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Chiesa della Confraternita di Santa Marta

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Della vecchia chiesa, purtroppo, si sa solamente che esisteva già nel 1619, ed il 21 dicembre 1595 era stata concessa la facoltà di celebrarvi la S. Messa. Quando, nel 1730, il piccolo oratorio fu dichiarato inagibile, il progetto per la realizzazione di una nuova chiesa adatta alle nuove esigenze fu affidato all’architetto alladiese Costanzo Michela.

La modellazione esterna non segue quella interna ma ha una sua logica legata al contesto ambientale. La struttura appare in tutta l’elegante semplicità del cotto piemontese, arricchito solamente dalle terrecotte smaltate policrome di Castellamonte. Rispetto alla tradizione locale qui il mattone diventa un’esplosione di colore: la facciata concava è giocata su parti curve e parti piane che creano un effetto pieno-vuoto, luce-ombra da cui emergono pulsanti volute.

Il fianco sinistro della chiesa è reso ancora più musicale dal curioso campanile triangolare costruito nel 1787 da Giuseppe Domenico Morano su disegno dello stesso Michela. Passando all’interno, si notano lo stucco che non ha solo valore decorativo ma, con il suo bianco, la scultura lignea e gli arredi, diventa una sorta di architettura dando luogo ad una situazione atipica nella cultura italiana, ma frequente nelle architettura spagnole.

Lo spirito di estrema libertà si nota anche nel continuo gioco di curve che divide l’interno in spazi definiti: una zona per i fedeli con due altari e la tribuna sul portale per il coro, il presbiterio, le tribune per gli associati alla confraternita, la sacrestia, il bellissimo coro ligneo per i confratelli a cui si accede tramite due scalette laterali semiellittiche in pietra. Anche gli arredi entrano a far parte dell’architettura della chiesa; emerge tra essi l’icona centrale raffigurante l’Assunta, santa Marta con il drago (simbolo della Santa che si ritrova anche nei capitelli del coro con catene come festoni) e san Giovanni Battista, incassata in una ricca cornice lignea laccata e dorata opera dello scultore Giuseppe Argentera di Ivrea. Degna di menzione la copia della SS. Sindone, opera di un certo Fantinus, datata 1708.

Visite guidate tutti i giorni solo su prenotazione.

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