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Itinerario: Sicilia sud occidentale, prodigi della natura e capolavori barocchi


Domenica 19 luglio 2020

Il tratto di costa che da Agrigento vira verso Trapani è forse il meno battuto dal turismo di massa, ma è tra i territori più ricchi di gemme preziose dell’intera Sicilia.

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Itinerario: Sicilia sud occidentale, prodigi della natura e capolavori barocchi

Il tratto di costa che da Agrigento vira verso Trapani è forse il meno battuto dal turismo di massa, ma è tra i territori più ricchi di gemme preziose dell’intera Sicilia. A iniziare da Sciacca, che unisce l’animo marinaro – bellissimo il colpo d’occhio che si gode dal porticciolo sulle casette colorate dei pescatori affastellate le une sulle altre – all’indole da gran dama elegante. Una passeggiata nel suo centro storico, infatti, basta per scoprire palazzi nobiliari dai portoni in pietra e dai balconi in ferro battuto e splendide chiese barocche – la Matrice, con le sue volute leziose, e la Chiesa del Carmine, con la cupola di maioliche policrome e il rosone cesellato, da sole valgono la visita – per poi ammirare il turchese del mare fondersi all’orizzonte con il cielo azzurro dalla centralissima piazza Scandaliato, un’elegante quanto scenografica terrazza sull’infinito. Lasciato l’abitato, il territorio saccense è costellato da spiagge sabbiose color ocra, con alcune eccellenze come quella Capo San Marco, “frequentata” addirittura dalla tartarughe Caretta caretta, che qui vengono a deporre le uova.

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Scala dei turchi: quando la natura si fa arte

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Da Sciacca, dirigendosi verso est lungo la costa, nel giro di pochi chilometri la natura regala scenari differenti, incontaminati e affascinanti, a iniziare dalla Riserva della Foce del fiume Platani, con il suo paesaggio che sembra la tavolozza di un pittore: qui si mescolano le dune dorate di sabbia finissima, i cespugli verdissimi di macchia mediterranea, le candide rocce calcaree plasmate dal vento e le diverse gradazioni di azzurro del fiume che si getta tra le onde del mare. Ancora qualche chilometro ed ecco un’altra area protetta, l’Oasi Wwf di Torre Salsa, dove il mare assume tonalità caraibiche e le diverse spiagge sono interrotte da falesie di gesso e protette da una vegetazione bassa e rigogliosa. E proprio le falesie bianche annunciano la vera primadonna di questo tratto di costa, la Scala dei Turchi, una scenografica parete rocciosa di un candore accecante che si erge a picco sul mare azzurro nei pressi di Realmonte: immortalata, tra gli altri, in diversi episodi del “Commissario Montalbano”, la Scala è modellata dal vento che nei secoli l’ha scavata con gradoni e ondulazioni dalla superficie liscissima.

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Selinunte: templi con vista mare

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Partendo sempre da Sciacca ma dirigendosi invece verso ovest, dopo aver superato la graziosa spiaggia di ciottoli di Bertolino e quella chilometrica di Porto Palo, attrezzata con stabilimenti balneari e ristorantini di pesce, l’azzurro del mare cede il ruolo di protagonista ai templi di Selinunte, scenario suggestivo nel quale si staglia la storia antica dell’Umanità. Protetta dall’Unesco, l’area archeologica di Selinunte è tra le più estese d’Europa e le imponenti colonne doriche raccontano miti e leggende risalenti al VII secolo a.C, quando Selinòn era una fiorente colonia greca. Finita la visita al complesso archeologico, si può ammirare il tramonto dalla leggendaria spiaggia Acropoli, con il sole che scompare pian piano alle spalle dei templi. Oppure sorseggiare un drink sulla trendy spiaggia Scalo di Bruca -cuore della movida cittadina o, ancora, immergersi nella natura incontaminata della Riserva Naturale della Foce dei Fiume Belice, con la sua splendida spiaggia argentea.

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Da Mazara a Marsala: satiri danzanti e mulini a vento

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Spingendosi ancora più a ovest, ecco Mazara del Vallo con il dedalo di viette arabeggianti del centro storico e un unicum: la statua greca del Satiro Danzante, risalente al III secolo a.C. e di preziosa fattura, ripescata dal mare antistante il borgo da un peschereccio nel 1998. Ma a Mazara non ci si ferma solo per assaporare arte e architettura: è d’obbligo assaggiare il prodotto ittico locale esportato in tutto il mondo, il famoso e saporito gambero rosso, servito in mille modi, tra i quali il gustosissimo cous-cous di pesce, tipico del trapanese. Ancora una manciata di chilometri e l’ambiente cambia di nuovo e in maniera del tutto inaspettata: siamo infatti in prossimità delle luccicanti saline di Marsala e il paesaggio è scandito da cumuli di sale, specchi d’acqua e suggestivi mulini a vento, mentre appena al largo si avvista la misteriosa isola di Mozia - da raggiungere con una breve traversata in motonave dall’imbarcadero delle saline - , da visitare con passeggiate tra la natura e i resti di antiche civiltà.

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L’entroterra: tradizioni antiche

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Non solo mare, tuttavia, per questo angolo di Sicilia: per un’incursione nell’immediato entroterra, ci sono due borghi imperdibili per il loro fascino carico di storia e di tradizioni. Il primo è Caltabellotta, paese-presepe appollaiato sul cucuzzolo di una montagna – siamo a quasi mille metri d’altitudine – e ammantato da atmosfere medievali: bellissima è la basilica normanna, risalente all’XI secolo. Qui non si viene solo per il panorama e il borgo storico, ma anche per assaggiare la famosa ricotta, servita nei diversi caseifici della zona, ancora fumante, accompagnata da vino locale, pane casereccio e formaggio primosale. Allure completamente diversa per Sambuca, invece, elegante agglomerato arabo-normanno: palazzi nobiliari, chiese barocche, cortili rinascimentali e torri arabeggianti tracciano un percorso tra vicoli e scalinate. Nel quale perdersi tra gli innumerevoli dettagli architettonici di questo gioiello prezioso.

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