Dall’alto dei suoi 847 m s.l.m. da secoli Moliterno domina la valle che prende il nome dal fiume Agri, un fiume che scorre interamente in Basilicata. E’ il secondo della regione per lunghezza dopo il Basento con 136 km di corso, e per ampiezza di bacino dopo il Bradano, ma il primo per ricchezza d’acque.
Quello della Valle dell’Agri è un territorio cangiante, in cui ad imponenti montagne, scendendo verso valle, cedono il passo dolci colline, a loro volta alternate a fertili pianure, campi e boschi dalle tonalità intense.
Culla di tradizione e di cultura, il paese immerso nel verde dell’Appennino Lucano, in ogni suo angolo nasconde pezzi di storia; dal Castello medievale, dichiarato “Monumento d’interesse nazionale” con le tracce delle molteplici dominazioni subite è attualmente in fase di restauro, al borgo con le sue stradine costeggiate da antichi palazzi e numerose chiese e cappelle. Di notevole interesse è la Chiesa del Rosario la cui struttura originaria risale al 1510, ingrandita nel 1616 la chiesa domenicana è a tre navate con le volte affrescate. La Chiesa Madre, dedicata alla Madonna dell’Assunta, fu edificata tra il XII ed il XIII e nel corso dei secoli è stata oggetto di vari lavori di ampliamento e rifacimento.
Di notevole bellezza è la Chiesa Francescana di Santa Croce che risale al 1613. In essa si possono ammirare altari lignei di età barocca, una famosa “Deposizione dalla Croce” raffigurata su tela dal pittore di Satriano di Lucania (PZ), Giovanni Di Gregorio, detto il Pietrafesa del 1631 ed un crocifisso ligneo di pregevole fattura, probabilmente risalente ad epoca precedente al barocco.
Il paese che di recente è entrato a far parte della rete nazionale dei Borghi Autentici d’Italia, nel passato ha dato i natali ad importanti personaggi illustri, letterati, uomini politici, generali, pittori ed alti prelati. Vanta tra i suoi illustri concittadini Ferdinando Petruccelli della Gattina (1815 – 1890), medico, storico, letterato, precursore del giornalismo moderno; il Generale Giuseppe Parisi (1757 – 1829) fondatore dell’Accademia Militare della Nunziatella di Napoli; Giacomo Racioppi (1827 – 1908) storiografo di fama internazionale; Michele Tedesco (1834 – 1917) famoso pittore che fece parte ed insegnò nella Scuola Fiorentina.
Sin dai tempi antichissimi, Moliterno è famoso per il suo pregiatissimo formaggio, il Canestrato di Moliterno I.G.P. Un pecorino di notevole qualità celebrato in agosto con una sagra ed una mostra mercato. La fama di cui gode il Canestrato di Moliterno è dovuta, oltre alla qualità della materia prima (il latte, 75% di pecora e 25% di capra) ed alla modalità di trasformazione, alle peculiarità organolettiche conferite a questo straordinario formaggio nel corso della stagionatura che avviene nei tradizionali “Fòndaci”, locali interrati o seminterrati, nel cui interno si ritrovano particolari condizioni microclimatiche che favoriscono la stagionatura del canestrato, caratterizzandolo in modo unico.
Nel periodo da luglio a settembre si produce il “Casieddu”, un formaggio fresco di capra. Quando le pecore vanno in “asciutto” e non si può produrre il pecorino ci si dedica alla produzione di quest’altro squisito formaggio il cui sapore delicato ed aromatico è dovuto al fatto che il latte, già filtrato attraverso le foglie di felce prima di essere cagliato viene insaporito con un’erba chiamata “nepita” (nepitella). La pasta del “Casieddu” viene lavorata in piccole sfere che, se vendute fresche, vengono avvolte in foglie di felce, tenute insieme da un legaccio di foglie di ginestra.
Moliterno, paese in provincia di Potenza, da cui dista 80 km. è una località inserita all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, il cui territorio circostante presenta una notevole varietà di flora e di fauna.
A circa 5 km. dal centro abitato, sulla dorsale montuosa che separa la Val D’ Agri dal Vallo di Diano è ubicata una piccola area protetta con un’estensione di circa 350 ettari di bosco, l’oasi naturale Bosco Faggeto riconosciuta Sito d’Interesse Comunitario (SIC) che in ogni stagione dell’anno attrae ed incanta i visitatori.
L’Oasi, oltre al faggio, ospita diverse specie arboree: la quercia, l’acero, il tiglio, ecc. ecc. Sono state censite circa 800 specie floristiche di cui il 10% sono quelle rare, fra le quali spiccano un’infinità di orchidee di incantevole bellezza. Il ricco patrimonio faunistico è costituito dal cinghiale, dalla volpe, dalla lepre, dal tasso, ecc. ecc. Inoltre, nidificano diverse specie di uccelli fra i quali la civetta, il gufo reale, il nibbio reale, il picchio, ecc. ecc.
Al già ricco patrimonio artistico-culturale presente sul territorio comunale, da alcuni mesi si è aggiunta una nuova realtà sicuramente unica per un paese di circa 4000 abitanti, il sistema museale MAM (Musei Aiello Moliterno), costituito da sei musei, sei contenitori culturali, ognuno rappresentato dal un tema specifico. Il Museo “Palazzo Aiello 1786”dedicato al paesaggio dei primi dell’ottocento alla seconda metà del novecento italiano; il Museo “Casa Domenico Aiello” ospita veri e propri capolavori d’arte dei grandi pittori dell’Ottocento Lucano (Michele Tedesco, Vincenzo Marinelli, Giacomo Di Chirico); il Museo “Via Rosario Contemporanea” ospita una collezione permanente di arte contemporanea, di artisti di levatura internazionale; il Museo del “Novecento Lucano” accoglie i grandi nomi dei pittori lucani (Luigi Guerricchio, Mauro Masi, Gaetano Pompa) con uno spazio dedicato a due “lucani d’adozione”, Carlo Levi e Josè Ortega; il Museo della “Ceramica del 900” in cui sono ospitate prevalentemente opere del cosiddetto periodo tedesco della Ceramica Vietrese, con una particolare attenzione per i grandi artisti-artigiani a partire da Guido Gambone ed i Fratelli Procida; infine la “Biblioteca Lucana Angela Aiello” ospita una raccolta di libri e stampe sulla Basilicata che va dal seicento fino al novecento e i testi dei maggiori scrittori lucani. Ospita inoltre spazi dedicati alla sala delle Mappe ed a quella del Grand Tour, con una collezione rara di libri e di stampe.
Rimanendo in tema di musei, non bisogna tralasciare il “Museo Civico d’Arte Sacra” di proprietà comunale, in cui sono esposti alcuni dei manufatti artistici più rappresentativi della cultura locale, provenienti dalle diverse chiese di Moliterno.
Altro fiore all’occhiello della comunità è la Biblioteta Comunale “Giacomo Racioppi”. Conta un fondo vivo di circa 20.000 volumi e di una buona dotazione di testi antichi. Nasce come biblioteca nell’ottobre del 1885 con delibera del Consiglio Comunale all’interno del palazzo dove ha sede il Comune, in seguito alla donazione della biblioteca privata dello storiografo Giacomo Racioppi. Dall’aprile del 2004 l’attuale sede è rappresentata dall’antico Palazzo Valinoti, nella centralissima piazza Vittorio Veneto, di fronte al Municipio.
La cucina tipica
La tradizione culinaria moliternese è molto variegata e ricca di piatti, non fanno altro che valorizzare i prodotti locali: formaggi, funghi, le diverse tipologie di carni (maiale, agnello, pecora)
Tra i primi piatti in assoluto occorre ricordare i “Maccaruni o’ firricieddi” (Maccheroni con il ferretto); pasta fatta in casa che la tradizione vuole che essi siano sempre presenti sulle tavole dei moliternesi nel pranzo della domenica. Trattasi di fusilli fatti rigorosamente a mano con l’ausilio di un ferretto (ricavato dal riciclo dalle “bacchette” di un vecchio ombrello), della lunghezza di cm. 20 circa che la casalinga moliternese conserva gelosamente.
La pasta fresca è uno degli alimenti cardine della gastronomia lucana. Questa pasta viene preparata di buon mattino, perché si deve dare il giusto tempo che la stessa possa seccarsi per poter essere pronta alla cottura, solitamente sull’apposita “spasa”, un tradizionale ripiano di vimini, intrecciato a mano, solitamente di forma circolare e/o ovale. Dopo di che la casalinga moliternese si dedica alla preparazione del sugo nostrano, costituito prevalentemente da carni di maiale e vitello, salsiccia e/o cotechino di maiale, con la cottura che dovrà essere tassativamente lenta e che servirà per condire il piatto della domenica.
La versione di questo piatto è rappresentata dai soli fusilli ma gli stessi possono essere abbinati anche ai “cauzuni” dando vita così ad un altro piatto tipico: “Maccaruni o’ firricieddi e cauzuni”. Questa seconda tipologia di pasta, anch’essa fatta in casa, è rappresentata dai ravioli con ripieno di ricotta solitamente salata ma c’è anche chi li preferisce dolci, per cui in questo caso al ripieno, il sale viene sostituito dallo zucchero. Il condimento utilizzato sarà sempre quello del sugo di carne.
Rimanendo con le mani in pasta, un altro primo piatto di pasta fatta in casa è rappresentato dai “trisciddi”, gnocchi aperti fatti a mano e conditi sempre con il tradizionale sugo di carne.
Sempre tra i primi piatti, un buon piatto di pasta e fagioli non può mancare sulle tavole dei moliternesi, soprattutto nel periodo invernale. Questi legumi sono rappresentati dai Fagioli di Sarconi I.G.P. un paese poco distante da Moliterno, meno di 5 km. La sera prima di andare a dormire la donna di casa ripone vicino al focolare in cui c’è rimasta solo la brace di un’intera giornata, una pignatta con all’interno dell’acqua, i fagioli ed un paio di cotiche di maiale. Al mattino successivo l’ambiente di casa sarà così inebriato di un profumo tale da invogliare a fare colazione con un piatto di fagioli.
Ma non è detto che ciò non possa avvenire e, non si può parlare neanche di un piatto di pasta e fagioli vero e proprio servito a colazione, bensì del tradizionale “pane m’bussu e fasuli”, ossia una zuppa di pane raffermo, fagioli ed acqua di cottura degli stessi con l’aggiunta di un filo d’olio extra vergine d’oliva ed un pizzico di sale.
Tra le seconde portate una particolare importanza hanno l’agnello con le patate, il capretto alla lucana, la salsiccia di maiale alla brace e le lumache in umido.
Alla scoperta di borghi che costellano il paesaggio lucano
Volgendo lo sguardo oltre il borgo di Moliterno si può andare alla scoperta di paesi che costellano il paesaggio lucano e che rappresentano uno straordinario serbatoio di identità, tradizioni e produzioni di qualità. Sarconi, dove la tradizione agricola trova un punto di riferimento importante nella produzione del rinomato Fagiolo di Sarconi I.G.P. con i suoi circa venti ecotipi. Grumento Nova ed il suo legame con il Parco Archeologico dell’antichissima “Grumentum” che data al III secolo a.C., antica e fiorente città che resistette addirittura all’assalto di Annibale, con l’annesso Museo Nazionale dell’Alta Val d’Agri. Montemurro, abitato già in epoca pre-romana, è il paese che ha dato i natali al poeta-ingegnere Leonardo Sinisgalli che per la sua versatilità è stato definito “un Leonardo del Novecento” in quanto è stato narratore, pubblicista, direttore di riviste, documentarista, autore radiofonico, disegnatore. Tappa obbligata una volta che si giunge in paese è rappresentata dalla visita della “Casa delle Muse” e della “Scuola del Graffito”. Nel territorio del paese si produce una pregiata varietà di olio.
Non lontano da Montemurro, troviamo Spinoso, piccolo borgo collinare contornato da boschi di querce e castagne. E’ un belvedere naturale sul Lago di Pietra del Pertusillo. Le vie del paese sono ricche di palazzi del 1700 e 1800 con portali in pietra.
Su un’altura rocciosa e sovrastando la fertile Valle dell’Agri spicca Tramutola, un piccolo centro che cela nel suo nome “terra imbevuta d’acqua” la sua vera vocazione di luogo ricco di sorgenti e fontane. A mantenere saldo il ponte tra passato e presente a Tramutola è l’antico lavatoio cittadino in pietra, “Ngap l’acqua” (Capo l’acqua), utilizzato ancora oggi dalle donne del paese per lavare il bucato, delimitato da una fontana in pietra e un vecchio mulino, quest’ultimo ormai in disuso.
Lungo il crinale occidentale dell’alta Val d’Agri, nella parte occidentale della provincia di Potenza ad una quota altimetrica di 1027 m s.l.m. troviamo Viggiano, noto per la sua lunga tradizione legata alla musica popolare ed in particolare, alla costruzione di arpe. Fu nei secoli luogo di provenienza di molti suonatori itineranti che esportarono la propria musica e le proprie tradizioni in tutto il mondo, aiutando economicamente il proprio paese d’origine, e molti di loro ebbero l’opportunità di militare in orchestre sinfoniche di livello internazionale. Come centro religioso ospita il Santuario della Madonna Nera che costituisce uno dei centri di spiritualità e di fede mariana più importanti del Mezzogiorno d’Italia.
Marsicovetere, arroccato su un’altura come tutti i paesi circostanti è composto dal centro storico e da Villa d’Agri e Barricelle, che si trovano invece in una zona relativamente pianeggiante. Marsico Nuovo, si sviluppa su tre colline che dominano la Val d’Agri: Civita, la più alta con il centro storico, Portello e Casale, più basse, con l’espansione moderna. Il complesso naturalistico “Fontana delle Brecce – Piana del Lago” è costituito da un comparto ambientale di notevole valore naturalistico, caratterizzato dalla presenza di pregevoli boschi di faggio e cerro, che ricoprono un suolo ricco di sorgenti e di torrenti a carattere stagionale. E’ un’area interessata da un insediamento turistico-ricreativo, grazie alla presenza di un rifugio montano che funge da punto ricettivo, in quanto ad ospitalità e ristorazione, ed informativo per la fruizione dell’area attrezzata circostante e delle tante attività connesse che è possibile svolgere. Il territorio di Paterno ha tutti i colori e le sfumature della natura verdeggiante della Valle dell’Agri. Nella tradizione enogastronomica di Paterno è particolarmente diffusa la produzione di latticini che arrivano sulle tavole dell’intera Basilicata sono prodotti all’interno di aziende locali con latte rigorosamente del luogo, tra questi si distingue il caciocavallo podolico.
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