Il Forte Campo, conosciuto anche come Forte Luserna, è una delle più imponenti fortificazioni austroungariche della Prima Guerra Mondiale e domina l’altura di Cima Campo a 1549 metri di quota, nel territorio di Luserna. Situato in posizione strategica tra la Val d’Astico e la Val Torra, il forte rappresentava uno dei cardini difensivi del sistema fortificato costruito dall’Impero Austro-Ungarico sugli altipiani trentini.
La fortezza venne costruita tra il 1908 e il 1912 per controllare il settore del Passo Vezzena e impedire eventuali sfondamenti italiani lungo il confine meridionale del Tirolo. Per la sua imponenza e la straordinaria potenza di fuoco, i soldati italiani lo soprannominarono “Il Padreterno”.
Il complesso era costituito da un’enorme opera principale parzialmente scavata nella roccia, affiancata dagli avamposti corazzati di Viaz e Oberwiesen, collegati tra loro da lunghe gallerie sotterranee e camminamenti protetti. La struttura, costruita in cemento armato con coperture anti-sfondamento spesse oltre tre metri, era considerata uno dei più avanzati esempi di ingegneria militare dell’epoca.
Il forte disponeva di una guarnigione di oltre duecento uomini, alloggi per ufficiali, centrale elettrica autonoma, depositi d’acqua e carburante e sofisticati sistemi di comunicazione con le altre fortificazioni austroungariche degli altipiani, tra cui Forte Verle e Forte Belvedere-Gschwent.
L’armamento comprendeva quattro obici in cupola corazzata da 10 cm, cannoni a tiro rapido e ben diciannove postazioni di mitragliatrici distribuite tra il corpo principale e gli avamposti. Per difendere la fortezza dagli assalti di fanteria vennero inoltre realizzati profondi fossati e vaste linee di reticolati.
Il Forte Luserna fu protagonista di una delle vicende più drammatiche della guerra sugli altipiani. Nei primi giorni del conflitto, tra il 25 e il 28 maggio 1915, venne sottoposto a un violentissimo bombardamento italiano con oltre 5000 proiettili. Le artiglierie provenienti da Forte Verena, Campolongo e altre postazioni italiane riuscirono a distruggere parte delle torri corazzate e a mettere in grave difficoltà la guarnigione.
Sfinito dai bombardamenti continui, dal fumo e dall’impossibilità di comunicare con l’esterno, il comandante Emanuel Nebesar ordinò momentaneamente di issare la bandiera bianca. La resa venne però evitata grazie all’intervento delle vicine fortezze austroungariche, che aprirono il fuoco per impedire l’avanzata italiana, mentre alcuni soldati riuscirono a raggiungere il forte e a rimuovere la bandiera della resa.
Nonostante i gravissimi danni, la fortezza venne rapidamente rimessa in funzione e continuò a combattere nei mesi successivi. Nel corso della guerra il forte fu colpito da migliaia di proiettili di grosso calibro, diventando uno dei simboli della resistenza austroungarica sugli altipiani.
Dopo il conflitto la struttura passò allo Stato italiano e negli anni Trenta subì pesanti demolizioni per il recupero dei metalli destinati all’industria siderurgica. Molte parti della fortezza vennero fatte brillare con la dinamite, causando danni irreparabili.
Negli ultimi decenni, grazie agli interventi del Comune di Luserna e della Provincia Autonoma di Trento, il forte è stato progressivamente recuperato e valorizzato. Oggi sono visitabili trincee, gallerie sotterranee, avamposti e numerosi ambienti interni che permettono di comprendere la straordinaria complessità di questa opera militare.
Il Forte Campo resta una delle testimonianze più impressionanti della Grande Guerra sulle montagne del Trentino, un luogo dove storia, memoria e paesaggio alpino si fondono in un’atmosfera di forte suggestione.
San Martino di Castrozza
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