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e-borghi travel 9, Artigianato e-borghi: Acquaviva Picena, intrecci di storia

Mura e bastioni, una poderosa rocca, vicoli e chiese. Acquaviva Picena, non lontano da Ascoli Piceno, racchiude tutta la bellezza di un borgo adagiato tra i colli marchigiani, un luogo ricco di storia e di cultura, conosciuto per il suo artigianato che solo qui prende le forme delle tipiche pajarole, cesti intrecciati di paglia e salice, che raccontano molto anche delle sue tradizioni e dei suoi abitanti. Acquaviva Picena è anche un luogo di notevole interesse archeologico, custode di un più ampio patrimonio territoriale che porta indietro fino alla preistoria e testimonia una tradizione manifatturiera che affonda le sue origini sin nel paleolitico. Di quel periodo sono stati rinvenuti attrezzi artigiani, ma anche piastrelle e persino selci lavorate anche se senza quell’arte che conosciamo attualmente. E ancora, delle ere successive, ceramiche e oggetti che spingono la data del primo insediamento importante indietro al sesto secolo a.C.. Un patrimonio che oggi si può ammirare nel Museo Archeologico ospitato nella fortezza, vero simbolo di Acquaviva, partenza ideale per scoprire il suo borgo, immersi nell’arte e nella storia.  

Una fortezza, il suo borgo

Forse non tutti sanno che Acquaviva era il nome della famiglia legata al simbolo più evidente di questo borgo, la sua rocca, che proprio gli Acquaviva fecero costruire come affermazione della loro potenza intorno al Trecento. Nata per difendersi dagli attacchi esterni, oggi la fortezza si può visitare per ammirare la sua architettura imponente, ben conservata anche grazie all’opera di restauro che a fine Ottocento fu commissionata all’architetto marchigiano Giuseppe Sacconi, celebre soprattutto per il Vittoriale a Roma. Ma la fortezza è anche il cuore pulsante del paese, da vivere per esempio in occasione dei numerosi eventi che ospita durante l’anno. E dal maschio della fortezza va in scena uno spettacolo paesaggistico di grande suggestione che moltiplica l’orizzonte tra i colli, le vette imponenti del Gran Sasso e delle Maiella e corre fino al mare. La rocca sorge su uno dei due colli opposti su cui si sviluppa Acquaviva Picena, tenuti insieme dalla piazza principale, centro di gravità tra la fortezza e l’ampliamento rinascimentale del borgo, Terra Nova.

Sapienza femminile, le “pajarole”

Acquaviva Picena si racconta attraverso il movimento di mani abili, mani femminili che perpetuano i movimenti agili ed eterni di una tradizione artigianale che qui prende il nome di “pajarole”. È dal Medioevo che in questo centro si intrecciano cesti di paglia e salice, prima da portare in equilibrio sulla testa per trasportare pesanti carichi di granaglie e legumi, poi destinate agli usi più variegati. Un tempo tutte le donne del paese si dedicavano a questa attività e le più anziane – camicia con il pizzo bianco, gonna a fiori e grembiule nero – ancora oggi d’estate si ritrovano la sera davanti a casa per lavorare pazientemente la paglia e a vederle sembra di essere trasportati in altri tempi. Quella delle pajarole è una tradizione che insegna a non avere fretta: gli steli dei vimini (i rami dei salici lasciati germogliare in acqua) e della paglia (che deve essere fatta essiccare) si fanno “aspettare” prima di potere essere utilizzati per produrre questi cesti dalla tipica forma di cono rovesciato.

Rosso pesca, arcobaleno nel piatto

Se ad Acquaviva chiedete una pesca, quello che probabilmente otterrete non è un frutto, bensì un dolce delizioso che lo ricorda, ma che in realtà è composto da due semisfere unite tra loro da deliziosa cioccolata e immerse nel liquore Alchermes. Una piccola delizia che non potete mancare di assaggiare, prova di quella sapienza artigiana che arriva fin sulla tavola insieme ad altre golose tipicità come gli spumini, che sono crostini di mandorle. Se è la tradizione di Acquaviva che cercate anche a tavola, tornerete alle origini contadine gustando il “frecandò”, una padellata di colorate verdure dell’orto, da accompagnare con la carne più “povera” – ma anche più gustosa –, quella che qui prende il nome di “spuntature” e che consiste nelle parti suine meno nobili. D’estate, e più precisamente ad agosto, si possono assaggiare le “spuntature” alla sagra locale, tutta dedicata a queste prelibatezze. Senza dimenticare i piaceri del vino, quello Doc del Piceno, visto che Acquaviva Picena è tra i comuni autorizzati a produrre vini bianchi Pecorino e Passerina, l'Offida Rosso e il Rosso Piceno.

Andiamo a nozze

Vera chicca di Acquaviva Picena è “Sponsalia”, una rievocazione storica che dal 1988 attira ogni anno moltissime persone che desiderano immergersi in un’atmosfera medievale autentica. L’“invito” è quello delle nozze tra Forastéria, figlia di Rinaldo degli Acquaviva detto il “Grosso”, e Rainaldo dei Brunforte, figlio di Bonconte nipote di Fidesmino di Brunforte, signore di Sarnano e vicario di Federico II, anno Domini 1234.  Per l’occasione, durante tre giorni del mese di agosto, la fortezza accoglie una festa medievale in piena regola dove non mancano spettacoli, giochi e balletti. Un evento che coinvolge e che si fa anche ammirare, a partire dagli abiti dell’epoca sfoggiati: veri e propri capolavori artigianali frutto di cura e conoscenza. Culmine della manifestazione è la giornata conclusiva, quando si celebra il vero e proprio banchetto nuziale e si gusta un menù a base di specialità medievali. E oltre alla fortezza, tutto il centro storico rievoca il Medioevo, con mercatini, falconieri e artisti di strada.

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