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Palazzolo Acreide


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Incastonata nello splendido scenario dei monti Iblei, il borgo pittoresco di Palazzolo Acreide si mostra come uno scrigno di tesori da scoprire che si caratterizza per la singolarità della sua struttura urbana, ricca di testimonianze di epoche diverse. Inserito nella lista dei Patrimoni Mondiali dell’Umanità UNESCO, Palazzolo è meta ideale per gite fuori porta o per chi desidera visitare un luogo sospeso nel tempo, lontano dal turismo di massa.
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Palazzolo Acreide  | Lello Fargione
Palazzolo Acreide
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Palazzolo Acreide  | Gianni62/shutterstock
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Palazzolo Acreide  | cristina pietraperzia/shutterstock
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Palazzolo Acreide  | Lello Fargione
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Palazzolo Acreide  | Gianni62/shutterstock
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Palazzolo Acreide  | Lello Fargione
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Palazzolo Acreide  | Giambattista Lazazzera
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Dimore troglodite nel parco archeologico di Akrai  | ollirg/shutterstock
Dimore troglodite nel parco archeologico di Akrai
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Palazzolo Acreide  | luigi nifosi
Palazzolo Acreide
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Palazzolo Acreide  | Angelo Giampiccolo
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Angelo Giampiccolo
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Palazzolo Acreide  | Marco Crupi
Palazzolo Acreide
Marco Crupi
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Eventi

lunedì
29
giugno, 2020

Festa Patronale di San Paolo

Sul borgo

Nel 664 a.C., sulla collina detta Acremonte, che separa le valli dell’Anapo e del Tellaro, i Siracusani fondarono Akrai. Tale luogo prima ancora di essere apprezzato dai siracusani fu scelto dai Siculi, che vi innalzarono un proprio villaggio intorno al XII sec. Numerose furono le dominazioni che si avvicendarono nel corso dei secoli: greca, romana, bizantina, araba, normanna. Da qui le varie denominazioni date alla città in epoche diverse: Akrai, Balansùl, Placeolum o Palatioli, ed infine Palazzolo a cui, nel 1862, fu aggiunto il patronimico di Acreide.

Le prime notizie storiche della Palazzolo Acreide attuale si hanno a partire dal XII secolo. Il centro medievale sorse vicino all'antica Acre, su un piccolo sperone roccioso sottostante, in posizione strategica di controllo sul territorio e sulle vie di comunicazione, là dove sorgeva un "palatium" imperiale, che ha determinato il nome del nuovo abitato: "Palatiolum". Qui venne edificato un castello ad opera dei normanni. Dal 1104 si avvicendarono a Palazzolo diverse baronie: da Guilfredo figlio del conte Ruggero ad Artale d'Alagona, per finire ai principi Ruffo di Calabria. Nel XIII-XIV secolo l'incremento demografico determinò l'espansione dell'abitato nell'area circostante. Distrutta dal terremoto del 1693, la città fu ricostruita in parte sulle strutture originarie del quartiere medievale ed in  parte attorno all'attuale corso principale. Nel XVII secolo i palazzolesi si ribellarono alla feudalità finchè nel 1812 Palazzolo fu riconosciuto come paese demaniale. I monti Iblei e la Valle dell’Anapo sono naturale e suggestiva cornice al territorio di Palazzolo Acreide.

La valle, solcata dal fiume omonimo, ricca di una vegetazione a macchie arbustive e platani orientali, custodisce la riserva naturale e la necropoli di Pantalica. Meritano di essere menzionate anche le cave di Cardinale e il bosco di Bauly, interessanti per flora e fauna. Il barocco, il clima, le tradizioni popolari, la gastronomia, la cordialità e l’ospitalità della gente fanno di questa cittadina, una metà da non mancare. Palazzolo è un borgo non solo da visitare, ma da vivere per la storia e il fascino, per le tante bellezze da amare, per le sue chiese, per i suoi palazzi nobiliari ed i suoi suggestivi quartieri.

La chiesa di San Michele fu costruita fra il XV ed il XVI e riedificata dopo il terremoto del 1693, la facciata si eleva su una gradinata e si sviluppa su due ordini. Spicca a sinistra la torre campanaria esagonale racchiusa da una cupola. L’interno è suddiviso in tre navate con colonne di pietra bianca a fusto liscio sormontate da capitelli corinzi.

La chiesa di Sant’Antonio Abate fu costruita nel 1634, distrutta dal terremoto del 1693 è stata riedificata nel ‘700, ma non è mai stata completata. La facciata è incompleta: manca il secondo campanile, mentre nell’interno è stata costruita solo la navata centrale e una parte della navata destra. Si possono ammirare diverse belle tele negli altari.

La chiesa dell’Immacolata, dall’elegante facciata barocca convessa, unica nel suo genere a Palazzolo, custodisce una statua in marmo bianco di Carrara della Madonna col Bambino, capolavoro rinascimentale realizzato tra il 1471 e il 1472 dallo scultore Dalmata Francesco Laurana.

La chiesa di S. Francesco è l’antica chiesa dei Cappuccini. Riedificata dopo il terremoto del 1693, è stata riaperta al culto nel 1984. Nel suo interno, ad unica navata, è custodito un altare ligneo con le statue di Santi Cappuccini e la statua di S. Francesco.

La costruzione della chiesa del Convento ebbe inizio nel 1870, il complesso sostituì l’antico convento soppresso nel 1866. La chiesa è ad un'unica navata, in sacrestia è custodito un pregevole armadio settecentesco in noce con intarsi in cipresso che si trovava nel vecchio convento. La chiesa custodisce anche il manoscritto “La Selva di notizie storiche” di Padre Giacinto Farina.

La chiesa di Maria SS. Del Soccorso è priva di opere e decori, ma ha un fascino austero. Ricostruita dopo il terremoto del 1693, recentemente riaperta al culto. Della struttura originaria, rimangono una preziosa acquasantiera in marmo e il pavimento in pietra lastricata.

Il Palazzo Lombardo Cafici si trova lungo via Garibaldi, risale al XVIII sec. e vanta la più lunga balconata barocca del mondo. I mensoloni raffigurano mascheroni antropomorfi con vivaci espressioni grottesche.

Il Museo dei Viaggiatori in Sicilia raccoglie presso Palazzo Vaccaro le incisioni originali, riguardanti l’area iblea, dei più importanti Voyage Pittoresque del ‘700, mappe antiche della Sicilia e una preziosa raccolta di libri antichi legati al tema del viaggio fra cui la rarissima prima edizione del De rebus Siculis del Fazello. Il Palazzo Rizzarelli Spadaro è sede del Museo delle Tradizioni Nobiliari.

Sul vasto Piazzale Marconi si trova la Villa Comunale, voluta e realizzata dai baroni Judica e Messina, la sua costruzione iniziò nel 1880. Inserito tra i giardini storici d’Italia dal Ministero per i Beni Culturali, ha un’estensione di 30.000 mq. Ed è un vero e proprio giardino botanico per la varietà di alberi ed essenze floreali. E’ caratterizzata da quattro spaziosi lunghi viali costeggiati da secolari alberi ornamentali, di cui alcuni assai rari.

Il Castello Medievale esisteva già nell’827, anno della conquista musulmana, abbandonato dopo il terremoto del 1693, restano solo alcune rovine: parte del fossato, il basamento delle torri, alcuni locali ipogei, le cisterne e nel baglio piccolo parte della merlatura intagliata nella viva roccia. Dal sito, si gode una veduta sulla valle dell’Anapo di impareggiabile bellezza.

Il quartiere “i scaliddi” è così denominato perché una serie di scalinate, diramatesi in diverse direzioni per poi ricongiungersi, mette in comunicazione i quartieri di “San Paolo” e dello “Spirito Santo”, che si trovano nella parte “bassa” della città, con quelli di “San Michele”, dell’ “Orologio” e di “San Sebastiano” che si trovano nella parte “alta” della città. Le scalinate, alcune molto suggestive, si affacciano sulla splendida valle dell’Anapo, da qui si può godere un vasto panorama che si estende fino all’Etna. Questo quartiere è uno dei più antichi ed attualmente è valorizzato solo in occasione del “Presepe Vivente”, nel mese di Dicembre.


  • Salsiccia Palazzolese. La salsiccia Palazzolese è un insaccato di carne suina, tipica del nostro territorio. Viene prodotta solitamente riempiendo un budello naturale di suino insieme a spezie, sale e peperoncino; con un misto di parti magre (ad esempio spalla) tagliate a dadini (o tritate). All'impasto così ottenuto viene aggiunto solitamente vino (prevalentemente rosso). Può essere consumata fresca (previa cottura) o secca (quindi stagionata).
  • “Cavatieddi” (Cavati). E’ una pasta tradizionale palazzolese, lavorata a mano e ricavata con un impasto di farina,acqua e un pizzico di sale, hanno una forma allungata con una incavatura all'interno. Vengono gustati e serviti con ragù, o più tipicamente con sugo di carne di maiale e rappresentano il piatto regionale per eccellenza.
  • Ravioli di ricotta. A Palazzolo la preparazione si fa a mano, ad esempio con l’aiuto di un bicchiere che permette di ottenere una forma circolare, riempita in seguito da una cucchiaiata di ricotta condita con prezzemolo, pepe nero, noce moscata, parmigiano e uova. Vengono conditi con sugo di pomodoro fresco o sugo di carne di maiale.
  • Caponata. Si tratta di un insieme di ortaggi fritti (per lo più melanzane), conditi con sugo di pomodoro, sedano, cipolla, olive verdi o nere, capperi, carote, aglio e peperoncino in salsa agrodolce. La caponata palazzolese è generalmente utilizzata come contorno o antipasto. L'etimologia deriverebbe dal "capone", nome con il quale in alcune zone della Sicilia viene chiamata la 'lampuga', un pesce dalla carne pregiata. Il popolo, non potendo permettersi il costoso pesce, lo sostituì con le economiche melanzane.
  • Gelatina di maiale. Ottenuta dai residui della lavorazione del maiale, viene preparata utilizzando le parti povere del maiale, come la cotenna, zampe, testa, coda, lingua ed orecchie. La carne viene fatta lessare per alcune ore in acqua salata con foglie di alloro. Al brodo viene quindi aggiunto limone e aceto e fatto bollire ancora per mezz'ora. Si aggiungono quindi le spezie, come pepe, peperoncino; la gelatina ottenuta si consuma fredda e può essere conservata per alcuni giorni.
  • Maialino nero. Il maialino nero è una razza autoctona dei territori siciliani. La razza si presenta di taglia piccola e si caratterizza per la pelliccia di colore nero; di origine selvatica, viene allevato allo stato brado e lasciato libero di vagare per i boschi, cibandosi dei frutti della natura. Generalmente il maialino nero viene cotto al forno o alla brace e può essere utilizzato anche per la preparazione del tipico salame.
  • Tartufo nero. Il tartufo nero si presenta rugoso all'aspetto, scuro e con piccole verruche, con venature chiare e sottili, di dimensioni variabili tra quella di una noce a quella di un pompelmo, ed emana, come del resto le altre varietà della famiglia, un intenso profumo caratteristico. Si tratta di uno dei prodotti agroalimentari tradizionali che troviamo nelle vicinanze del bosco di bauly, a 5 km da Palazzolo. Viene gustato nelle carni, nella pasta e nella pizza.
  • Ricotta Calda. La ricotta è un prodotto caseario, precisamente un latticinio, ma non si può definire formaggio perché non viene ottenuta attraverso la coagulazione della caseina, ma dalle proteine del siero di latte, cioè della parte liquida del latte che si separa dalla cagliata. La ricotta è anche l'elemento base di molte ricette palazzolesi come i cannoli, i ravioli, le lumere e la cassata siciliana (rigorosamente ricotta di pecora). Gli ingredienti per produrre la ricotta sono il siero ed il sale.
  • Ricotta Salata. La ricotta salata è una varietà di ricotta prodotta ed apprezzata in particolare nell'Italia meridionale. Si differenzia dalla ricotta fresca per essere più "secca" e per un sapore ed una consistenza più marcati. Si produce lasciando floculare le proteine e le albumine presenti nel siero di latte. La salatura avviene quasi esclusivamente a mano con del sale marino grosso. La ricotta secca in commercio è prodotta soprattutto con siero di latte di pecora e viene utilizzata come prodotto da tavola da grattugiare.
  • Parmigiana di melanzane. Il termine parmigiana deriverebbe dalla parola siciliana parmiciana. Generalmente viene preparata con melanzane, caciocavallo, prosciutto cotto, passata di pomodoro, uova sode, foglie di basilico, parmigiano grattugiato, olio extravergine d’oliva, sale e peperoncino.
  • Costata di maiale. La costata di maiale è un tipo di bistecca tipica palazzolese, solitamente cotta sulla griglia, la cui carne proviene dal taglio del costato del suino. La cottura della carne avviene solitamente tramite fiamma viva sulla griglia, ma può essere cotta anche su piastre preriscaldate. Tipica del nostro paese è anche la costata ripiena.
  • Polpette di patate. La polpetta di patate è una pietanza solitamente a base di patate, uova, prezzemolo, pangrattato e parmigiano. Una volta preparato l'impasto, si prendono via via tante piccole porzioni le quali vengono schiacciate e lavorate a mano, fino al raggiungimento della caratteristica forma rotondeggiante. Si cuociono fritte in abbondante olio e generalmente vengono servite a tavola come seconda portata.
  • Arancino. Si tratta di una palla di riso fritta, farcita con ragù, mozzarella e piselli. Il nome deriva dalla forma e dal colore tipici, che ricordano un'arancia. Nella parte orientale dell'isola gli arancini possono anche avere una forma conica. Esistono infatti ricette dell'arancino che prevedono, oltre ovviamente al riso, l'utilizzo di funghi, salsiccia, gorgonzola, salmone, pollo, pesce spada, frutti di mare, pesto, nonché del nero di seppia.
  • Canestrato dei Nebrodi. Il Canestrato siciliano viene chiamato anche Canistratu, Picurinu o Tumazzu. Il Canestrato deriva il suo nome dai canestri di giunco entro cui lo si fa stagionare per un periodo più o meno lungo. Per la sua produzione viene usato latte intero vaccino, ovino o misto. La cagliata viene messa nei “fasceddi”e pressata a mano, dopo viene sottoposta a salatura a secco o in salamoia. Ha gusto fresco e piacevole.
  • Cannolo Siciliano. Si compone di una cialda di pasta ed un ripieno a base di ricotta di pecora setacciata e zuccherata. Per la scorza, si formano piccoli dischi di pasta (fatta di farina di grano tenero, vino, zucchero e strutto) che vengono arrotolati su piccoli tubi di metallo e poi fritti. Si trovano anche altri ripieni, come la crema pasticcera o la crema di cioccolato. Il cannolo farcito viene poi spolverato di zucchero a velo.
  • Cassata Siciliana. Torta tradizionale a base di ricotta zuccherata di pecora, pan di Spagna, pasta reale, frutta candita e glassa di zucchero. Esistono innumerevoli varianti locali, specialmente l'aspetto esteriore può variare da una scarna decorazione di glassa e un po' di scorza d'arancia candita fino a una con perline colorate e una mezza dozzina di frutti canditi diversi. Ci possono essere ingredienti aggiuntivi, come pistacchio, pinoli, cioccolato, cannella, maraschino o acqua di zagara.
  • “Pignuccata” siciliana (Pignolata al miele). È molto simile agli struffoli, da cui differisce per la forma a pigna e perché è fritta nello strutto, presente anche nell'impasto. Tradizionalmente viene usata in occasione delle feste di Carnevale. Il dolce è fatto da pallini di pasta fritti e coperti di miele. Di recente si usa aggiungere zucchero colorato per decorare il dolce.
  • “Giuggiulena”. Tipico dolce natalizio il cui ingrediente principale è il sesamo, che in siciliano è indicato con il termine giuggiulena. La ricetta si basa sulla composizione di semi di sesamo versati nel miele e fissati dalla caramellizzazione degli zuccheri (in una versione arricchita si aggiungono anche mandorle e scorzette di arancia candite), a modo di torroncino. Richiede una preparazione molto lunga, con un riposo di ventiquattr'ore.
  • “Lumere o Cassateddi di ricotta” (Cassatelle). A differenza della Cassata, le Cassatelle si preparano con pasta fresca stesa di circa dieci centimetri di diametro e ricotta zuccherata. Si cucinano al forno e si possono mangiare calde. Nella tradizione siciliana le cassatelle si preparano per Pasqua e per questo vengono chiamate Cassatelle di Pasqua.
  • Frutta Martorana. La sua preparazione ed il suo confezionamento prevede, nella forma e nell'aspetto alla fine del processo di preparazione, la perfetta imitazione o riproduzione di frutti e talvolta ortaggi o pesci. Internamente è simile al marzapane ma notevolmente più dolce e saporito. La base della sua ricetta è esclusivamente la farina di mandorle e lo zucchero.
  • Biscotti di mandorla. La pasta di mandorle costituisce uno dei dolci più rappresentativi della Sicilia orientale, dove i maestri pasticcieri lavorano la mandorla in maniera artigianale. I Biscotti di mandorle vanno preparati mescolando zucchero a velo e uovo fino ad ottenere un composto uniforme. A parte si mescolano invece mandorle, limone, vaniglia e cannella, per andare così a creare i biscotti che poi andranno infornati.
  • Chiacchiere. Tipici dolci di carnevale, hanno la forma di una striscia, talvolta manipolata a formare un nodo (in alcune zone prendono infatti il nome di fiocchetti). Sono fatte con un impasto di farina che viene fritto o cotto al forno e successivamente spolverato di zucchero a velo.
  • Pan di Spagna. L'impasto del pan di Spagna viene preparato a freddo mischiando in una terrina poca farina o fecola di patate, zucchero, tuorli d'uovo e bianchi d'uovo montati a neve fermissima. La preparazione del Pan di Spagna risulta essere semplice anche se non troppo veloce poiché richiede un tempo di circa 60 minuti. Il Pan di Spagna è una ricetta molto usata in cucina per la preparazione di ottimi dolci, soprattutto torte come la Cassata Siciliana.
  • Marmellata di Mele Cotogne.
  • Mostarda. La sua particolarità è nei sui ingredienti: mosto di vino e cenere. A questi caratteristici ingredienti si aggiungono amido o farina, zucchero, mandorle tostate e/o gherigli di noce e alcune scorzette d’arancia essiccate e sminuzzate.

Borgo di Palazzolo Acreide
Comune di Palazzolo Acreide

Provincia di Siracusa
Regione Sicilia

Abitanti: 8.808
Altitudine centro: 670 m s.l.m.

Sito Unesco:
Le città tardo barocche della Val di Noto

il Comune fa parte di:
I Borghi più belli d'Italia
Distretto culturale del sud-est siciliano
Strada del Vino del Val di Noto
Città e siti patrimonio mondiale Unesco

Il Comune
Piazza Del Popolo Palazzo 1 - tel: 0931871111

IN AUTO

  • Da Siracusa: percorrere la provinciale 14 “Maremonti” verso Canicattini Bagni.
  • Da Ragusa: percorrere la Statale “194” fino a Giarratana e proseguire poi per la provinciale 23.

IN AEREO

  • Aeroporti di Catania

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Nuova Dolceria
Le specialità sono la ricotta candita, la pralina all’olio evo, il panettone degli Iblei.
Via Necropoli Grotticelle, 25, Siracusa (Siracusa)
33.10 Chilometri da Palazzolo Acreide

Palazzolo Acreide è sul numero 11 della nostra rivista digitale e-borghi travel.
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