Sulla sommità del borgo di Rocca San Felice si erge l’antica area fortificata del castello, uno dei simboli più affascinanti dell’Alta Irpinia. Ancora oggi sono ben visibili le mura di cinta e gli ingressi fortificati che scandivano l’accesso alla struttura: superato il primo varco si apre uno spiazzo un tempo destinato alle abitazioni di soldati e artigiani, mentre oltre un secondo accesso si entra nel cortile principale, dominato dal poderoso donjon.
Il nucleo più antico della fortificazione è rappresentato da una torre cilindrica risalente al XII secolo, costruita su preesistenze ancora più antiche. Con i suoi circa 10 metri di diametro e muri spessi oltre due metri e mezzo, la torre si distingue per la solidità della struttura, realizzata con tecnica a “sacco” e rivestita da conci calcarei irregolari. Fondata direttamente sulla roccia, si sviluppava su quattro livelli, ciascuno con funzioni ben precise.
Al piano inferiore si trovavano la cisterna e gli ambienti destinati allo stoccaggio di provviste, mentre il secondo livello, dotato di monofore e nicchie, era utilizzato come cucina, come testimoniano la presenza di un pozzo e di un forno-camino. I piani superiori erano riservati alla vita quotidiana: il terzo piano, accessibile tramite un ingresso rialzato per motivi difensivi, ospitava ambienti abitativi completi di servizi, mentre il livello superiore, oggi in gran parte perduto, conduceva alla copertura, utilizzata sia per l’avvistamento che per la raccolta dell’acqua piovana convogliata nella cisterna.
Le origini del sito fortificato risalgono all’incirca all’850, quando era un presidio militare posto a controllo del confine del Principato di Benevento, segnato in questo punto dal fiume Fredane. Con l’introduzione della feudalità nel 1037, la struttura venne ampliata e trasformata in un vero castello, assumendo un ruolo centrale nel controllo del territorio.
Nel corso dei secoli il castello passò sotto diverse dominazioni: dai Normanni, con Roberto il Guiscardo, ai feudatari locali come Ruggiero di Castellovetere ed Elia di Gesualdo, fino alle famiglie nobiliari dei Caracciolo, dei Reale e infine dei Capobianco, che mantennero il feudo fino all’abolizione della feudalità nel 1806.
Oggi, pur nelle sue rovine, il castello conserva un fascino straordinario. Dalla sua posizione dominante offre panorami spettacolari sulla valle circostante e continua a raccontare, attraverso le sue pietre, secoli di storia, guerre e trasformazioni nel cuore dell’Irpinia.
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