L'associazione La Granda si occupa di preservare la Razza Piemontese che è diventata Presidio Slow Food nel 1996
 
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Le eccellenze italiane secondo Eataly: La Carne de La Granda

Thu, 08 Jun 2017
Le eccellenze italiane secondo Eataly: La Carne de La Granda

Il contrasto: una corona bianca e la stola verde. Gli intrecci lignei e le loro variazioni equilibrate. Il calore della quotidianità familiare ricamato nelle tende di lino. Scorcio di un’antica quanto attuale stube, stanza storicamente rivestita in legno e tipica delle aree alpine. Frammento visivo ricavato dalle caratteristiche malghe, costruzioni in pietra e adibite all’alpeggio. Si apre così la finestra su Demonte, piccolo borgo nella provincia di Cuneo, noto a partire dal XII secolo, situato nel centro della Valle Stura. L’altitudine, 800 metri sul livello del mare, e l’aria montana, hanno reso questo comune locus amoenus. L’espressione latina indica uno spazio felice, per l’uomo così come per gli animali, dove è sovrana la natura. Estraneo alla frenesia urbana e alle sue tensioni, Demonte si è infatti caratterizzato proprio per la dedizione all’arte agricola e zootecnica. È inoltre in questo comune che si è costituita parte della genetica della Razza Piemontese, Presidio Slow Food. Questa razza bovina viene tutelata dal 1996 da “La Granda”, un’associazione di allevatori, che valorizza la carne di qualità, attraverso l’attenzione per l’alimentazione e il benessere animale.

Infatti le attività di alpeggio e pascolo sono le protagoniste dalla primavera all’autunno. La terra è curata e anche il prato si coltiva: si possono contare anche quindici varietà di erbe in un solo metro quadrato. I bovini di Razza Piemontese che, si nutrono di quelle erbe, sono liberi di pascolare e nelle settimane più calde dell’anno raggiungono anche le quote più alte, oltre 2000 metri. Tra folclore e tradizione, è il solstizio d’estate a sancire la transumanza, quando animali e pastori salgono lungo i pendii delle Alpi. È la natura infatti a guidare l’allevatore. Lo sa chi, come Giorgio Arnaudo, a fronte dello spopolamento delle montagne, ha scelto le sue radici e un’identità nuova. Coltivare la terra per produrre la carne significa assumersi la responsabilità della qualità. Solo in questo modo, secondo Giorgio Arnaudo, si può garantire un’eredità ai propri figli. Si è così complici nel futuro del pianeta. Sarà poi il consumatore a scegliere un prodotto diverso. Eataly l’ha già fatto. Si offre così un rispetto superiore al contadino e all’allevatore che trattano la terra e l’animale in maniera diversa.

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