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Polo Museale e Convento di San Francesco

Cosa vedere a Montefiore dell’Aso, Ascoli Piceno, Marche


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Il Convento
Il complesso conventuale di San Francesco del borgo di Montefiore dell'Aso, nelle Marche, risale al XIII secolo. La storia del convento è strettamente legata all'evoluzione dell'ordine francescano in terra marchigiana. L'ampiezza del complesso e l'articolazione degli edifici rivelano l'importanza acquisita nel tempo. Nel 1497 lo si descrive come un convento attivo e vitale. Eretto secondo i canoni proporzionali delle costruzioni francescane, è citato e descritto nel testo seicentesco Genealogia di Ilario Altobelli. L'autore presenta lo schema del Convento, della Chiesa e dei due Chiostri, uno nella corte interna a scopo meditativo, l'altro, ad uso di hortus conclusus, localizzato nell'attuale piazza di San Francesco. Il complesso conventuale ristrutturato a seguito degli eventi sismici del 1997, è stato destinato dall’Amministrazione Comunale a custodire e promuovere il patrimonio culturale civico. Il nuovo percorso museale si snoda negli ambienti conventuali accogliendo la Sala Carlo Crivelli, il Centro di Documentazione Scenografica Giancarlo Basili, il Museo Adolfo de Carolis, il Museo della Civiltà Contadina, la Collezione Domenico Cantatore. Il complesso museale accoglie inoltre associazioni ed altre attività culturali come la corale cittadina nella sala denominata “La Musica a Montefiore dell’Aso” , la scuola di pittura ed incisione nel “Laboratorio delle Arti e dei Mestieri” , l’artigianato artistico nella “Bottega delle Arti”. Distribuita all’interno di alcuni locali del Polo museale si trova inoltre la Collezione d’arte contemporanea “Premio Pino Mori”. In essa sono raccolti tutti i primi premi del concorso di pittura avviato nel 1995 e dedicato all’artista nato a Campofilone nel 1920 e morto a Montegiorgio nel 1994.

Sala Carlo Crivelli
La Sala Crivelli è collocata al secondo piano del complesso conventuale di San Francesco. Nel pannello espositivo d'ingresso è riprodotto su pellicola filmica l'intero polittico, ormai inesorabilmente disperso, commissionato dai frati di Montefiore dell'Aso per la Chiesa di San Francesco. Il Trittico di Carlo Crivelli si trova in posizione isolata e centrale sulla parete di fondo della sala. La luce adeguatamente soffusa e ben direzionata ricrea l'atmosfera mistica dell'edificio religioso ove era inserita l'opera. Il visitatore ha la possibilità di cogliere i dettagli stilistici da una comoda panca posta frontalmente alle tavole. Il trittico arbitrariamente ricostruito è composto da sei pannelli:

  • ordine superiore (figure a mezzo busto): Santo francescano, Santa Chiara, San Ludovico di Tolosa;
  • ordine inferiore (figure intere): Santa Caterina di Alessandria, San Pietro Apostolo, Santa Maria Maddalena.

All'uscita una tabella didascalica riporta gli Itinerari Crivelleschi nelle Marche e nel Mondo.

Centro Documentazione Giancarlo Basili
In accordo con lo scenografo Giancarlo Basili, gli ambienti destinati all'esposizione della collezione sono l'ambulacro del chiostro del convento di San Francesco e la corte esterna del medesimo complesso. Una boa informativa illustra l'evoluzione della "fabbrica" della Chiesa e del Convento dei frati Minori, oltre che il suo ruolo nella vita di Montefiore dell'Aso. All'ingresso della Sala Cinema un pannello didascalico presenta il contenuto della Sala e l'opera dello scenografo. Allestita con le vecchie sedie del cinema parrocchiale, la sala è stata oscurata per permettere la visione delle immagini proiettate in moto continuo. Un pannello espositivo, come una pellicola filmica, incornicia le fotografie dei set dell'ultimo cinema d'autore italiano: Nirvana di Salvatores, I piccoli maestri di Lucchetti, Così ridevano di Amelio, La stanza del figlio e Palombella Rossa di Nanni Moretti. Al di sotto sono riportate le didascalie esplicative delle immagini.

Museo Adolfo De Carolis
Montefiore dell'Aso custodisce ciò che rimane unica testimonianza dell'opera che impegnò maggiormente l'artista nella sua vita: la decorazione del palazzo pubblico più prestigioso di Bologna. L'opera, che impegnò il Maestro per circa un ventennio (1908-1928), ebbe lunghe ed alterne vicissitudini: dall'improvvisa mancanza di fondi, a mutate volontà politiche, al terremoto che danneggiò la volta, fino al giungere della guerra che causò la scomparsa di alcuni stretti collaboratori dell'artista. L'intervento d'allestimento ha inteso operare considerando il complesso rapporto tra contenitore storico (la sala consiliare dell'antico complesso di San Francesco) e l'articolato contenuto, ricco di connotazioni estetiche ed ideologiche, della collezione Adolfo De Carolis. Adiacente alla Sala, la galleria ospita la collezione completa delle xilografie donate dalla stessa famiglia De Carolis nel 1974.

Museo della Civiltà contadina
Con l'istituzione del Polo museale, il Museo della Civiltà Contadina è stato inserito all'interno di un nuovo percorso sito al secondo piano del complesso conventuale di San Francesco. Gli ultimi lavori di riallestimento sono stati finalizzati all'esaltazione della percezione sensoriale, tattile e sonora dei manufatti, così da rendere evocativa l'azione e l'uso di quegli attrezzi. Obiettivo principale dell'esposizione è quello di fornire informazioni scientifico-didattiche sugli oggetti, farli rivivere nella vita quotidiana, proiettarli nei luoghi montefiorani ormai perduti. Il percorso si articola in tre sezioni:

  • L'uomo e la casa
  • Il lavoro
  • Il territorio

La visita termina sul fondo del corridoio dove, da una finestra dell'antico Chiostro di San Francesco, è possibile ammirare un bella vista del territorio di Montefiore dell'Aso. Nell'ultimo ambiente si trovano, inoltre, il modello in scala di una casa palombara, tre pannelli didascalici riguardanti il paesaggio, le diverse tipologie abitative e gli elementi rilevanti (chiese rurali, fontanili, edicole ...). Sulla parete di destra è collocata una tabella della rete sentieristica del territorio di Montefiore dell'Aso, denominata Sentieri possibili tra dolci colline. La tabella vuole essere un invito a continuare l'esperienza cognitiva al di fuori della struttura, tra arte, natura e specialità enogastronomiche.

Raccolta Domenico Cantatore
La raccolta comprende numerose incisioni, acqueforti, acquetinte e ceremolli donate al Comune dal pittore Domenico Cantatore (1906-1998), il quale negli anni sessanta era solito trascorrere le sue estati nella campagna di Montefiore dell'Aso. Le opere rappresentano le caratteristiche figure femminili adagiate (le famosissime "Odalische"), i soleggiati paesaggi fantastici che tanto hanno di Montefiore ed i geometrici ed astratti Uomini del Sud, che sono tra i soggetti più cari al pittore.

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