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Rasiglia tra sorgenti e natura


Lunedì 28 dicembre 2020

Un piccolo viaggio “on the road”, alla scoperta di una regione, cuore pulsante dell'Italia.

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Rasiglia tra sorgenti e natura

Rasiglia è una frazione montana del comune di Foligno in provincia di Perugia, fa parte della “Valle del Menotre”.

Rasiglia è conosciuta anche per i suoi ruscelli e per i corsi d’acqua gestiti da una serie di piccole dighe, che attraversano il centro della frazione. Arrivare in questo paese è come perdersi nel tempo.

Rasiglia

Rasiglia è un tipico borgo medievale umbro ed è connessa in modo indissolubile all’acqua. Dalla fragorosa sorgente di Capovena, scaturisce tutto l’abitato che, si dispiega ad anfiteatro e sorge come borgo, necessario alla rocca che sovrasta con l’alta mole, le molte case, strette tra loro.

Nonostante sia un paesino davvero piccolino, Rasiglia è divenuta un’apprezzata meta turistica, specie in estate ed attira ogni anno sempre più visitatori. In effetti anche se siamo andati a maggio, abbiamo trovato non poche persone in esplorazione dell’incantevole borgo. Inoltre quel giorno c’era una inaugurazione di uno studio di architettura e design.

Rasiglia e le sue sorgenti

Notizie storiche

Le prime notizie sull’esistenza del paese risalgono agli inizi del XIII secolo, nelle “carte di Sassovivo”, cioè l’archivio dell’Abbazia di Sassovio, dov’è menzionata per la prima volta la “curtis de Rasilia”, che aveva come edificio di culto la chiesa di S. Pietro.

Rasiglia era fiancheggiata dall’antica via della Spina, importante per i traffici commerciali del tempo.

Castello di Rasiglia

Nel XIV secolo furono costruite alcune fortificazioni. Tra queste il castello dei Trinci, signori di Foligno, che con la sua posizione strategica permetteva il controllo della valle del Menotre.

Nella prima metà del seicento, diminuita l’importanza militare, Rasiglia si affermò per le attività artigianali (come mulini e opifici) grazie alla forza idrica proveniente dal fiume Menotre .

Durante la seconda guerra mondiale i rastrellamenti nazifascisti non risparmiarono la comunità. Nel giugno del 1944 l’attentato a due tedeschi scatenò una rappresaglia, durante la quale tre paesani vennero deportati a Mathausen.

Dal 1945 al 1980 circa, Rasiglia ebbe il massimo sviluppo economico. Negli ultimi decenni, invece, con la chiusura delle attività industriali, gran parte degli abitanti si è spostata a Foligno.

A seguito del terremoto del 1997, la popolazione ha vissuto prima all’interno dei container, poi presso il “villaggio delle sorgenti” costituito da fabbricati in legno e ubicato esternamente al nucleo urbano.

Ai giorni d’oggi

Oggi il paese si basa sull’importante risorsa idrica e il turismo estivo. La grande abbondanza d’acqua del canale interno fu sfruttata per sviluppare l’economia e determinò il formarsi di numerosi opifici: gualchiere, mulini a grano, lanifici e tintorie che eseguivano la lavorazione di stoffe pregiate.

Tali opifici rimasero attivi per tutto l’800 e la prima metà del 900; dopo la II guerra mondiale, nonostante la petizione degli abitanti, i lanifici si trasferirono in città.

Attualmente, alcuni edifici che un tempo sostenevano l’economia del paese, sono stati ristrutturati ad uso abitativo, mentre altri risultano abbandonati. Recentemente è stata ristrutturata e rimessa in funzione una piccola centrale idroelettrica che fu ideata e costruita prima della guerra dall’Ing. Barnocchi di Verchiano.Sorgenti nel borgo

Eventi a Rasiglia

Nella notte tra il nove e il dieci dicembre qui si celebra la Festa della venuta, accendendo grandi falò.

Il 26 dicembre e il 6 gennaio si recita per le vie del paese il Presepe Vivente. La rappresentazione è storicamente ambientata agli inizi del ‘900. I partecipanti ripropongono i vari mestieri, sui quali la piccola frazione basava la sua economia nel periodo più fiorente. Abbiamo potuto vedere già adesso la struttura per il presepe e altri addobbi, lasciati lungo le vie del paese.

Presepe a Rasiglia

Penelope a Rasiglia: tutti gli anni si tiene una manifestazione incentrata sulle tradizioni del piccolo borgo, le tradizioni storico-culturali legate alla manifattura tessile e all’archeologia industriale Rasigliana. Racconti, poesia, workshop e musica.

Penelope a Rasiglia

Il focaraccio: La festa di San Macario, patrono di Rasiglia, si celebra il 2 maggio di ogni anno. Per l’occasione la sera della vigilia (il 1° maggio) e la sera della festività, viene acceso un enorme “focaraccio”.

Il focaraccio è una tradizione tipica delle nostre zone: consiste nel realizzare enormi covoni di fascine, sterpi, rami, foglie, oppure legna donata dai paesani, da accendere in segno di devozione e di rinnovamento spirituale e materiale; un modo per esorcizzare l’inverno appena passato e festeggiare la natura che piano piano rinasce a nuova vita. Tutta la comunità s’intrattiene attorno al focaraccio fino al suo spegnimento.

Precedentemente vengono preparate delle “sonette” con la corteccia arrotolata in forma conica dell’ornello: queste, soffiandoci dentro, emettono un suono allegro e stridente, che rende l’atmosfera ancora più “scoppiettante”.

Purtroppo dopo il terremoto del ’97 l’evento è stato sospeso per evidenti motivi; poi, con la ricostruzione che è stata quasi del tutto ultimata, la tradizione é stata nuovamente ripresa, anche se il focaraccio viene acceso soltanto la sera del 1° maggio. Noi quest’anno ce lo siamo persi, ma il prossimo anno, saremo lì per vederlo con i nostri occhi.

Luoghi di interesse

Il castello di Rasiglia

La signoria dei Trinci di Foligno, fece costruire o ristrutturare il “Castrum roccha Rasilie” ad uso militare, insieme a vari castelli e rocche nei paesi limitrofi, circa undici.

Secondo l’originaria planimetria, il castello sarebbe stato più ampio rispetto all’estensione attuale: infatti, non era solo un luogo di difesa ma, anche di residenza del castellano, assieme ad uomini armati.

Il castello, posto a 636 metri sul livello del mare, si adatta allo spazio del colle soprastante il paese. Oggi sono visibili solo un tratto di mura con due torri difensive minori, ristrutturate negli anni novanta ed il rudere del mastio, che nel 2006 è stato parzialmente restaurato.

Lo abbiamo ammirato dal basso, perché pur essendo maggio faceva veramente caldo e fare la scarpinata a piedi fino in cima, sarebbe stato improponibile sotto il sole battente dell’ora di pranzo!

Santuario della Madonna delle Grazie

Il santuario sorge presso il greto del fosso Terminara, a circa 1 km dal castello di Rasiglia.

La fondazione del santuario risale al 15 agosto del 1450, ad opera di Antonio Bolognini (vescovo di Foligno) a seguito del ritrovamento di una statua della Madonna in terracotta, inginocchiata in adorazione del Bambino. Nonostante il successivo spostamento della statua in altre diocesi, questa tornò più volte al luogo d’origine e si ritenne questo un segno della volontà divina; così si decise di erigere qui, una chiesa.

La chiesa a pianta quadrangolare, ha un’unica navata, il portico è sorretto da sei pilastri e tre colonnine, con steli che simboleggiano i popoli di Roviglieto, Scopoli e Volperino. Vicino all’ingresso la finestra “del viandante”.

Il fiume Menotre e le sorgenti di Rasiglia

Le acque del Menotre scorrono attraverso opere di canalizzazione, determinando un intreccio d’invasi e cascatelle all’interno nel paese. La portata media del fiume in questo tratto è notevolmente diminuita e con essa la ricchezza ittica. Il Menotre nei secoli, è stato sfruttato per uso irriguo, dei mulini del paese e delle centrali elettriche di tutta la zona.

Per chi come noi, ha l’occasione di passeggiare per le stradine di questo piccolo borgo, non può che rimanere attratto dai corsi d’acqua che caratterizzano l’abitato rendendolo unico ed affascinante; riflessi, colori e specchi d’acqua in ogni angolo della città.

Le sorgenti di Rasiglia sono:

  • Capovena,
  • Alzabove,
  • Venarella,
  • Le Vene,
  • La Vena Pidocchiosa,
  • Le Vene di Campolungo.

La sorgente che alimenta e percorre Rasiglia è quella di Capovena; si trova nella parte alta del paese, ai piedi del palazzo che i Trinci occupavano all’epoca del loro governo sul territorio folignate, e che attraversa l’abitato formando rivoli e cascatelle che si riuniscono in una grande vasca denominata ‘Peschiera ‘ per poi riversarsi nel fiume Menotre.

La leggenda narra che anticamente la sorgente sgorgava in località Acqua Pagana nell’alta valle del Chienti; gli abitanti consideravano queste acque una maledizione perché fuoriuscendo, allagavano i campi impedendo ogni tipo di coltivazione. Così decisero di ostruire la sorgente con dei sacchi riempiti di lana, bloccandone il flusso. Le acque cominciarono così a defluire a Rasiglia.

L’abbondanza di acqua ha favorito da sempre lo sviluppo del paese. Gli abitanti hanno saputo sfruttare la forza motrice dell’acqua per migliorare l’economia locale con la creazione di numerosi opifici: gualchiere, mulini a grano, lanifici e poi dopo il ´900 di due centraline idroelettriche.

I Mulini :

La straordinaria presenza di acqua aveva fatto di Rasiglia un paese di molini e di mugnai. Se ne ricordano quattro:

  • Accorimboni,
  • Angeli,
  • Silvestri,
  • Ottaviani.

Rasiglia era così in grado di servire tutto il vasto territorio circostante.

La fantasia popolare, aveva coniato delle particolari espressioni in base al rumore delle macine: al molino Angeli “lu saccu pe’ coscienza”, al molino Silvestri “chi sci, chi no”, al molino Ottaviani “tutti uguali, tutti uguali”.

L’acqua investiva le pale che permettevano di azionare la macina in pietra. In genere i molini erano provvisti di due macine, una per il grano e l’altra per il mais e i cereali. Una volta frantumato, il grano veniva raffinato attraverso il “buratto”, un cilindro rivestito di finissima seta che separava la farina dalla crusca. Ogni macina poteva lavorare in un’ora fino a tre quintali di cereali.

I lanifici:

Che Rasiglia fosse paese di pastori non poteva dirsi, però ogni famiglia aveva il suo gregge i cui prodotti erano sufficienti alla sua economia… quand’era maggio si procedeva alla tosatura della lana con le forbici di lamiera, larghe, nere, enormi, sotto l’arco di Appollonia in genere, durante la meriggia, o dietro ai pagliai…”.

Così si esprime Vanda Tonti nel suo “Vita col padre Umberto Tonti” in cui riferisce, con il sentimento della vita vissuta, le vicende, la realtà, le tradizioni della comunità di Rasiglia e del territorio circostante.

Telaio meccanico

La lana tosata, veniva poi filata, tinta e tessuta attraverso passaggi laboriosi e complessi finchè si confezionavano le pezze pronte da vendere o si realizzavano, con disegni più o meno complicati, bellissime coperte da letto. Due i lanifici presenti a Rasiglia: Tonti e Accorimboni.

Oggi sono individuabili i siti ed è possibile ricostruire in parte i cicli di lavorazione.

Non mancate di passare anche a Capodacqua dove potrete ammirare un incantevole ristorante con ruota di mulino, davvero pittoresco e caratteristico, così come tutto il paesino!

Purtroppo non sappiamo cose si mangi in questo ristorante, perchè non abbiamo trovato posto senza aver prenotato prima, ma il suo aspetto ci ha davvero incuriositi.

Davvero un borgo carinissimo e perfettamente conservato, con edifici interessanti.

E lungo il percorso tanti borghetti interessanti, castelli e punti di assoluto interesse da non perdere se sarete da queste parti!

Ovviamente una piccola toccata e fuga a Spello, vale sempre la pena e se poi sarete così fortunati da trovare anche l’Infiorata, non dimenticherete mai questo borgo umbro!

Abbiamo visto tanto verde e natura, trovato pace e relax, avvistato un cerbiatto e parti pieni di papaveri. Ma parlando con gli abitanti del posto abbiamo anche scoperto l’altra faccia dell’Umbria, quella che soffre, che si è spopolato dopo i sismi che l’hanno diramente colpita e appreso di tante persone che vivono e resistono nei villaggi di legno costruiti dopo quanto successo. C’è tanto da scoprire, preservare e ricostruire in questa regione che vive a cavallo dell’Italia.

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