La meraviglia delle terre del Prosecco, patrimonio mondiale dell’UNESCO, a due passi da Treviso. Tra chiese, ville e antichi lanifici.
 
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Treviso: weekend nelle terre patrimonio UNESCO, tra Pieve di Soligo, Follina e Cison di Valmarino.

Treviso: weekend nelle terre patrimonio UNESCO, tra Pieve di Soligo, Follina e Cison di Valmarino.

Le terre del Prosecco sono da poco diventate patrimonio mondiale dell’UNESCO. Sono uno dei territori vitati più straordinari del mondo, colline che si stendono tra la grande pianura veneta e le Dolomiti, zona di vigneti e cantine, gente laboriosa e bottiglie che hanno fatto e fanno sognare il mondo.
Pieve di Soligo, Follina e Cison di Valmarino sono alcuni dei borghi di questa terra nobile, apprezzata e, oggi, giustamente premiata, ai quali abbiamo dedicato un weekend.
Partiti dalla bella Treviso, importante centro della pianura veneta settentrionale, ricco di emergenze architettoniche religiose e civili e sede d’interessanti musei, abbiamo raggiunto Pieve di Soligo.

Veduta di Pieve di SoligoJeanette Teare/shutterstock


Terra di Prosecco, Pieve di Soligo si racconta tra le sue vigne e le sue cantine ma anche attraverso la sua ricchezza architettonica, la sua storia. Con un territorio in larga parte pianeggiante ma anche, per una sua parte, collinare, Pieve di Soligo è bagnato dai fiumi Soligo e Lierza, e propone un ricco patrimonio artistico e religioso.

Principale emergenza architettonica è il Duomo di Santa Maria Assunta, in stile neoromanico, risalente ai primi anni del XX secolo. Dalla facciata a salienti, è sovrastata da cinque caratteristici pinnacoli. Pregevole la pala d’altare custodita al suo interno, risalente al 1540 e realizzata da Francesco da Milano e rappresentante l’Assunzione della Vergine.

Altre emergenze architettoniche del borgo sono la chiesa di Santa Maria Maddalena, edificio databile 1608, dalla facciata a capanna, la chiesa di San Martino, documentata già nel 1177, la chiesa di Santa Caterina, della frazione di Barbisano, e la chiesa dell’Immacolata Concezione, ubicata nella frazione di Solighetto. Tra i tesori del borgo vi sono anche palazzi e ville venete tra cui Palazzo Balbi Valier Sammartini, imponente edificio situato nella piazza principale, Villa Brandolini d’Adda, nella frazione Solighetto, edificata nel XVIII secolo, Villa Toti Dal Monte in frazione Barbisano e Villa Morona, a pochi passi dalla chiesa dell’Assunta.

Pieve di Soligo, Maglio Pradella
Maglio Pradella - Comune di Pieve di Soligo

Lasciata Pieve di Soligo raggiungiamo la vicina Follina, attivo borgo turistico e vivace centro artigiano. Cuore del borgo è l’abbazia di Santa Maria, antico monastero cistercense e importante snodo culturale, in una zona di mulini per macine e lanifici. Dalla facciata in stile gotico cistercense, custodisce tesori come il barocco crocefisso ligneo ed un prezioso affresco di Francesco da Milano risalente al 1527. Pregevole anche la torre campanaria in stile romanico.

Da vedere il chiostro dagli eleganti caratteri gotici sul quale s’affacciano alcuni tra gli ambienti più importanti dell’abbazia, il Parlatorio, il Refettorio, la Sala del Capitolo e la Biblioteca. Apprezzabile anche il Chiostrino dell’Abate.

Veduta di FollinaMauro Carli/shutterstock

La lavorazione della lana a Follina, importante attività locale, sembrerebbe essere stata portata proprio dai monaci dell’abbazia. A testimonianza della storia legata a tale attività vi sono alcuni eleganti edifici storici del borgo, tra cui palazzo Barberis, realizzato da Francesco Fadda, che nella seconda metà del Seicento unì alla produzione della lana la produzione di tessuti più raffinati, il Lanificio Andretta, risalente alla prima parte dell’Ottocento, e il settecentesco Lanificio Paoletti, unica manifattura di tradizione secolare ancora operante.

Risalente al 1870 è invece la Serica della Marca, fornitrice di tessuti e filati alle più prestigiose firme della moda.

Abbazia di Santa Maria, FollinaNicola Simeoni/shutterstock

Terza tappa del weekend è Cison, posta lungo il percorso del Prosecco, che ha nella borgata di Rolle uno dei migliori luoghi di produzione del Prosecco docg.
Antico centro politico e amministrativo della contea di Valmareno, il borgo di Cison era sorvegliato dal castello Brandolini, complesso fortificato di epoca caminese (XII secolo), che presenta l’elegante facciata da dimora patrizia veneta, con bifore e trifore a doppio ordine.
Su piazza Roma si affacciano il palazzo Barbi, villa veneta ora sede del Comune, e la Loggia, costruita a metà Seicento per ospitarvi il tribunale, e oggi teatro.

Altri tesori del borgo sono le cantine Brandolini, la chiesa arcipretale settecentesca di Santa Maria Assunta.

Veduta di Cison di Valmarino REDB4/shutterstock

Bello lo scorrere dell’acqua fin dentro l’abitato, grazie a un percorso chiamato “le vie dell’Acqua” che, costeggiando il torrente Rujo, si snoda nel bosco per raggiungere vecchi mulini e altre opere idrauliche, apprezzabili testimonianze di archeologia industriale. Interessanti anche le frazioni di Cison, da Tovena, borgo rurale di case di sasso con la fontana settecentesca, la chiesa dei Santi Simone e Giuda e casa Magagnin, tipica abitazione in sasso, che reca sulla facciata tre dipinti murali di epoca settecentesca. Poi la frazione Mura, e poi Rolle, circondata da colline boscose e dai vigneti del Prosecco, con i lavatoi e gli abbeveratoi della Rosada.

Le curve di San BoldoAlessandro Zappalorto/shutterstock

Da non perdere in zona la Strada dei Cento Giorni, antica opera austriaca costruita per fini bellici, una delle più straordinarie opere d’ingegneria. Tracciata su un percorso romano, conserva una torre di vedetta di epoca bizantina, e nel passato era percorsa da mercanti e viandanti, pastori e pellegrini. Nel 1914 se ne iniziò la realizzazione, interrotta nel 1916, del primo tratto dell’attuale percorso, su progetto dell’ingegnere Giuseppe Carpenè. Nel corso della prima guerra mondiale, ragioni strategiche indussero il Genio austriaco a completarla in tempi brevi. Nella metà di giugno del 1918 era pronta, dopo soli cento giorni di lavoro. In cima al passo di San Boldo che porta nel bellunese, si trova il museo che ne documenta la costruzione.

Quest’angolo di Veneto è terra di vino ma anche di buona tavola. Chi giunge da queste parti deve assolutamente assaggiare lo spiedo, specialità locale. Un buon piatto di carni cotte allo spiedo, da farsi servire ben calde e croccanti, da accompagnare con un buon piatto di patate è l’ennesima meraviglia delle terre del Prosecco.                                                                                                    

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