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Marzamemi


Venerdì 03 gennaio 2020

Marzamemi, ovvero ‘marsà al-ḥamāma’, (baia delle tortore), borgo marinaro siciliano incastonato su una lastra di roccia che si affaccia sullo Ionio e posto geograficamente tra Pachino a (Sud) e Noto a (Nord), nella parte Sud Orientale dell’isola sicula.

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Marzamemi

Marzamemi, ovvero ‘marsà al-ḥamāma’, (baia delle tortore), così come gli arabi avevano battezzato il posto, quando ancora da queste parti erano loro ad abitarvi è  un borgo marinaro siciliano risalente al XVII secolo e località già nota ai tempi della dominazione greca in loco. Incastonato su una lastra di roccia che si affaccia sullo Ionio e posto geograficamente tra Pachino a (Sud) e Noto a (Nord), nella parte Sud Orientale dell’isola sicula, il piccolo borgo è da tempo luogo ben conosciuto alle cronache nazionali come centro turistico sia dei vacanzieri estivi che dei personaggi pubblici di fama nazionale ed internazionale. Eppure la “marsà al-ḥamāma” che preferisco è quella che, lontana dai clamori estivi, in stagioni meno appetibili alla speculazione, fuori dai margini di guadagno dell'imprenditoria stagionale si offre al visitatore così come una bella signora un po' attempata, nostalgica e decadente come solo un pomeriggio non estivo sà regalare, come la Venezia di “Anonimo veneziano” o come la Normandia di “Un uomo e una donna”.

Marzamemi

In inverno la pelle non è più abbronzata dal sole e si va a spasso avvolti da abiti più protettivi, in cui tutto diventa più personale ed intimo e tra di noi si parla raccolti a voce bassa quasi sussurrando. A voler girare per le sue strade si incontrano volti amichevoli che hanno il sapore di antiche amicizie, tutto ciò che è vivo che sia umano o animale, si riappropria delle antiche pietre. Sotto il timido sole siciliano invernale la luce tiepida e gialla ritinge tutto, il fruscio tra le pietre del leggero vento pomeridiano avvolge e ridà al contesto la sua antica vocazione di luogo dove ogni cosa è familiare alla vista e perché no, dall’anziano abitante del posto al vecchio cane che da una vita si aggira con placida confidenza tra i “maroti”. Marzamemi ha il potere come solo certi luoghi sanno, nei periodi stagionali fuori dallo strombazzare della pazza folla estiva, condurre il visitatore attento e non banale sulla strada della riconciliazione, se non con il “mondo infame” come cantava Venditti, almeno con il proprio silenzio interiore con la natura e quindi in ultimo con se stesso.
Scusate se è poco.

Marzamemi, or 'marsà al-ḥamāma', (bay of turtle doves), as the Arabs had baptized the place, when they still lived here is a Sicilian fishing village dating back to the seventeenth century and a place already known at the time of Greek domination on the site. Set on a slab of rock overlooking the Ionian Sea and geographically located between Pachino a (South) and Noto a (North), in the south-eastern part of the Sicilian island, the small village has long been well known to the national chronicles as a tourist center for summer vacationers and public figures of national and international fame. And yet the "marsà al-ḥamāma" that I prefer is the one that, far from the summer clamors, in seasons less attractive to speculation, outside the margins of seasonal business offers the visitor as well as a beautiful lady a little 'old, nostalgic and decadent as only a non-summer afternoon can give, like the Venice of "Anonymous Venetian" or as the Normandy of "A man and a woman".

In winter the skin is no longer tanned by the sun and we go for a walk surrounded by more protective clothing, where everything becomes more personal and intimate and we talk to each other in a low voice almost whispering. If you want to walk through its streets you meet friendly faces that have the taste of ancient friendships, everything that is alive, whether human or animal, re-appropriates the ancient stones. Under the shy Sicilian winter sun the lukewarm yellow light paints everything, the rustle among the stones of the light afternoon wind envelops and gives back to the context its ancient vocation as a place where everything is familiar to the sight and why not, from the old local inhabitant to the old dog who has been wandering around with placid confidence among the "maroti". Marzamemi has the power, as only certain places know, in the seasonal periods out of the mad summer crowds, to lead the attentive and not trivial visitor on the road to reconciliation, if not with the "infamous world" as Venditti sang, at least with his own inner silence with nature and therefore ultimately with himself.
Sorry if that's not much.

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