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Cenone di Capodanno: i piatti della tradizione e la lenticchia portafortuna

Dal cenone di Capodanno agli immancabili piatti della tradizione: antipasti, primi, secondi e lenticchie portafortuna. Focus sulla lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, Presìdio Slow Food.

By redazione Aggiornato: 2 Maggio 2026 3 min di lettura

Il cenone di Capodanno è molto più di una semplice cena: è un rito collettivo che unisce tradizione, convivialità e buon auspicio. Sedersi a tavola la sera del 31 dicembre significa salutare l’anno che se ne va e accogliere quello nuovo attraverso piatti simbolici, ricchi di storia e significati. Dalla lentezza delle preparazioni alle ricette tramandate di generazione in generazione, il menù del cenone racconta l’Italia e le sue eccellenze.

Antipasti della festa: tra mare e tradizione

Ad aprire il cenone sono spesso gli antipasti, abbondanti e variegati. Nelle regioni costiere dominano i sapori del mare: insalate di mare, carpacci di pesce, alici marinate e polpo con patate. Nell’entroterra, invece, trovano spazio salumi artigianali, formaggi stagionati, crostini e preparazioni più rustiche. L’antipasto ha il compito di “scaldare” la tavola e predisporre gli ospiti a una lunga serata di convivialità.

I primi piatti: comfort food delle grandi occasioni

Il primo piatto del cenone è spesso una portata importante, pensata per stupire e appagare. Paste ripiene come tortellini, cappelletti o lasagne al forno sono grandi protagoniste, soprattutto al Nord e al Centro Italia. Al Sud non mancano risotti, paste al forno e timballi ricchi e scenografici. Sono piatti che richiedono tempo e cura, perfetti per una notte speciale come quella di San Silvestro.

Secondi e contorni: abbondanza e convivialità

A seguire arrivano i secondi, che variano molto in base alla tradizione familiare e territoriale. Pesce al forno, fritture miste o arrosti importanti convivono sulle tavole italiane, accompagnati da contorni di stagione: verdure gratinate, insalate rinforzate, patate al forno. L’idea è quella dell’abbondanza, simbolo di prosperità per l’anno che verrà.

Lenticchie: simbolo di fortuna, immancabili a Capodanno

Non esiste cenone di Capodanno senza cotechino e lenticchie. Piccole e tonde, le lenticchie ricordano le monete e da sempre sono considerate simbolo di ricchezza e prosperità. Tradizionalmente servite a mezzanotte, spesso in abbinamento al cotechino o allo zampone, rappresentano un augurio concreto per il nuovo anno.

Tra le eccellenze italiane spicca la lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, coltivata nel cuore dell’Abruzzo, sull’altopiano del Gran Sasso. Piccolissime nelle dimensioni ma straordinarie nel sapore, le lenticchie sono un’eccellenza assoluta della tradizione italiana. Di forma globosa e dal caratteristico colore scuro, marrone-violaceo, crescono oltre i mille metri di altitudine sulle pendici del Gran Sasso, in un ambiente incontaminato all’interno del Parco Nazionale.

Questa non è una lenticchia qualsiasi, ma un biotipo antico, selezionatosi nei secoli in un territorio difficile e rigoroso. Le coltivazioni sono documentate già alla fine del X secolo e ancora oggi seguono ritmi lenti e tradizionali. La raccolta, spesso manuale e faticosa, avviene come un tempo, rispettando i tempi della natura. Proprio per questo le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio, tutelate come Presìdio Slow Food, rappresentano non solo un simbolo di fortuna a Capodanno, ma anche un esempio virtuoso di agricoltura sostenibile e di profondo legame con la storia e il territorio.

Dolci e brindisi: salutare l’anno nuovo

A chiudere il cenone arrivano i dolci, tra tradizione e immancabili classici. Panettone, pandoro, torroni e frutta secca riempiono la tavola, accompagnati da creme, cioccolato e dessert fatti in casa. Allo scoccare della mezzanotte, il brindisi con spumante o champagne suggella il momento, tra abbracci, auguri e nuovi propositi.

Il cenone di Capodanno è un viaggio nella tradizione gastronomica italiana, fatto di piatti simbolici, ingredienti di qualità e gesti carichi di significato. Dalle portate più elaborate alla semplicità delle lenticchie, ogni preparazione racconta un desiderio di abbondanza, fortuna e condivisione. E se a tavola arriva anche una lenticchia di Santo Stefano di Sessanio, il nuovo anno inizia con un augurio in più: quello di un futuro buono, giusto e profondamente legato alle nostre radici.

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