Dee greche, streghe, vie dai nomi bizzari e “bestemmie”. Un viaggio tra le leggende e i misteri di uno dei più antichi borghi italiani.
 
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Le streghe di Volterra ed altri misteri

Sun, 05 Nov 2017
Le streghe di Volterra ed altri misteri

Pensando a Volterra, l'immaginario collettivo vola immediatamente a tempi molto remoti, legati al popolo etrusco che dominava le Balze, ma in quanti sanno che la storia di questo borgo è anche pregna di magia e mistero?

La magia a Volterra nasce in tempi antichissimi ed è strettamente legata al mondo delle streghe e del maligno.

Sembra che la prima strega mai esistita sia vissuta qui. Si chiamava Aradia, figlia della Dea Diana, che fu mandata sulla terra proprio dalla madre per insegnare la stregoneria agli umani, che in quel tempo pativano grandi carestie e povertà. La storia stessa narra di una Aradia nata a Volterra il 13 agosto 1313. La chiesa la condannò e la imprigionò, ma il giorno dell’esecuzione la sua cella fu trovata vuota.

Sicuramente più famosa è la leggenda delle Streghe di Mandringa e dell’omonimo masso.
Arrivando a Volterra, alla fine dei tornanti e poco prima del cartello che indica l'inizio del borgo, troverete il Masso di Mandringa, un titanico massiccio sotto il quale ancora oggi si può trovare una delle fonti sorgive più antiche e celebrate per merito della sua ottima e limpidissima acqua. Durante i secoli, nelle ore diurne, la fonte è sempre stata animata dal chiacchiericcio delle donne intente a lavare panni o a rifornirsi della sua preziosa acqua e dal vociare dei bambini intenti a giocare lì nei pressi, ma di sabato sera si animava di ben altro; di sabato sera il masso diventava un luogo spettrale, stregato. Sembra, infatti, che le streghe si riunissero in quel luogo per celebrare i loro sabba danzanti e per celebrare nientemeno che il principe delle tenebre. Anche lo stesso D'Annunzio ha parlato del Masso di Mandringa:

“Chi sciacqua le lenzuola alla Docciola, convien che l'acqua attinga alla Mandringa” 
“Era però il sabato notte, poco prima che l’orologio di Piazza scandisse la fine di un altro giorno, un fruscio lento e rabbrividente penetrava l’aria già greve e pregna di zolfo, seguito da un brusio che, sempre più marcato ed intenso, faceva da macabro preludio alla vorticosa danza delle streghe. Le donne e i ragazzi ascoltavano terrorizzati nel dormiveglia le voci stridule e sghignazzanti delle streghe e, quando il lugubre stridio della civetta e il lamentoso miagolio dei gatti annunciavano l’arrivo di altre entità malvagie, neppure gli uomini avevano il coraggio di uscire di casa. Sull’orlo delle Balze, un’altra notte di tregenda si stava consumando in onore del Principe delle Tenebre, ai piedi delle antiche mura, fra il sacro tempio dei Patroni e il diruto cenobio dei Camaldolesi”

Ancora oggi c'è chi afferma di sentire lontane voci e grida, nelle notti del sabato, provenire dai pressi del masso.

Dalle streghe alle stranezze, Volterra vanta infatti anche di un curioso stradario, che grazie a nomi di alcune vie rievocanti situazioni di disagio o pericolo, e luoghi infestati da presenze spettrali, va ad alimentare un immaginario già abbastanza vivace e ricco di fantastiche suggestioni. Provate a passeggiare per le vie del borgo e vi capiterà sicuramente di attraversare il vicolo delle Streghe, il chiasso delle Zingare, il vicolo castrati o il vicolo degli abbandonati. Altre imperdibili mete per il vostro bizzarro tour volterriano sono il vicolo delle Prigioni e via delle Prigioni, la strada vicinale Podere smorto, via Vecchi ammazzatoivia dei Laberinti, via della Pietraiapiazzetta degli Avelli e via Coda rimessa, che pare alludere, stando ad alcuni appunti del clero senese, in maniera non proprio elegante, ad incontri con le prostitute.

Sembrerebbe proprio una landa bizzarra, ma forse ancor più bizzarra è la leggenda che dà origine a tutto questo. La leggenda "del Bestemmia" e, da questa, l'origine delle Balze.

La leggenda ci riporta a prima del 1200, quando in quelle terre viveva un omaccio che lavorava la terra dura e arida. La gente del luogo, che lo chiamava "il Bestemmia", credeva fosse in realtà uno spirito maligno. Un giorno, un frate chiese al "Bestemmia" se stesse commettendo peccato e l'omaccio rispose, naturalmente, in malo modo e con fare sgarbato. A questa reazione la terra sprofondò inghiottendo lo spirito e creando l'attuale conformazione geografica delle Balze.

Altre sono le leggende ed altri sono i misteri di questo antico angolo di Toscana ma forse, dopotutto, questa è un'altra storia.

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