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Italia in 4x4 - Sulle orme dei Sanniti


Prenotabile fino a domenica 11 giugno 2023

Viaggio fuoristrada 4×4 in Italia nella zona tra il Molise, la Basilicata, la Puglia e la Calabria un tempo Regno dei Sanniti.

da 650.00 €

Durata: 7 giorni
Max. persone: 20
Viaggi Italia 4x4
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Viaggio fuoristrada 4×4 in Italia, per un tour offroad in un territorio autentico, dove assaporare profumi di altri tempi.

POSSIBILITA' DI PARTECIPAZIONE CON 4X4 PROPRIO O COME PASSEGGERO DEI VEICOLI ORGANIZZAZIONE

Parliamo di quella zona tra il Molise, la Basilicata, la Puglia e la Calabria, un tempo Regno dei Sanniti. Un Territorio fatto di parchi, di panorami incredibilmente suggestivi, in un contesto dove le tradizioni ancora sopravvivono e ci attendono per accompagnarci in una settimana “fuori dal comune” per imprimersi dentro di noi.

Il ritrovo per questo tour sarà in un fantastico Agricampeggio raggiungibile anche il giorno prima per far cominciare la vacanza con tranquillità.

Tour organizzato con la solita passione e professionalità con gli amici dei “Topini Randagi”, che saranno con noi come guide e assistenza, in una delle tante zone della nostra bella Italia, ancora troppo colpevolmente nascoste e spesso sconosciute anche a noi italiani.

Il percorso è stato attentamente costruito selezionando favolose strade bianche e pezzi in fuoristrada, trasferimenti su strade secondarie, tutti rigorosamente in regola con il Codice della Strada e in regola con gli eventuali permessi.

Per i pernottamenti alterneremo dei fantastici bivacchi, a campeggi con possibilità di bungalow, a piccoli hotels.



Highlights

Tour offroad tra il Molise, la Basilicata, la Puglia e la Calabria.

Programma

Giorno 1:

Partiremo alle 09:30 dal nostro Agriturismo/campeggio (chi vuole sarà arrivato alla struttura già dal giorno prima) di questo piccolo borgo montano all'interno del Parco regionale del Matese, che prende il nome dal celeberrimo "fiume dell'oblio" della mitologia greca e romana, il Lete. Fiume richiamato anche nel Purgatorio di Dante Alighieri, che immagina di farvi purificare le anime prima di salire in Paradiso, per dimenticare le colpe terrene. Il paese di Letino è raccolto su un lungo sperone di roccia del versante meridionale del Matese, in un contesto paesaggistico incontaminato e in posizione centrale e panoramica tra il lago di Gallo e il lago di Letino. Quest'ultimo bacino è nato dallo sbarramento artificiale del fiume Lete, che si inabissa nel sottosuolo e forma una grotta carsica esplorata dagli speleologi a partire dagli anni '20 del secolo scorso, la Grotta del Cauto, un grande traforo naturale ricco di formazioni stalattitiche e stalagmitiche, che sul lato opposto si apre con uno spettacolare affaccio sulla vallata. Una passeggiata per le stradine del centro storico conduce alla parrocchiale di San Giovanni Battista, con facciata e campanile in pietra, per poi finire sul punto più alto, dominato dal Castello e dal Santuario di Santa Maria del Castello, di forme sette ottocentesche.

Arriveremo poi a Roccamandolfi, dove percorrendo i sentieri lungo il torrente Callora è possibile ammirare una gola dalle ripide pareti, scavata dalle acque del torrente, abbondantissime specie in inverno.

In più punti l’acqua si raccoglie in piccole pozze, alcune abbastanza profonde, e compie salti spettacolari. Il piccolo borgo medievale è un intreccio fitto di stradine e piccole case, che circondano la chiesa di San Giacomo.

Poco distanti dalla chiesa è possibile vedere le quattro antiche unità di misura per granaglie, realizzate in pietra levigata e corrispondenti al "tomolo" al "mezzetto" al "quarto" ed alla "misura".

Questo paese conserva anche una delle “croci viarie” più belle e antiche del Molise, che presenta su un lato il Cristo sulla croce e sull’altro il Cristo seduto sul trono, nell’atto di benedire. Superando la parte alta del paese, seguendo un sentiero nel verde, si giunge al castello. Partendo dall'edificio principesco e passando lungo un tragitto caratterizzato da sentieri montuosi, boschi e ruscelli, si arriva fino a un Ponte Tibetano: piccolo capolavoro di ingegneria e carpenteria metallica sospeso nel vuoto. Qui potremo (potrete) fare una passeggiata adrenalinica ad alta quota e circondati da fascinose pareti rocciose.

Passeremo poi da Bojano, il cui nome deriverebbe da “il bue”. Tra le testimonianze del passato, da vedere la Cattedrale del XI secolo dedicata a San Bartolomeo, patrono della città e della diocesi, una delle più antiche della cristianità.

L’edificio è stato più volte distrutto e ha subito molte trasformazioni. Durante gli ultimi lavori di restauro sotto l’altare è stata rinvenuta l’antica abside da cui sgorga dell’acqua e alla quale si accede attraverso sette gradini, che simboleggiano i sette vizi capitali.

Tale caratteristica fa della Cattedrale di Bojano, probabilmente l’unica Cattedrale esistente ad avere l’altare sopra una sorgente d’acqua.

Da visitare il medievale borgo fortificato, detto Civita di Bojano, che sovrasta l’attuale centro abitato.

Dalle rovine del vecchio Castello si gode di un panorama suggestivo: da un lato i rilievi del Matese, dall’altro la piana dove sorge Bojano, con l’inizio della valle del fiume Biferno e il Tratturo Pescasseroli-Candela.

Ai piedi della vecchia fortezza, invece, all’interno di una cinta muraria in buona parte visibile, un complesso di piccole case e strette viuzze, in gran parte disabitato.

Il silenzio e le piccole stradine fanno di questo borgo un posto davvero magico!

Emozionante infine anche il Santuario di Sant’Egidio, posto a 1.000 metri di altezza tra i boschi di faggio del Matese e raggiungibile solo a piedi, seguendo un sentiero di montagna.

La chiesetta, probabilmente risalente al IX-X secolo, è posta nei pressi di una sorgente d’acqua purissima.

Non ci perderemo poi lungo la strada il “Pozzo della Neve, ovvero l’Abisso dei Sogni, la Grotta dei Padri Carismatici, che conta più leggende che metri di scale e che costringe ad inenarrabili fatiche i suoi esploratori, gratificandoli poi con la propria bellezza…” L’abisso Pozzo della Neve si apre nella faggeta di Costa del Carpine, in località Tornieri, all’interno dell’Oasi WWF Guardiaregia – Campochiaro.

Esso ricade in un settore del Matese nord-orientale, compreso tra Costa S. Angelo, Piscina Cul di Bove, Costa del Carpine e le Tre Torrette, caratterizzato da numerose manifestazioni carsiche, sia ipogee sia epigee che, situate a poca distanza le une dalle altre, suggeriscono l’esistenza nell’area di un enorme complesso carsico sotterraneo. Già noto ai locali, che sfruttavano il sito come punto di approvvigionamento di ghiaccio e acqua durante la stagione estiva, nel 1955 viene descritto ed esplorato da un gruppo di speleologi romani. L’abisso rappresenta uno dei fenomeni carsici ipogei più vistosi dell’Appennino meridionale e rappresenta, sia per il suo sviluppo planimetrico sia per la sua profondità, la maggiore forma carsica ipogea del Matese. Esso ha, infatti, una profondità di 1048 m ed un’estensione lineare che supera gli 8000 m. L’abisso ha due ingressi, posti a poca distanza e raggiungibili percorrendo la strada che da Guardiaregia conduce a Serra del Perrone e poi, da lì, imboccando il sentiero N 5 “Valle Uma” che si svolge all’interno dell’Oasi.

Proseguendo arriveremo ad Altilia, ai piedi del Matese dove è presente un’antica rovina romana, praticamente un tesoro dimenticato, a meno di mezzora di auto da Campobasso. Il sito, due millenni fa fiorente cittadina, è racchiuso da tre porte, che erano gli unici tre accessi al centro. Presentano un livello di conservazione che rasenta la perfezione e sulle quali sono installate delle statue e dei bassorilievi che le rendono ancora più affascinanti. Su una di esse, a nostro avviso la più interessante, è possibile, attraverso una scalinata autentica, salire fin sopra il suo arco per poter passeggiare, seppur per pochi metri, in quelle che erano le mura di un tempo e adesso quasi assenti, se non in prossimità delle porte. L’anfiteatro, anch’esso conservato perfettamente, è tutt’ora usato, quelle poche volte che i molisani si ricordano della sua esistenza, appoggiandosi ad un casolare   costruito più recentemente e adibito a camerini e a sale di regia. Durante le serate culturali, ne viene fuori uno spettacolo fuori dal comune, capace di regalare un’atmosfera quanto mai suggestiva, soprattutto se ad andare in scena sono dei drammi greci o romani.

Proseguiamo questa meravigliosa “prima tappa” e arriviamo a Sepino. A metà strada tra l’insediamento romano e le fortificazioni di Terravecchia era ubicata un’area sacra dedicata alle divinità sannitiche. Frequentata già dalla fine del IV sec. a.C., dopo un periodo di decadenza ritornò in auge alla fine del II sec. a.C. con la costruzione di un nuovo e più importante tempio. Gli scavi hanno restituito molti oggetti legati al culto delle antiche religioni. Al declino di queste, nel IV sec. d.C. l’area continuò a vivere come chiesa cristiana.

Non si hanno notizie chiare sul perché quest'area venne denominata "San Pietro". Probabilmente è da ricollegare al culto cristiano del Santo. Con riferimento all'area santuaria pagana, gli scavi hanno invece restituito molti oggetti della vita quotidiana che si svolgeva all'interno del recinto sacro. Questi oggetti ed altri ancora hanno fatto identificare una delle deità venerate nel santuario: la bella Mefite. Presenta le sembianze di una giovane donna che protegge le donne e le assiste nelle loro attività quotidiane.

Arriveremo quindi nel tardo pomeriggio nella nostra zona “bivacco” dove allestiremo il nostro primo “campo”.

Giorno 2:

Ripartiamo dopo colazione e puntiamo Santa Croce, il cui toponimo compare in alcuni diplomi stilati nell’VIII secolo d.C. come Casale Sanctae Crucis. Nel 762 fu poi assegnata dal re longobardo Desiderio ai monaci dell’Abbazia di Montecassino; in seguito, dopo essere stata sottoposta all’autorità amministrativa di Boiano, fu concessa in feudo da Guglielmo I a Rodolfo Alemagno, che ne fece suo possesso dal 1172 al 1183. Prima di far parte della provincia di Benevento, dopo l’Unità d’Italia, appartenne dapprima a quella di Capitanata e poi a quella di Campobasso.

Santa Croce fu una delle diverse stationes lungo le strade dei vecchi tratturi, ovvero le transumanze invernali delle greggi che scendevano dai monti dell’Abruzzo e del Molise percorrendo le antichissime piste.

Il nome tratturo appare per la prima volta nel corso degli ultimi secoli dell’Impero Romano come deformazione fonetica del termine latino tractoria, vocabolo che nei Codici di Teodosio (401-460) e di Giustiniano (482-565), indicava il privilegio dell’uso gratuito del suolo di proprietà dello stato e che venne impiegato per i pastori della transumanza. La transumanza, ovvero lo spostamento stagionale delle greggi dai pascoli estivi della montagna a quelli invernali in pianura, ha costituito, nella realtà storica, un fenomeno molto complesso che ha interessato diversi aspetti della vita e della cultura. Sorta come migrazione spontanea degli animali che seguivano i pascoli più verdi, divenne nel IV sec. A. C. un fenomeno gestito e controllato da un popolo: I Sanniti.

Eccoci poi a Circello che trova l’origine del suo nome dai boschi di querce che abbondano nel territorio circostante.

L’attuale configurazione del centro abitato nasce nel Medioevo, nel corso dell’VIII secolo. Successivamente, fu fortificato e potenziato con mura di cinta, camminamenti e porte.

In passato fu un’importante arteria di collegamento e di passaggio tra Molise e Puglia; anche questo comune, infatti, è attraversato dal tratturo Pescasseroli-Candela.

Il castello nel suo complesso vede la sua costruzione probabilmente intorno al secolo X° e venne più volte rimaneggiato nelle epoche successive. Le ricerche effettuate suddividono tale costruzione ed i successivi ampliamenti e consolidamenti in quattro intervalli temporali: periodo longobardo, periodo normanno, periodo aragonese e i primi anni del secolo XIX° quando il castello e il palazzo ducale vennero abitati dalla famiglia dei Di Somma. È da notare che il Castello di Circello non presenta come bastioni le consuete torri angolari aventi forme cilindriche sovrapposte a basi troncoconiche, ma una molto rara tipologia quadrangolare che può a buona ragione considerarsi l'assoluta antenata dei baluardi rinascimentali aventi punta di lancia, ed adottati dal 1530-40 nel meridione in genere.

Sul percorso poi troveremo Casalbore, il cui nome deriva da Casali Albuli, con riferimento alla pietra bianca locale utilizzata nelle costruzioni, sorge al confine con la provincia di Benevento. L'area è abitata sin dall'antichità, come testimoniano i preziosi reperti archeologici del Tempio Italico (V-VI sec. a.C.), unico edificio templare di età sannitica conosciuto in Irpinia, e i resti della necropoli sannitica situata in Località Spineto. Il centro storico si caratterizza per la presenza di diversi edifici signorili, impreziositi da portali in pietra e finestre di ispirazione gotica.

Torre Normanna, Datazione: XII secolo. Un avamposto a difesa della Valle del Miscano. La Torre Normanna rappresentava un punto di difesa e osservazione strategico per il controllo dei traffici commerciali che interessavano la Valle del Miscano; la sua costruzione ha determinato, probabilmente, la nascita vera e propria del borgo antico di Casalbore. Attorno ad essa, in epoche successive, si sviluppò un complesso architettonico più articolato, difeso da bastioni e caratterizzato dal colore grigio chiaro della tipica pietra locale utilizzata per la sua realizzazione. La struttura si sviluppa attorno ad un'ampia piazza d'armi cui si accede attraverso la cosiddetta Porta Beneventana, ricavata proprio nella parte bassa della torre. Questa porta in origine non doveva essere presente, poiché simili torri sono solitamente caratterizzate dall'avere una cisterna per l'acqua al pianterreno e da vari piani ripartiti da solai lignei. L'ipotesi è inoltre avvalorata dal rinvenimento di un fossato alla base della torre, il quale doveva anche essere sormontato da un ponte levatoio. La torre era inoltre dotata di un camino situato al primo piano e di servizi igienici ricavati nello spessore delle mura ai livelli superiori. Oltre alla già citata piazza d'armi, dell'originario fortilizio sviluppatosi attorno alla torre resta anche una torre più piccola posta a sud-est. Nel Cinquecento, la struttura fu trasformata ad opera dei Caracciolo in dimora signorile, aggiungendovi il palazzo posto sul lato Sud della corte e altre tre porte di accesso.

Arriveremo poi a Lucera, situata in un territorio prevalentemente pianeggiante. Lucera sorge su una piccola altura formata da tre colli, il Monte Albano, il Monte Belvedere e il Monte Sacro, dominando in questo modo l’ampia piana del Tavoliere delle Puglie e ha origini che rimandano a epoche remote, come testimoniano alcuni ritrovamenti sul monte Albano, dove sono state rinvenute tracce di un insediamento risalente al neolitico.

Nel III secolo d.C. Costantino la elevò a capoluogo della provincia dell’Apulia. Nel 663 l’abitato fu quasi completamente distrutto dai bizantini ma tornò ad avere un periodo di splendore sotto gli Svevi e i primi esponenti degli Angioini: sotto il dominio di Federico II venne dotato di imponenti fortificazioni e, nella prima metà del XIII secolo, i Saraceni di Sicilia vi costruirono moschee e minareti. Sul territorio dominarono poi gli Aragonesi e fu sotto di loro che ebbe inizio lo storico fenomeno della transumanza. Nei primi decenni del 1900 il territorio beneficiò di una importante opera di bonifica che interessò tutta la provincia di Foggia. Va infine ricordato che Lucera fu capoluogo della Capitanata e del Molise fino al 1806. La Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta si trova nel cuore del borgo ed è un esempio di architettura gotico-angioina. Costruita per volere di Carlo II d’Angiò fu consacrata nel 1302, dichiarata basilica minore nel 1834 da Papa Gregorio XVI e monumento nazionale nel 1874. Sulla sommità del Colle Albano svetta la Fortezza di Lucera, Castello risalente al XIII secolo protetto per tre lati da ripidissime pareti a strapiombo. Il palazzo fu fatto edificare dal Federico II nel 1233, mentre la muraglia della Fortezza venne costruita per volere di Carlo I d’Angiò nel 1289. Numerosi sono i luoghi di cultura presenti a Lucera tra cui spicca l’Anfiteatro Romano Augusteo, monumento di epoca romana che si trova nella periferia est della città e la cui costruzione risale al periodo che va dal 27 al 1 a.C.

Pernottamento in hotel a Lucera e cena in paese.

Giorno 3:

Ripartiamo dopo colazione e non lontano troveremo poi i Laghi di Monticchio, situati alla falda sudoccidentale del monte Vulture, occupano le bocche crateriche dell'antico vulcano. Pur comunicando tra loro, i laghi presentano un diverso colore: il Lago Piccolo ha un colore verdastro, il Lago Grande verde oliva. I laghi, entrambi di forma ellittica, sono separati da un istmo largo 215 mt.     

Il Lago Piccolo ha una superficie di 16 ettari e perimetro di 1800 m, presenta sponde ripide che scendono fino ad una profondità di 38 m. Il Lago Grande con una superficie di 38 ettari e perimetro di 2700 m, occupa una cavità imbutiforme, con bassifondi estesi per gran parte del bacino, che solo a nord si inabissano fino a 36 m.

Il lago piccolo a quota 658 m viene alimentato da sorgenti subacquee, da qui l'acqua defluisce attraverso un ruscello con portata di 57 litri al secondo, nel Lago Grande, a quota 656 m. Entrambi i laghi hanno la temperatura più elevata dei laghi d’Italia. Tra le specie vegetali lungo le rive si ricordano roveri e faggi, nelle acque le ninfee. Fra la fauna ittica di particolare tutela è l'alborella appenninica.

I due laghi sono situati all'interno della Riserva Naturale Regionale del Lago Piccolo di Monticchio e sono attorniati da diversi boschi di pini, abeti, castagni e faggi. L'ambiente, così, verdeggiante ed incontaminato permette a questa zona di divenire una meta ambita, da visitare soprattutto nelle stagioni estive. Questa destinazione è perfetta per tutti coloro che sono amanti del relax e di salutari passeggiate immerse nella natura, ma lo è anche per tutti coloro che hanno uno spirito avventuriero.

Inoltre, è inevitabile dover andare a visitare l'Abbazia di San Michele Arcangelo, che padroneggia dall'alto il Piccolo Lago ed offre un affascinante panorama su tutta la Riserva.

Monticchio è una piccola frazione in provincia di Potenza, in Basilicata. Sorge sulle pendici del Monte Vulture a circa 600 metri sul livello del mare e fa parte dei comuni di Rionero in Vulture e Atella; distante oltre 130 chilometri dalla rinomata Matera, può rappresentare una destinazione per una giornata di svago nel verde. Ma cosa rende questa borgata così speciale, tanto da essere una delle mete estive preferite dal turismo appenninico?

Monticchio si trova in un angolo d’Italia bellissimo. Basta semplicemente questo a renderlo speciale, e sono molti i turisti che se ne sono accorti. Monticchio è una delle mete turistiche della Basilicata amata dagli stessi lucani, che vi si recano in cerca di un luogo fresco e tranquillo.

Pernottamento Hotel a Rapolla – Cena in ristorante.

Giorno 4

Partiremo di buon’ora dopo colazione per raggiungere Matera. Una città tra le più antiche del mondo il cui territorio custodisce testimonianze di insediamenti umani a partire dal paleolitico e senza interruzioni fino   ai   nostri   giorni.  Rappresenta   una pagina   straordinaria scritta dall’uomo attraverso i millenni di questa lunghissima storia.

Il nucleo urbano originario, sviluppatosi a partire dalle grotte naturali scavate nella roccia e successivamente modellate in strutture sempre più complesse all’interno di due grandi anfiteatri naturali che sono il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano. Matera è una città dalla storia affascinante e complessa: città di confine, di contrasti, di competizione e fusione tra paesaggi, civiltà, culture, diverse. Dalla civiltà rupestre a quelle di matrice bizantina ed orientale, all’avvento dei Normanni, il sistematico tentativo di riduzione della città rupestre alle regole della cultura della città europea: dal romanico, al rinascimento, al barocco, gli ultimi otto secoli di costruzione e rifinitura della città hanno tentato di plasmare, vincere le naturali resistenze del preesistente habitat rupestre, determinando architetture e sistemazioni urbane di particolare qualità ed originalità. Oggi, nuovamente nel segno della cultura urbanistica europea, gli aspetti della sfida della riqualificazione, del recupero sostenibile, della riconquista dell’identità perduta sono le attività che hanno riportato alla ribalta questa città unica diventata a ragione patrimonio mondiale dell’umanità.

I Sassi di Matera

L’architettura irripetibile dei Sassi di Matera racconta la capacità dell’uomo di adattarsi perfettamente all’ambiente e al contesto naturale, utilizzando con maestria semplici caratteristiche come la temperatura costante degli ambienti scavati, la calcarenite stessa del banco roccioso per la costruzione delle abitazioni fuori terra e l’utilizzo dei pendii per il controllo delle acque e dei fenomeni meteorici.

La struttura architettonica è costituita da due sistemi, quello immediatamente visibile realizzato con le stratificazioni successive di abitazioni, corti, ballatoi, palazzi, chiese, strade orti e giardini, e quello interno e invisibile a prima vista costituito da cisterne, neviere, grotte cunicoli e sistemi di controllo delle acque, sistemi essenziali per la vita e la ricchezza della comunità.

Pernottamento e cena agricampeggio (con possibilità di camere).

Giorno 5

Troveremo subito in mattinata il lago della Diga di San Giuliano, un lago artificiale circondato da un folto bosco che si estende su un’area di 1000 ettari compresa tra i territori di Matera, Miglionico e Grottole. Il lago ha un’estensione di circa 8 chilometri e nel 2006 sulle sue sponde è stato ritrovato il fossile di una balena lungo ben 27 metri, risalente al pleistocene.

Tale invaso nacque con la funzione di bacino idrico fu finanziato con stanziamenti della Cassa Del Mezzogiorno inseriti all’interno del Piano Marshall. I lavori per creare una diga sul fiume Bradano durarono dal 1950 al 1957 e da quel momento l’area cominciò ad attrarre sia visitatori che fauna di ogni tipo. Arriveremo quindi a Metaponto, paese che si trova al centro del Golfo di Taranto sul Mar Jonio, sulla Costa Jonica della Basilicata. Intorno ci sono vaste aree di macchia mediterranea e suggestive pinete che si estendono fino alle spiagge. È un luogo ricco di storia dove troveremo magnifiche testimonianze della Civiltà Magno-Greca. Metaponto è anche una delle località ideali per chi vuole godere il mare e il caldo sole del Sud.

La città fondata nella metà del VII secolo a.C. da greci provenienti dall’Acaia, divenne una delle più importanti colonie della Magna Grecia. La sua ricchezza era principalmente costituita da un ampio e fertile territorio, delimitato dai fiumi Bradano e Basento e famoso per la produzione cerealicola (testimoniata dal simbolo della spiga sulla monetazione della città).

Location I Moschettieri del Re: Nel dettaglio per le riprese al di là della splendida Matera, sono state scelte molte altre località.

Montescaglioso: È chiamata anche la città dei monasteri, considerando la presenza di ben quattro grandi complessi monastici, tra i quali spicca l’Abbazia di San Michele Arcangelo.

Grottole: Qui la natura regna sovrana, per un’estensione di 11mila ettari e una doppia delimitazione fluviale, data dal Basento e dal Bradano 

Pietrapertosa: Immancabile tappa per chi voglia conoscere il territorio lucano. Si tratta del comune più alto della Basilicata.

Infatti, questo si trova a un’altitudine media di 1.088 metri sul livello del mare e va a formare le Dolomiti Lucane Le telecamere di Veronesi hanno poi indugiato sullo spettacolare panorama dei calanchi, generati dall’erosione del terreno, e sulle bellezze del Parco di Gallipolo Cognato. Altre riprese sono state effettuate nei pressi del monte Volture, a Viggiano nella Val d’Agri e nei dintorni del Marsico Vetere e Il Marsico Nuovo.

Pernottamento in campeggio sul mare a Metaponto.

Giorno 6

Oggi visiteremo il Parco Archeologico di Metaponto con i resti di quanto si è salvato dalle continue spoliazioni del passato della polis greca. Il Museo Nazionale del Metapontino con reperti dalla preistoria alla tarda antichità e il Tempio extraurbano di Hera, meglio conosciuto con il nome di Tavole Palatine, offrono al visitatore la possibilità di conoscere da vicino la cultura della Magna Grecia. L’interesse dei coloni greci è rivolto anche a tutto il territorio circostante, la chora, estremamente fertile, che immediatamente diviene oggetto di lavori per la creazione delle necessarie infrastrutture, e dell’erezione dei santuari extraurbani che rappresentano i segni più appariscenti della presenza di queste nuove genti e segnano i confini della polis di Metaponto. Il più importante di questi santuari, l’unico rimasto in piedi, è quello denominato Tavole Palatine, un imponente tempio con colonnato di tipo dorico, 12 colonne sul lato lungo e 6 su quello corto, realizzato nel tardo VI secolo a.C. e posto in prossimità di una sorgente sacralizzata come era uso nel mondo greco. Il tempio dedicato ad Hera, protettrice dei confini, conserva oggi in alzato 15 colonne. Nell’agorà si distinguono il manteion intitolato ad Apollo e l’imponente struttura emiciclica del teatro con gradinate in pietra che, nel corso della seconda metà del IV secolo a.C., sostituisce la struttura circolare arcaica denominata ekklesiasterion, destinata ad ospitare le assemblee cittadine. La mancanza di un pendio collinare impose l’invenzione di un rilievo artificiale mantenuto da un muro di contenimento con gli ingressi alla parte alta delle gradinate. Il Teatro di Metaponto costituisce un unicum, il modello architettonico anticipa le for me del futuro anfiteatro romano. In prossimità del teatro vi sono anche i resti del tempio dedicato a Zeus Agoraios, protettore dell’agorà. Sul lato opposto dell’attuale strada di accesso sono i resti del castrum romano utilizzato nel corso del III secolo a.C. La consegna della città, da parte dei metapontini, ad Annibale nel 212 a.C. e il ritiro di quest’ultimo nel Bruzio segna per Metaponto l’inizio di una crisi demografica ed economica irreversibile, gli edifici sacri si riducono a ruderi e diventano cave per produrre calce o recuperare materiali da costruzione.

Sul percorso troveremo Craco, lo splendido “paese fantasma” della Basilicata, nella provincia di Matera, che a chi lo osserva in lontananza si presenta come una scultura di origini medioevali circondata dai “Calanchi”.

Quello che oggi è uno dei paesi imperdibili della terra lucana, per suggestività e bellezza, è stato distrutto nel 1963 da una frana che ha costretto la popolazione locale ad abbandonare il borgo per rifugiarsi nel nuovo comune di Craco Peschiera.

Del vecchio paese restano le case in pietra aggrappate alla roccia e tra di esse si distingue la torre normanna in posizione dominante rispetto all’antico borgo. Dentro Craco vecchia, sembra di sentire ancora le voci della gente lo ha abitato, i rintocchi delle campane delle chiese che lo hanno animato e che, a guardarle, distrutte e oltraggiate dalla frana, hanno comunque mantenuto intatta la loro storia.

A vederlo dall’esterno, Craco rimanda la mente ad ambientazioni da film western per la sua bellezza scenografica e proprio il grande schermo ha saputo coglierne la suggestività al punto che registi di fama nazionale e internazionale hanno girato tra le sue rovine i propri film. Le pellicole ambientate a Craco sono King David (1985) Bruce Beresford, La Luca (1996) di Gabriele Lavia, Terra Bruciata (1999) di Fabio Segatori, fino a The Passion (2004) di Mel Gibson, che proprio qui ha girato la scena dell’impiccagione di Giuda.

Arriveremo quindi a Castelmezzano nelle Dolomiti Lucane. “Città paesaggio” per la sua rara bellezza inclusa nei “Borghi più Belli d’Italia”, Castelmezzano è uno dei paesi del Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane.

A vederlo in lontananza, Castelmezzano, così piccolo e grazioso, fa vivere la sensazione di entrare in una favola, i cui protagonisti sono l’Aquila reale e la Civetta, la Grande Madre, l’Incudine e la Bocca del Leone. Solo i nomi sono presi in prestito dalla fantasia, perché le sculture degli enormi massi di roccia arenaria, che nel tempo sono state plasmate dai giochi del vento e della pioggia, fino ad assumere simili forme, esistono davvero!

A fare la guardia a questo gioiello dalla struttura medievale, fatto di scale ripide, vicoli stretti, case arrampicate sulla roccia, sono le Piccole Dolomiti Lucane che, più in alto si sale, seguendo percorsi dedicati, più svelano un incantevole paesaggio.

Proprio da qui si può vivere l’emozione unica del “Volo dell’Angelo”. È un emozione indimenticabile percorrere quasi un chilometro e mezzo volando ad oltre 1.000 metri di altezza tra le montagne di Castelmezzano e Pietrapertosa. Sospesi tra cielo e terra nell’incantevole contesto delle Dolomiti Lucane, imbracati in totale sicurezza, per lanciarsi nel vuoto e godere come mai prima, da soli o in coppia, dell’incantevole paesaggio delle Dolomiti Lucane, fino a sfiorarne le vette e raggiungere la vicina Pietrapertosa. La favola, a Castelmezzano, prosegue poi con un singolare “matrimonio”, quello tra gli alberi…

Arrivo in serata a Potenza, Pernottamento in Hotel e cena finale con i saluti. Domattina alcuni magari rientreranno e altri invece faranno la visita della città.

Giorno 7

Dopo colazione visita della città di Potenza che, con i suoi 819 m di altitudine, è il capoluogo di Regione più alto dell’Italia peninsulare.

Sorge lungo una dorsale appenninica alla sinistra del fiume Basento ed è racchiusa da una cordigliera di monti assai suggestivi, la località Rifreddo, la Sellata, le Dolomiti Lucane in cui la natura ancora incontaminata è una forte attrattiva turistica.

A primo impatto l’agglomerato urbano della città si mostra sobrio e moderno con la cortina di palazzi, edificati negli ultimi decenni, che scendono giù fino a valle e nella zona settentrionale. Dietro di essi si apre il cuore antico della città ricco di storia e affascinanti testimonianze millenarie. L’antico centro storico è arroccato nella parte alta della città, accessibile anche attraverso le scale mobili di cui Potenza è munita. Il cuore della città, che conserva ancora preziose testimonianze delle mura e delle porte d’ingresso medievali, è segnato da Piazza Mario Pagano, dove si affaccia il Teatro dedicato al musicista lucano Francesco Stabile, un gioiello di architettura neo classica che nelle sue  linee in piccolo ricorda il teatro San Carlo di Napoli e dalla sinuosa e stretta via Pretoria, il “salotto” della città come amano chiamarla i potentini, luogo prediletto degli incontri e delle passeggiate serali. I vicoletti, gli angoli e gli slarghi, numerosi nella città, permettono al visitatore curioso di incontrare piccole botteghe e prestigiosi palazzi storici, di riconoscere i segni di una storia millenaria segnata dalla caparbietà dei potentini di ricostruire la città nonostante i numerosi terremoti che l’hanno più volte distrutta.

Le specialità locali principali sono gli "gnummarieddi": involtini di interiora di animale, la soppressata, prodotto agroalimentare tradizionale e la famosa lucanica, un tipo di salsiccia diventata, in molti dialetti del nord Italia, luganega. Uno degli ingredienti tipici della cucina lucana, specialmente in Val d'Agri è il rafano che viene grattugiato sulla pasta fatta in casa o impiegato come ingrediente della "rafanata": una frittata preparata con questo tipo di radice. Un'altra specialità caratteristica della Regione sono i peperoni "cruschi" (croccanti). Peperoni rossi essiccati che vengono scottati nell'olio d'oliva, spesso accompagnati dal baccalà o utilizzati come condimento nella pasta. Particolarmente noti sono i Peperoni di Senise che hanno ottenuto il marchio IGP.


Vista la tipologia dell’itinerario, potranno esserci anche significativi cambi di programma/percorso derivanti da eventi atmosferici, problemi di sicurezza, strade chiuse e revoche di permessi. In questi casi Desartica metterà in atto i cambi di percorso necessari in accordo con le autorità locali, concordando con loro l'eventuale nuovo itinerario, privilegiando sempre la sicurezza dei Partecipanti.

Prezzo/i

Tour Maggio 2023
Dal 21 al 27 maggio 2023
Pilota - auto propria [18-80] 650.00 €
Passeggero - auto propria [13-80] 420.00 €
Passeggero - bambino da 9 a 12 anni - auto propria [9-12] 180.00 €
Passeggero - bambino fino a 9 anni - auto propria [0-8] 0.00 €
Passeggero veicolo organizzazione [12-80] 650.00 €

da 650.00 €

Tour Giugno 2023
Dal 4 al 10 giugno 2023
Pilota - auto propria [18-80] 650.00 €
Passeggero - auto propria [13-80] 420.00 €
Passeggero - bambino da 9 a 12 anni - auto propria [9-12] 180.00 €
Passeggero - bambino fino a 9 anni - auto propria [0-8] 0.00 €
Passeggero veicolo organizzazione [12-80] 650.00 €

da 650.00 €


I prezzi espressi sono per persona.

Include

LA QUOTA COMPRENDE: (valida per un minimo di 10 partecipanti)

  • Accompagnatori/guide per tutto il percorso;
  • Tutti i pernottamenti in strutture ricettivce: 3 pernottamenti in camera doppia in Hotel, di cui due in mezza pensione e uno con solo prima colazione - 2 pernottamenti in campeggio a bivacco;
  • Tutte le cene, sia in ristoranti sia in bivacchi;
  • Soste caffè con dolci locali;
  • Assicurazione medico bagaglio AXA (o similare);
  • Assistenza tecnica (manutenzioni straordinarie e riparazioni impreviste, compatibilmente con il tempo ed i ricambi a disposizione) e logistica per tutto il corso del viaggio;
Nota: servizi erogati sono calcolati per un minimo di 10 Partecipanti. Se il viaggio verrà confermato con meno partecipanti l'organizzazione si riserva di eliminare qualche servizio che verrà comunicato mezzo mail agli iscritti senza snaturare lo spirito del viaggio.
 
 
INCLUSIONI EXTRA PER I SOLI PASSEGGERI VEICOLI ORGANIZZAZIONE:
  • Trasporto dei passeggeri veicoli organizzazione su fuoristrada con autisti/guide;
  • Tavoli, sedie, piatti, bicchieri e posate per le cene quando non previste in strutture;
  • Spuntino di mezzogiorno, quando previsto al sacco;
  • Acqua minerale da bere per tutto il tour;
  • Trasporto del materiale da campeggio e trasporto bagagli (max borsone da 60lt).

Non include

LA QUOTA NON COMPRENDE:

  • Tutto quanto non espressamente indicato nei precedenti paragrafi ed in particolare:
  • Tutti i tipi di bevande al di fuori di quelle previste a programma;
  • I pranzi;
  • Sistemazione in bungalow nei campeggi;
  • Carburante e pedaggi autostradali;
  • Tutti i biglietti d’ingresso ai musei, parchi naturali e attività;
  • Manutenzione ordinaria dei Vs. veicoli, anche se ci sarà sempre chi vi insegnerà come fare;

Termini e condizioni

  • Numero minimo di partecipanti: 10
  • Per confermare la prenotazione sarà necessario effettuare il pagamento del 30% del totale come acconto. Se al momento della prenotazione mancheranno meno di trenta giorni alla partenze vi verrà richiesto direttamente il saldo. 
  • Il saldo dovrà essere versato non oltre trenta giorni dalla conclusione del contratto, e comunque entro e non oltre trenta giorni prima della partenza.
  • Se il viaggio non verrà confermato per il mancato raggiungimento del numero minimo di partecipanti verrà effettuato il rimborso dell'intero importo versato.
  • In caso di cancellazione da parte del Cliente verranno applicate le penali di cancellazione riportate qui di seguito.

PENALI DI CANCELLAZIONE (in vigore indipendentemente dall’acconto versato)

  • 80% fino a 20 giorni prima della partenza;
  • 90% da 20 a 11 giorni prima della partenza;
  • 100% da 10 al giorno stesso della partenza;

L'organizzatore può recedere dal contratto di pacchetto turistico e offrire al Cliente Viaggiatore il rimborso integrale dei pagamenti effettuati per il pacchetto, ma non è tenuto a versare un indennizzo supplementare se:

a) il numero di persone iscritte al pacchetto è inferiore al minimo previsto dal contratto e l'organizzatore comunica il recesso dal contratto al Cliente Viaggiatore entro il termine fissato nel contratto e in ogni caso non più tardi di 20 giorni prima dell'inizio del pacchetto in caso di viaggi che durano più di 6 giorni, di 7 giorni prima dell'inizio del pacchetto in caso di viaggi che durano tra 2 e 6 giorni, di 48 ore prima dell'inizio del pacchetto nel caso di viaggi che durano meno di 2 giorni;

b) l'organizzatore non è in grado di eseguire il contratto a causa di circostanze inevitabili e straordinarie e comunica il recesso dal medesimo al Cliente Viaggiatore senza ingiustificato ritardo prima dell'inizio del pacchetto. Vista la particolarità e le caratteristiche dei Viaggi si rende indispensabile la presenza dell’accompagnatore prescelto o comunque esperto sulla destinazione. Una indisponibilità inaspettata dovuta a malattia o a eventi di cui Desartica non può essere ritenuta responsabile è da considerarsi circostanza inevitabile e straordinaria.

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