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Parco Letterario Ippolito Nievo

Cosa vedere a Cordovado, Pordenone, Friuli-Venezia Giulia


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Ippolito Nievo nasce a Padova il 30 Novembre 1831, primo di quattro fratelli. La madre, Adele Marin, è figlia di Ippolita Colloredo; da qui il nome Ippolito e del castello dove verranno scritte, nel 1857-1858, ”Le Confessioni di un italiano”. La prima edizione verrà pubblicata sei anni dopo la sua scomparsa, avvenuta in mare nel 1861.

Scrittore e patriota, visse intense esperienze intellettuali e militari con una forte volontà di presenza nella vita pubblica. I suoi molteplici scritti mostrano la ricerca di un modello positivo di comportamento morale e politico, e insieme un netto rifiuto del Romanticismo sentimentale. C’è in lui una esigenza di maturità virile, di vigore intellettuale, che egli realizzò partecipando come soldato al seguito di Garibaldi, alla guerra del ’59 e all’impresa dei Mille. La sua opera più famosa, il romanzo Confessioni di un italiano, è un imponente affresco di un’ epoca, una grandiosa saga del Risorgimento italiano, che attesta una caratteristica inconfondibile della poetica di Nievo: la varietà delle voci e degli spazi, degli elementi narrativi e linguistici, degli stili e delle intonazioni, che Nievo vi assume nello sforzo di riprodurre in tutta la gamma delle sue sfumature possibili la molteplicità inesauribile del reale. Esso rappresenta il ponte di passaggio tra il romanzo storico del primo Romanticismo e il romanzo realistico-veristico del secondo Ottocento.

Un luogo che ha ispirato un grande scrittore e poeta, in un secolo più o meno lontano e che conserva nei suoi tratti l’aspetto d’allora, per fortunata occasione o precisa cura. Queste aree sono i luoghi dell’ispirazione più famosa, dove si tenta -accanto alla conservazione di una particolare visione letteraria- di salvare armoniosamente ogni elemento di natura, di costruzione artistica, o di memoria storica del luogo.

I luoghi nievani del parco letterario sono Casa Provedoni e Vecchio Duomo, la Fontana di Venchieredo, il Mulino di Stalis, il piazzale della Madonna.

Luoghi e personaggi del Parco letterario

Casa Provedoni e Vecchio Duomo (I Provedoni e lo Spaccafumo)
…Lo Spaccafumo era un fornaio di Cordovado, pittoresca terricciola tra Teglio e Venchieredo, il quale, messosi in guerra aperta colle autorità circonvicine, dal prodigioso correre che faceva quando lo inseguivano, avea conquistato la gloria d’un tal soprannome…
…Alle volte, dopo settimane e settimane che non s’era udito parlare di lui, egli compariva tranquillo tranquillissimo alla messa parrocchiale di Cordovado…
…Dopo messa egli crocchiava con gli altri compari sul piazzale, ed all’ora di pranzo andava di filato colla sua faccia tosta nella casa dei Provedoni che era l’ultima del paese verso Teglio.
(Le Confessioni di un italiano, cap. IV)

(Carlino e Aquilina)…la dimora di Venezia ci diventava ogni giorno più odiosa e insopportabile , sicché di comune accordo ci trapiantammo in Friuli, nel paesello di Cordovado, in quella vecchia casa Provedoni, piena per noi di tante memorie…
(Le Confessioni di un italiano, cap. XXII)

La Fontana di Venchieredo (Leopardo e Doretta)
Tra Cordovado e Venchieredo, a un miglio dei due paesi, v’è una grande e limpida fontana, che ha anche voce di contenere nelle sue acque molte qualità refrigeranti e salutari.

Ma la ninfa della fontana non credette darsi unicamente alla virtù dell’acqua per adescare i devoti, e si è ricinta d’un così bell’orizzonte di prati, di boschi e di cielo, e d’una ombra così ospitale di ontani e saliceti che è in verità un recesso degno del pennello di Virgilio. Sentieruoli nascosti e serpeggianti, sussurrio di rigagnoli, chine dolci e muscose, nulla le manca tutto all’intorno. Colà dunque, intorno a quella fontana, le vaghe fanciulle di Cordovado, di Venchieredo e perfino di Teglio, di Fratta, di Morsano, di Cintello e di Bagnarola, e di altri villaggi circonvicini, costumano adunarsi da tempo immemorabile le sere festive…

…(Leopardo)…l’amore da lui preso, più assai che per la fontana, per una bella ragazza che ci veniva sovente (Doretta del cancelliere di Venchieredo), e nella quale egli si incontrò soletto una bella mattina di primavera…
(Le Confessioni di un italiano, cap. IV)

…le nostre fantasie rivedevano i tranquilli orizzonti delle praterie fra Cordovado e Fratta, le belle acque correnti in mezzo a campagne smaltate di fiori, i cespugli odorosi di madresilva e di ginepro, i bei contorni della fontana di Venchieredo cogli ombrosi sentieruoli e i freschi marginetti di musco!
(Le Confessioni di un italiano, cap. XVIII)

Il Mulino di Stalis (Clara e Lucilio)
…Lucilio sudava per la fatica durata a moderarsi, ma la briga maggiore era quella di trarre in salvo la donzella, (contessina Clara) e in tal pensiero diede giù per una stradicciuola laterale del villaggio, e girando poi verso la strada di Venchieredo, giunse a gran passi, trascinandosela dietro, sulle praterie dei mulini…

…Entrarono dunque nel mulino, ma non ci trovarono alcuno benché il fuoco scoppiettasse tuttavia in mezzo alle ceneri…La Clara arrossì tutta sotto gli sguardi del giovane. Era la prima volta che, in una stanza e alla piena del fuoco, riceveva nel cuore il loro muto linguaggio d’amore…
(Le Confessioni di un italiano, cap. V)

Il piazzale della Madonna (Bruto Provedoni)
…Un giorno vennero a raccontarmi che il colonnello Giorgi e il caporal Provedoni, feriti sul ponte da una bomba, erano stati trasportati allo Spedale militare, donde per la gravità della ferita non era possibile traslocarli… – La curiosità! – bisbigliava Alessandro. – Mi par d’essere nel Brasile!.
– E a me a Cordovado sul piazzale della Madonna!- rispose Bruto. Era il delirio dell’agonia che li prendeva…
(Le Confessioni di un italiano, cap. XXII)

(Aquilina Provedoni)…alla fontana o sul piazzale della Madonna stava più volentieri con noi, che collo sciame delle zitelle e dei vagheggini…
(Le Confessioni di un italiano, cap. XIX)

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