La Chiesa di Santa Maria del Gamio a Saracena è uno degli edifici religiosi più antichi e affascinanti del territorio, con origini che risalgono all’epoca bizantina, probabilmente tra il X e l’XI secolo. Il nome “Gamio”, dal greco gámoi (nozze), richiama tradizionalmente l’episodio evangelico delle nozze di Cana. Documenti antichi attestano che il rito bizantino rimase in uso fino al 1568, anno in cui la chiesa fu consacrata al rito latino.
L’accesso avviene attraverso un cancello in ferro realizzato nella seconda metà dell’Ottocento, oltre il quale si aprono due ingressi: quello più antico, costruito all’inizio del Seicento da Giovanni La Bollita di Altomonte e decorato con stucchi da Pascale Morello nel 1757-58, e un secondo portale realizzato nel 1872 in seguito all’ampliamento dell’edificio.
L’interno, a tre navate, è ricco di opere d’arte. La navata centrale è coperta da un imponente soffitto ligneo a cassettoni, intagliato e dorato, realizzato tra il 1619 e il 1628 dagli artigiani Jacono Lanfusa e Vincenzo de Untiis. L’unica cappella è dedicata a Sant’Innocenzo Martire, protettore della parrocchia: la sua statua, acquistata a Napoli nel 1831, è collocata su un altare marmoreo realizzato nel 1772 dall’artista napoletano Marino Palmieri.
Nella sacrestia si conserva un pregevole polittico su tavola della metà del Cinquecento, con raffigurazioni tra cui spiccano San Biagio e San Francesco di Paola. Alla base dell’opera sono presenti gli stemmi della famiglia Sanseverino, antichi signori di Saracena, e della città. Di rilievo è anche il pancone ligneo sottostante, databile alla metà del XVII secolo e realizzato da artigiani locali.
Accanto alla sacrestia si trova infine il Museo di Arte Sacra, che completa il valore storico e culturale di questo complesso, testimone della lunga tradizione religiosa e artistica della comunità.
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