia locale, con a capo la famiglia dei Ceicna, che seppe garantire un notevole benessere e anche una certa indipendenza. La città mantenne dei buoni rapporti con Roma e nel corso della seconda guerra punica fornì a Scipione grano e navi.
La fedeltà venne ricompensata e nel 90 a.C. i volterrani ottennero la cittadinanza romana.

Nei secoli seguenti la città venne governata dai Longobardi e dai Franchi fino ad arrivare al IX - X secolo quando iniziò il potere temporale dei vescovi, che toccò il suo culmine all'epoca di Galgano Pannocchieschi, vescovo e governatore di Volterra per conto di Federico Barbarossa.
Il suo governo dispotico fu anche la causa dell'inizio della rivolta contro quel potere. Lo stesso Galgano venne massacrato dal popolo inferocito sulla soglia del duomo nel 1170. I capi della rivolta anti-vescovile furono i locali signori feudali e gli esponenti della nascente borghesia comunale.

Nel 1208 venne iniziata la costruzione del Palazzo dei Priori, il simbolo e la sede del potere comunale.
Il comune di Volterra era circondato da potenti vicini come Firenze, Siena e Pisa in piena espansione territoriale, ma grazie a una saggia politica di buone relazioni seppe garantirsi l'indipendenza.
La definitiva sottomissione di Volterra avvenne nel 1472. Due anni prima erano state scoperte delle miniere di allume il cui sfruttamento aveva riacceso le faide familiari tra i nobili volterrani. Lorenzo il Magnifico ne approfittò e si schierò dalla parte della famiglia Inghirami anche se in realtà era Firenze e lui stesso a volere il controllo delle miniere.
Per riportare ordine in città venne inviato un esercito composto da 7000 uomini con a capo Federico da Montefeltro; i soldati misero a ferro e fuoco Volterra, la saccheggiarono orrendamente e inoltre buttarono giù quasi tutte le case-torri.
Per controllare definitivamente la città venne ampliata la fortezza dove venne edificata anche la torre detta il Mastio, simbolo della potenza fiorentina.

Il Seicento e il Settecento furono secoli in cui la città subì una grossa flessione demografica causata dalla crisi economica che colpì la Toscana del tempo e accelerata dalle epidemie di peste del 1630 e del 1656 ma anche dalla disastrosa siccità del 1732.
In questo periodo di grande crisi è da segnalare la presenza in città del pittore Salvator Rosa, che ospite delle famiglia Maffei dal 1654 al 1657, lasciò qui alcuni suoi lavori. Una ripresa si ebbe dopo il passaggio del Granducato ai Lorena.
Nel XVIII secolo la lavorazione dell'alabastro trovò nuovi sbocchi commerciali e l'economia cittadina ne beneficiò.
Nel 1796 la città venne occupata dalle truppe francesi ma nel 1802 le truppe fedeli al Granduca condotte da Inghiramo e Curzio Inghirami cacciarono i francesi. Ma durò poco, infatti dopo l'annessione del Granducato alla Francia, Volterra divenne una sottoprefettura napoleonica.
Questo stato di fatto durò dal 1808 al 1814 e in questo periodo numerose opere d'arte vennero rubate dalla città. Il ritorno al potere dei Lorena, nel 1814, coincise con un momento di ripresa economica e di crescita demografica.
Negli anni seguenti si ebbe l'industrializzazione della produzione del sale e il grande sviluppo della manifattura legata alla lavorazione dell'alabastro.

Il Duomo di Volterra in stile romanico, fu innalzato a più riprese tra il XII ed il XIII secolo e di fronte sorge il Battistero di San Giovanni, edificato nella seconda metà del Duecento.
Il teatro romano venne riportato in luce negli anni cinquanta da scavi archeologici condotti nella località di Vallebuona.
Il monumento si data alla fine del I secolo a.C. e la sua costruzione venne finanziata dalla ricca famiglia volterrana dei Caecina. Il teatro era parzialmente scavato nel pendio naturale di un'elevazione, in analogia ai teatri greci.
Alla fine del III secolo il teatro venne abbandonato e in prossimità dell'edificio scenico venne installato un impianto termale.
In epoca medioevale, le mura cittadine inglobarono il muro di chiusura della parte più alta delle gradinate (summa cavea).


«Città di vento e di macigno», scrive di Volterra Gabriele d’Annunzio; città «dura, ferrigna, aperta al sole e ai venti come una tragedia antica», la descrive il critico Cesare Brandi.
Si vede da lontano Volterra, lassù in alto, in una parte della Toscana con pochi alberi e valli aperte come un libro. Si erge sulla rupe, Volterra: con un sol colpo d’occhio si ammirano le grandiose erosioni delle Balze, segno drammaticamente tangibile dell’inarrestabile erosione della roccia che sorregge la città.
Dominava già le alture della Valdera e della val di Cecina, l’antica Velathri, capoluogo di una delle dodici lucumonie del territorio etrusco, e già nel V secolo a.C. era cinta da mura. Imprescindibile una visita al suo museo etrusco Guarnacci, tra i più ricchi d’Italia.
Il sottosuolo della città è ricco di salgemma e gesso. Il gesso è presente in forme diverse e una di queste è l’alabastro, vera risorsa della città e dei suoi artigiani. Entrando nella casa-torre Minucci, oggi eco-museo dell’alabastro, ne scopriamo ogni segreto.
Raccolto dentro le mura, infine, il centro storico: le belle piazze e le strade in pendenza, le case-torri, uniscono la suggestione medievale a quella remota degli antichi fondatori, attirando da secoli scrittori, poeti e registi che, ispirati dall’eccezionalità del borgo, lontano dagli stereotipi toscani, lo inseriscono nelle loro opere. La fortezza, simbolo e strumento del potere fiorentino, svetta sul punto più elevato della città.

Scopri gli altri borghi sulla guida Toscana - Borghi da Amare

Borgo di Volterra
Comune di Volterra
 
Provincia di Pisa
Regione Toscana

Abitanti: 10.519
Altitudine centro: 531 m s.l.m.

il Comune fa parte di:
Città del tartufo

Riconoscimenti
Bandiera Arancione - Touring Club Italiano

Aree naturali protette:
Riserva naturale Provinciale Foresta di Berignone
Riserva naturale Provinciale Montenero

Il Comune
Piazza dei Priori 1 - Tel. +39 0588 86050

IN AUTO

  • Da Nord: Percorrere l'autostrada A1, uscire a Firenze Certosa, imboccare la superstrada per Siena e uscire a Colle Val D'Elsa-Poggibonsi, proseguire sulla SS 68 fino a Volterra.
  • Da Sud: Percorrere l'autostrada A1, direzione Firenze, uscire a Siena, imboccare la SS 326 verso Siena, nelle vicinanze di Siena prendere la superstrada verso Firenze, uscire a Colle Val D'Elsa-Staggia, proseguire sulla SS 68 fino a Volterra.
  • Da La Spezia: Percorrere l'autostrada A12 per Livorno, uscire a Pisa, imboccare la superstrada per Firenze e uscire a Ponsacco-Pontedera, proseguire sulla SS 439 fino a Volterra.

IN TRENO

  • Stazione di Saline di Volterra

IN AEREO

  • Aeroporto di Pisa 
  • Aeroporto di Firenze

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