Proprio sotto la cima del Monviso si trova il comune di Ostana: il più piccolo e tra i più alti in quota della nostra rete di borghi.

 
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Ostana, dove il vento fa il suo giro
Mon, 13 Mar 2017

Ostana, dove il vento fa il suo giro

Tante piccole borgate di montagna fanno il comune di Oustano, che parla orgogliosamente occitano e resiste con tutte le sue forze all’abbandono. Lassù in alto, sotto il Monviso da dove nasce il Po, è stato pensato e realizzato un film coraggioso e super premiato,è stata fondata una scuola di cinema e si recuperano le vecchie case con soluzioni architettoniche nuove. Lasciamo i luoghi e i colori della Bassa mantovana e parmense e, tra spruzzi di pioggia che annunciano l’autunno, ci dirigiamo verso il Piemonte. Sulle colline della provincia di Cuneo gli alberi cominciano a fiammeggiare.

bovini a Ostana, CuneoA Saluzzo prendiamo la strada della Valle Po, in fondo alla quale, proprio sotto la cima a forma piramidale del Monviso, si trova il comune di Ostana: il più piccolo (80 abitanti) e tra i più alti in quota (1.282 metri) della nostra rete di borghi. Nell’alta valle dominata dalla montagna da cui nasce il più importante fiume italiano, boschi e foreste, prati e pascoli raccontano la vita dell’uomo delle Alpi.

Cent’anni fa Ostana aveva una popolazione 15 volte superiore all’attuale. Ma la bandiera occitana che sventola davanti al municipio è ancora un segno di vita. Come l’ottima toma d’alpeggio che ci servono nell’agriturismo con la polenta di patate grano saraceno, il piatto locale. Le borgate di Ostana si sono salvate dallo sfacelo che ha colpito le altre comunità della Valle Po: grazie a una lungimirante amministrazione, non hanno svenduto l’anima, non hanno sventolato bandiera bianca, ma hanno cercato di risorgere. E ci sono riuscite. Ostana ha continuato a parlare la sua lingua, l’occitano, per mantenere la propria identità. Di più, il comune con l’associazione Chambra d’oc ha istituito nel 2008 il premio Scritture in lingua madre rivolto agli autori che si esprimono attraverso una lingua madre minoritaria, come il francoprovenzale, il friulano, il catalano, l’arbëreshe, il maori o l’occitano stesso. Ha recuperato le forme tradizionali dello stare insieme, come le feste, le danze e i canti, grazie all’impegno di associazioni spontanee quali I Rënèis, i Cantori d’Ostana e il gruppo musicale Aire di Ostana.

il Museo Etnografico di OstanaTutte queste iniziative hanno fatto rifiorire il borgo: chi se n’era andato ha cominciato a tornare, magari solo per il fine settimana, le vacanze estive o i nevosi giorni di Natale. La piccola comunità si è rinsaldata e rafforzata: ha ripreso a cuocere il pane nel forno comunitario, ha ricostruito gli ambienti del passato raccogliendone gli oggetti nel Museo Etnografico, ha aperto una scuola di fotografia e di architettura alpina, e ha trasformato i vecchi borghi di case in pietra e legno e dai tetti di lose, in un laboratorio di architettura di montagna. Un geniale architetto montanaro, Renato Maurino, ha saputo rendere non banale la ricerca dell’abitare in montagna, superando la falsa illusione della casa per le vacanze e ricostruendo con le case anche l’anima dei loro abitanti. È toccato poi all’architetto Antonio De Rossi del Politecnico di Torino progettare secondo questa impostazione.

Nei recuperi edilizi da lui eseguiti a Ostana – come il Centro benessere alimentato con energie rinnovabili e il Centro polifunzionale e culturale nella frazione Miribrart, inaugurato lo scorso 17 ottobre - i monotoni temi
materici dell’architettura alpina sono stati riempiti di contenuti attraverso una ricerca di forme e spazialità,
di innovazione e risparmio energetico.

«Ci siamo mossi – ha detto il sindaco Giacomo Lombardo – con l’intenzione di non disperdere il passato ma di perpetuarlo nel futuro, rendendo omaggio alle generazioni che ci hanno preceduto su questa terra. Abbiamo lavorato per salvare dall’estinzione la nostra lingua, le nostre case, i nostri cibi, la nostra cultura e il nostro paesaggio». Fredo Valla, sceneggiatore del film Il vento fa il suo giroUn paesaggio che resta negli occhi a chi ha visto il film Il vento fa il suo giro scritto proprio a Ostana dallo sceneggiatore Fredo Valla e messo in scena dal regista bolognese Giorgio Diritti, fondatori della Scuola di cinema L’Aura (dal titolo occitano del film, E l’aura fai son vir). Fredo Valla abita a Ostana dal 1984. Nella vita è stato fabbro, giornalista, arredatore, regista, ma continua a falciare a mano i suoi prati e a piantare patate. Il suo impegno divulgativo lo porta ad essere la voce della scomparsa della civiltà alpina, che lui cerca di ritrovare nei gesti ripetuti da sempre, nelle parole di chi ha vissuto con pienezza.

Il vento fa il suo giro è un film girato dieci anni fa con tecnologia digitale e senza finanziamenti pubblici, diventato poi un caso internazionale grazie al passaparola e alle positive recensioni dei critici. Parlato in occitano, francese e italiano, racconta la vita di una comunità delle valli occitane del Piemonte. La popolazione, soprattutto quella della Valle Maira, è stata coinvolta totalmente.

Forno comunitario di Ostana, CuneoI residenti hanno recitato, fatto le comparse, messo a disposizione ambienti, mezzi, animali, oggetti di scena, rendendo queste terre di nuovo «vive e care», come direbbe Biagio Marin. Il modo più semplice per conoscere Ostana è fare il giro completo delle sue borgate: servono almeno quattro ore di cammino e in inverno conviene portarsi le racchette da neve. Le strade che le collegano – le vie d’Oustano – divenute impercorribili a causa dell’abbandono, sono state ripristinate dall’associazione I Rënèis. Si percorrono i tratturi utilizzati dal bestiame per raggiungere i pascoli, tra rocce, rupi, valloni incassati e panorami spettacolari. Ricordiamo la gioia di aver visto, mentre salivamo verso una delle tante mèire (insediamenti stagionali in quota), un tappeto di viole sorvolato da una pernice alpina.

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