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Torre Vado

Cosa vedere a Morciano di Leuca, Lecce, Puglia, Salento


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Il toponimo “Vado” potrebbe derivare da vadum, passaggio. Nel territorio tra Morciano di Leuca e Torre Vado sono ancora visibili resti di antichi tratturi. Si tratta di percorsi viari - dalle millenarie origini - che dal paese, scendendo dolcemente dalle Murge, si snodavano verso la sua Marina. I tratturi avevano una larghezza piuttosto ridotta (spesso inferiore al metro), essendo predisposti solo al passaggio pedonale ed erano delimitati dai caratteristici muretti a secco. Molti di questi percorsi si rinvengono sovente interrotti da muri che ne impediscono il passaggio. La causa di questa interruzione è la fine dell’utilizzo dei tratturi e il frazionamento delle proprietà terriere nel corso del tempo. La loro funzione principale era quella di collegamento tra Morciano di Leuca e il suo mare; inoltre permettevano ai contadini di accedere ai loro impervi, piccoli e pietrosi appezzamenti di terreno. Secondo la tradizione orale i pastori portavano - attraverso questi percorsi viari - il loro gregge verso il mare per la pulizia.

Alla base dei muri di recinzione della cisura si apre lu quataru, il varco, con la funzione pratica di ostacolare l’ingresso alle greggi che con il loro brucare mettono “a soqquadro campi interi, cimette viventi di alberi, cui è affidata la vita stessa degli alberi”. Gli ovili (jazzi, ncurtaturi) erano cinti da alti muretti a secco, spesso aggettanti all’esterno (muri paralupi), come una prua di nave, muniti di un’apertura finalizzata al passaggio degli animali (lu vadu), che consentiva di contare le bestie al ritorno dai pascoli. L’ovile veniva realizzato laddove vi erano dei banchi di roccia inclinati, che permettevano agli ovini di sdraiarsi e di rimanere asciutti perché le deiezioni, colando, si depositavano fra le fessure del calcare. Al suo interno venivano collocate, ai margini delle pareti, delle mangiatoie di pietra calcarea, si scavavano delle fosse nella roccia da utilizzare come abbeveratoi. In alcuni casi i ripari per gli animali avevano la copertura con tettoie di frasche sormontate da laterizi di terracotta: si tratta delle suppinne o mbracchi. Quest’ultima tipologia di struttura rurale ha dato origine al toponimo Bracchio, località posta sulla parte più alta della Serra di Torre Vado, a cavallo tra i comuni di Salve e Morciano.

Adagiata ai piedi di una serra salentina, Torre Vado è una delle mete predilette del turismo balneare del Capo di Leuca. La località prende il nome da una torre costiera eretta nella seconda metà del XVI secolo, per volontà degli spagnoli, a difesa del litorale e dell’entroterra dalle scorrerie dei turchi. Silente sentinella di un’insenatura che ospita un porticciolo turistico, il suo profilo merlato si riflette nel blu cobalto del mar Ionio. A poche decine di metri un’accogliente spiaggia libera, perla di candida sabbia, concede la possibilità di un bagno rigenerante a ridosso del nucleo più antico della Marina.

Torre Vado si presenta come luogo ospitale e familiare con una variegata offerta turistica: impianti sportivi, un lungomare dove è possibile passeggiare in assoluto relax, un’ampia area pedonale teatro dei mercati settimanali e delle manifestazioni per adulti e bambini che si susseguono numerose nel corso della stagione estiva.

Non si può fare a meno di un’inebriante sosta nelle fresche “Sorgenti”, la principale attrattiva della Marina. Si tratta di sgorghi naturali di acqua dolce usati, nel passato, per dissetarsi e per detergere i tessuti in lino dalle impurità dovute alla lavorazione.

Il mare antistante - habitat naturale di saraghi, scorfani, cefali e spigole - permette agli appassionati di effettuare ricche battute di pesca. Le limpide acque di Torre Vado danno accoglienza a diverse specie di uccelli acquatici e, di tanto in tanto, è possibile osservare anche degli stupendi esemplari di cigno, che scelgono la quiete di questi luoghi nel loro lungo peregrinare invernale.   

Una vasta distesa di natura incontaminata, che ricopre la collina dolcemente digradante verso il mare, custodisce gelosamente una miriade di antiche costruzioni (le pajare) e dedali di muretti in pietra a secco, che rendono unico un paesaggio dominato dal grigio chiaro della roccia calcarea. 

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