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Abbazia Benedettina dei SS. Pietro e Andrea

Cosa vedere a Novalesa, Torino, Piemonte


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A causa della sua posizione strategica, Carlo Magno fece dell'Abbazia benedettina di Novalesa un avamposto privilegiato per l'avanzata dei Franchi verso l'Italia e ne accrebbe ulteriormente i possedimenti. Proprio nell'epoca carolingia il monastero visse il periodo di maggior splendore, divenendo uno dei fari della diffusione della cultura europea. Abbandonata tra il 906 e il 926 a causa delle scorrerie saracene, fu ricostruita a partire dal XII secolo da un gruppo di monaci provenienti dall'abbazia di Breme, fondata dalla comunità novalicense dopo la fuga dalla casa madre.

Nel 1646 ai monaci Benedettini, ormai in numero ridottissimo, subentrarono i Cistercensi riformati di San Bernardo, i quali ressero l'abbazia fino alla sua soppressione, decretata nel 1798 dal governo rivoluzionario. Nel 1818 vi rientrarono i Benedettini, i quali si insediarono provenendo dall'Ospizio del Moncenisio, ma la loro presenza fu breve in quanto l'abbazia fu nuovamente soppressa a seguito delle leggi sabaude del 1855. Venduto all'asta, il complesso fu dapprima acquistato dal dott. Maffoni, che ne fece un centro di cure idroterapiche, quindi dal Convitto Umberto I che lo usò come residenza estiva. Infine, nel 1972 l'abbazia fu acquistata dalla Provincia di Torino, che vi insediò una nuova comunità di monaci Benedettini proveniente da San Giorgio di Venezia, la quale risiede tutt'oggi in monastero.

Annesse all'abbazia vi sono quattro cappelle, la principale delle quali, dedicata a S. Eldrado, presenta uno tra i più significativi cicli affrescati romanici d'Italia, datato al 1096/97 e raffigurante le scene della vita di S. Eldrado e di S. Nicola. Interessante anche la chiesa abbaziale, edificata nelle sue forme attuali nel 1715 su progetto di Antonio Bertola; essa ospita all'interno, sulla parete sinistra della navata, resti di affreschi dell'XI secolo, mentre un altro ciclo risalente al XV secolo decora parte del coro.

L'abbazia è stata recentemente arricchita dall'apertura del Museo Archeologico, che raccoglie i reperti emersi nel corso degli scavi e delle indagini archeologiche compiuti tra il 1978 e il 2008. Il Museo, collocato nell'area del portico del chiostro dei novizi e nell'antico refettorio abbaziale, raccoglie al proprio interno elementi lapidei, ceramici, vitrei e ad affresco datati dal I sec. d.C. fino all'epoca rinascimentale. L'abbazia ospita anche un laboratorio del restauro del libro, le cui tecniche sono illustrate nella sezione dedicata a quest'arte all'interno del Museo Archeologico.

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