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Necropoli rupestri di Pantalica

Cosa vedere a Sortino, Siracusa, Sicilia


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Pantalica, o meglio le Necropoli Rupestri di Pantalica, sono una località naturalistico-archeologica poco distante dal borgo di Ferla, in Sicilia. Il nome del sito sembra derivare dall'arabo Buntarigah, che significa grotte, per l'ovvia presenza di molteplici grotte naturali e artificiali. Costituisce uno dei più importanti luoghi protostorici siciliani, utile per comprendere il momento di passaggio dall'età del bronzo all'età del ferro nell'isola. La località di Pantalica ha dato il nome a un celebre racconto di Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica, in cui l'altopiano diventa una metafora del cammino dell'uomo. Il sito si trova su un altopiano, circondato da canyon formati nel corso dei millenni da due fiumi, l'Anapo e il Calcinara, che hanno determinato l'orografia a canyon caratteristica della zona. L'area di Pantalica ricade nella Riserva naturale orientata Pantalica, Valle dell'Anapo e Torrente Cava Grande.

Nella prima metà del XIII secolo a.C., tutti gli insediamenti costieri scomparvero quasi all'improvviso per l'arrivo in Sicilia dei Siculi e di altre popolazioni italiche; la popolazione indigena abbandonò la fascia costiera e cercò rifugio in impervie e disagevoli zone montane, scelte perché rispondenti ad esigenze di difesa, riunendosi in grossi agglomerati. Storicamente è noto che il re Hyblon (probabilmente il suo regno aveva sede a Pantalica) concesse ai megaresi, condotti da Lamis, di stanziarsi in un lembo del suo territorio e fondare Megara Iblea nel 728 a.C. Ma la successiva nascita ed espansione di Siracusa determinò la distruzione della nuova città che Hyblon concesse ai megaresi e probabilmente i Siracusani distrussero anche il regno di Pantalica, essendosi il dominio della polis espanso sino all'entroterra, con la fondazione di Akrai nel 664 a.C. Di questa epoca restano le vestigia del palazzo del Principe o Anaktoron, nonché la presenza di una vasta necropoli di ben 5000 tombe a grotticella artificiale, scavate nella roccia. L'area della necropoli non sarà mai del tutto abitata in epoca greca; dovremo attendere i primi secoli del Medioevo cioè nel VI secolo d.C., quando le popolazioni stremate dalle incursioni dei barbari, dei pirati e poi degli arabi poi nel IX secolo, costringeranno le popolazioni a cercare rifugi sicuri in questi luoghi inaccessibili; si hanno così le testimonianze di epoca bizantina. Ancora oggi sono visibili i resti delle abitazioni scavate nella roccia in epoca bizantina ed i resti dei piccoli oratori rupestri della grotta del Crocifisso, di San Nicolicchio e di San Micidiario. Anche dopo l'occupazione araba e l'arrivo dei Normanni il sito era abitato, lo conferma il cronista Goffredo Malaterra che nel 1092 parla di una comunità araba nel sito di Pantargia, mentre dell'anno successivo è la bolla del papa Urbano II che oltre a citare la diocesi di Siracusa considera anche Pentargia.

Pantalica è costellata di necropoli in tutto il suo vasto territorio:

  • la necropoli di Filiporto è composta da un migliaio di tombe che si estendono sulle pendici e nella conca dell'Anapo, appartenenti all'ultima fase della città (IX-VIII secolo a.C.);
  • la necropoli di Nord-Ovest, una delle più antiche della zona (XII-XI secolo a.C.);
  • la necropoli della Cavetta del IX-VIII secolo a.C. con la presenza di abitazioni bizantine;
  • la necropoli Nord è la più vasta e la più fitta e risale al XII-XI secolo a.C.;
  • la necropoli di San Martino, è tra le più interessanti. Essa è composta da tombe a tholos di epoca preistorica e delle catacombe bizantine: l'Ipogeo di Dionisio e la Grotta di Sant'Anna. Il primo risale al IV - V secolo d.C. e all'ingresso è presente una scritta che recita: «Dionisio che ha servito come presbitero nella Chiesa Erghitana per 34 anni dorme qui il sonno eterno.» Mentre nella seconda risale probabilmente al XI-XIII secolo presenta degli affreschi in alcune pareti in cui si riconoscono parzialmente le figure di santi: S. Maria e S. Pietro nonché Sant'Anastasia. In entrambe le necropoli vi sono delle tombe a baldacchino.

Il sito di Pantalica presenta delle influenze culturali diffusesi in altre parti della Sicilia. Un primo esempio è quello di Sabucina, dove sono presenti delle capanne circolari di influenza pantalicana pressoché integre nella loro base. Sul sito di Pantalica invece i ritrovamenti sono scarsi, ciò costituisce un motivo di interesse per comprendere meglio Pantalica. Di matrice pantalicana è la necropoli di Realmese, dove le tombe sono pressocché identiche a quelle di Pantalica.

Nella valle dell'Anapo, nei primi del novecento venne costruita una ferrovia che collegava la costa con l'entroterra passando all'interno dell'area di Pantalica. La ferrovia rimase in funzione sino agli anni cinquanta del secolo scorso, poi venne dismessa. Ad oggi restano percorribili le gallerie e alcuni edifici ferroviari dei primi del novecento. Allora vi era persino la fermata del treno Necropoli di Pantalica.

ORARI BIGLIETTERIA E VISITE:

Tutti i giorni ore 7-19.
Sabato e Domenica su prenotazione, con servizio guida.
NOTE: In caso di pioggia o intemperie, la riserva rimane chiusa per i tre giorni successivi.

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Via Necropoli Grotticelle, 25, Siracusa (Siracusa)
23.18 Chilometri da Necropoli rupestri di Pantalica
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