Dopo la raffinatissima esposizione “Culture Chanel. La donna che legge”, dedicata alla musa ispiratrice della haute couture parigina Coco Chanel, ecco, quasi per contrasto, la proposta di una mostra che indaga il “fenomeno Fiorucci”.
 
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Fino al 6 gennaio 2019 a Ca’ Pesaro, la mostra 'EPOCA FIORUCCI'

Tue, 06 Nov 2018
Fino al 6 gennaio 2019 a Ca’ Pesaro, la mostra 'EPOCA FIORUCCI'

La Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro ha aperto per la seconda volta i suoi spazi alla moda ospitando una rassegna davvero speciale dedicata al genio creativo di Elio Fiorucci, celebre stilista milanese scomparso nel 2015, da molti definito il “paladino della moda democratica”.

Dopo la raffinatissima esposizione “Culture Chanel. La donna che legge”, dedicata alla musa ispiratrice della haute couture parigina Coco Chanel, ecco, quasi per contrasto, la proposta di una mostra che indaga il “fenomeno Fiorucci”, la moda alla portata di tutti che rivoluzionò e interpretò comportamenti e abitudini delle giovani generazioni dalla fine degli anni sessanta all’inizio degli ottanta.

Epoca Fiorucci - Ca' Pesaro

Personalità unica in questo campo, capace di rivoluzionare la moda e il mercato, amante dell’arte e dell’architettura contemporanea, Fiorucci è stato il primo “stilista” a livello internazionale ad affidare ai più grandi architetti, grafici e designer – da Sottsass a Mendini, da Branzi a De Lucchi – grandi innovatori al pari suo – o ad artisti del calibro di Keith Haring, Jean-Michel Basquiat, Andy Warhol, ai quali non chiedeva “opere” ma contributi creativi per realizzare luoghi, narrazioni, eventi - la rappresentazione e la comunicazione dei suoi capi e accessori d’abbigliamento, intesi come estensione delle persone e della loro identità.

Come ricorda in catalogo Aldo Colonetti, curatore della mostra, “Fiorucci è stato una sorta di Marcel Duchamp non solo della moda ma, si potrebbe dire, nel modo di disegnare le cose, gli spazi, le relazioni tra l’oggetto e la persona”. E come lui stesso scriveva, “per cercare idee nuove e progettare, è necessario guardare gli altri, andare al di là delle apparenze, leggere tra le righe dei linguaggi, non solo della moda, ma soprattutto della vita quotidiana. Moda per me significa i diversi modi di vivere il proprio corpo, le proprie abitudini, così che ciascuno sia in grado di essere sè stesso”.

Ecco dunque che narrare l’avventura intellettuale di Elio Fiorucci significa ricostruire un’epoca, una rivoluzione del costume - quella del rock, delle ragazze yè-yè, dei figli dei fiori, dell’opposizione al gusto borghese - di cui egli è stato al tempo stesso straordinario interprete e acuto artefice, ma significa anche mettere in luce un arcipelago di legami, relazioni, di esperienze uniche.

Epoca Fiorucci - allestimento

Allestita fino al 6 gennaio 2019 nei meravigliosi spazi al secondo piano di Ca’ Pesaro “EPOCA FIORUCCI“ - curata da Gabriella Belli e Aldo Colonetti con Elisabetta Barisoni e con la collaborazione di Floria Fiorucci e dell’Archivio Fiorucci - ricorda tutto questo, con un percorso e un taglio assolutamente originali in linea con lo spirito non convenzionale e non costrittivo di Elio Fiorucci, grazie anche all’allestimento disegnato da Studio Baldessari e Baldessari e la consulenza creativa e artistica di Franco Marabelli.

Qui è stato allestito un “grande mercato delle idee e delle cose” che ripercorre tutta la storia dello stilista, con un’antologia unica di prodotti, oggetti, manifesti, documentazione di eventi.

Un “caos ordinato”, come avrebbe detto Elio, che ripercorre tutta la sua straordinaria biografia, con un’antologia unica di prodotti, oggetti, manifesti, documentazione di eventi.

In mostra trovano spazio tutti i ‘luoghi’ dell’universo, o meglio, della ‘filosofia’ Fiorucci: il primo negozio in Galleria Passarella a Milano, disegnato da Amalia Del Ponte, nel 1967, e nel ’76 lo store coloratissimo sulla 59th Avenue di New York, che diventa un punto d’incontro di tanti giovani. Qui arrivano anche Andy Warhol, Truman Capote e una giovanissima Madonna che tiene il suo primo concerto nell’83 allo Studio 54 proprio per i quindici anni di attività di Fiorucci. Sempre nel 1983, in ottobre, Keith Haring, con i suoi graffiti, firma il restyling dello store milanese.

Solo l’anno successivo l’artista americano parteciperà alla Biennale di Venezia e alla mostra ”L’arte di Frontiera” a Bologna. Oltre ai negozi - da Los Angeles in Rodeo Drive dove approda all’apice del successo negli anni ottanta, fino a Tokyo, Sydney, Rio e Hong Kong – all’amicizia di una vita con Oliviero Toscani, insieme al quale scardina i canoni della comunicazione, alla frequentazione di Vivienne Westwood. E ancora, dal suo celebre motto “Liberi tutti”, alla trasformazione del jeans, che lui rende un capo sexy e seducente grazie alla combinazione con la Lycra; l’invenzione dei pantaloni dorati in lamé e la diffusione del bikini; l’utilizzo del latex per abiti ed accessori e la realizzazione di un’intera collezione con l’innovativo tessuto carta Tyvek. E un marchio che non si concentra solo sull’abbigliamento ma si diffonde via via alla grafica, alla comunicazione, all’allestimento dei negozi, agli oggetti e alle figurine Panini, in una continua creazione di immagini, celebrazioni ironiche e di una sottile vena di provocazione.

Epoca Fiorucci

Un marchio di fabbrica insomma e una garanzia di successo assicurato: Fiorucci!

Per più informazioni, EPOCA FIORUCCI, dal 23 Giugno 2018 – 6 Gennaio 2019 Venezia, Ca’ Pesaro Galleria Internazionale d’Arte Modern

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