In questo articolo vi faremo conoscere tutte le leggende e le tradizioni legate alla chiesa di Santa Maria dell’Olmo di Castelmezzano, luogo di antichi rituali sacri e pagani.
 
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La chiesa di Santa Maria dell’Olmo di Castelmezzano: luogo di Templari, santi protettori e antichi rituali immersi in un sacro Graal roccioso

La chiesa di Santa Maria dell’Olmo di Castelmezzano: luogo di Templari, santi protettori e antichi rituali immersi in un sacro Graal roccioso>

Abbarbicato tra le alte guglie delle Dolomiti Lucane si erge Castelmezzano, uno dei borghi più belli d’Italia nato nel X secolo d.C. quando i cittadini del centro abitato di Mandoro (Mondo d’Oro) furono costretti a fuggire in cerca di riparo tra le vette per sopravvivere alle invasioni saracene.

La leggenda narra che a trovare il luogo perfetto per fondare il borgo fu un pastore di nome Paolino, il quale, mentre stava vagando alla ricerca di nuovi pascoli, trovò una zona ideale per scappare dal pericolo, in quanto ricco d’acqua e punto strategico di difesa, grazie alla presenza di ripide rocce lungo le quali far rotolare enormi massi per scacciare gli invasori. In seguito, nell’Anno Mille venne conquistata dai Normanni che vi costruirono la fortezza visibile ancora oggi. La grande abbondanza di acqua ha sempre rappresentato un aspetto di vitale importanza per gli abitanti del luogo.

La chiesa di Santa Maria dell’Olmo, la chiesa principale del paese, fu edificata infatti nel XII secolo nei pressi di un olmo e di una sorgente, da sempre considerati come elementi dispensatori di vita eterna, simbolo del compimento della trasformazione dell’anima mortale in anima immortale, nonché del coronamento della ricerca del Graal: come dalla sacra coppa è possibile bere la vita eterna, allo stesso modo vi si può attingere dall’albero della vita e dalla fonte. Lavorando un po’ di fantasia non è poi così difficile immaginare la catena montuosa intorno a Castelmezzano come ad una grande coppa del Graal che racchiude il borgo con al suo interno la chiesa, la fonte e l’albero.

L’albero della Vita non è però da confondere con l’albero del Bene e del Male, anch’esso presente nell’Eden. Secondo il libro della Genesi Adamo ed Eva furono cacciati per via dell’albero del Bene e del Male, ma non appena avranno saputo individuare “l’altro albero”, cioè l’albero della Vita, essi ritroveranno il Paradiso.  

L’olmo che ha dato il nome alla chiesa purtroppo è stato tagliato negli anni settanta da qualche incosciente, ma per fortuna sopravvive ancora un’importante tradizione pagana molto antica che ogni anno a maggio, mese della fertilità della terra e dell’esplosione della vita, celebra la rigogliosità della natura che questo posto sa regalare. Si tratta dello “Sposalizio degli alberi”, un rituale di unione sessuale tra un tronco di cerro e una cima di agrifoglio, scelti nel bosco e trasportati in paese con grande festosità. Viene prima infiocchettato l’agrifoglio e poi viene unito al tronco che verrà poi scalato dall’abitante più coraggioso.

Abbiamo parlato del Sacro Graal, non a caso, perché in passato Castelmezzano è stata una magione templare. Questo importante trascorso storico è testimoniano da numerosi simboli diffusi per tutto il borgo, primo tra tutti lo stemma del paese, che raffigura due cavalieri su un unico cavallo.

stemma castelmezzano

Questo simbolo ha da sempre identificato l’Ordine: la condivisione del cavallo rappresenta la povertà e la carità, mentre le vesti dei cavalieri – una bianca e una nera – sono l’emblema del bene e del male e della dualità spirituale per ottenere la conoscenza assoluta. Adamo ed Eva furono i primi a raggiungerla proprio perché, dopo aver assaggiato la mela del peccato, compresero l’essenza del male.
Il concetto del bianco e del nero è particolarmente caro ai templari: la luce illumina e sconfigge il le tenebre, ma senza di esso non potrebbe esistere. Solo chi comincia un cammino nato nell’oscurità, dopo una serie di prove riuscirà finalmente a raggiungere la luce del Bene assoluto.
Secondo alcuni lo stemma potrebbe anche simboleggiare i due crociati che nell’anno mille partirono alla conquista della Terrasanta.  

Il passaggio dei Templari è visibile anche nella sopracitata chiesa di Santa Maria dell’Olmo. In origine l’ingresso era rivolto verso oriente, ma adesso ciò che rimane è una parete murata con una croce templare nell’architrave triangolare. Durante una fase di restauro, poi, è stata ritrovata una croce patente templare, altra testimonianza della presenza dell’Ordine.
Essere cavalieri dei templari significava ricevere  direttamente da Dio il compito divino di proteggere il Santo Sepolcro di Gerusalemme ed è per questo motivo che il potere gli veniva conferito in chiesa durante la cerimonia dell’investitura, nella quale il cavaliere doveva genuflettersi per ricevere attraverso un sacerdote questo sacro ufficio. Il prescelto, inoltre, doveva trascorrere la notte antecedente al rito in profonda preghiera e a digiuno, giurare fedeltà a Dio e promettergli la Sua difesa in cambio della vita.

L’ultima cerimonia dell’Ordine nella chiesa di Santa Maria dell’Olmo risale al 2006, quando un cavaliere ha ricevuto l’investitura secondo gli antichi rituali. La presenza della spada nella chiesa, dunque, non è da interpretare come un gesto sacrilego, ma piuttosto come un segno di devozione: se da un lato è arma di offesa, dall’altro è croce.

Sempre alla chiesa di Santa Maria è legata un'altra leggenda di carattere religioso riguardante il protettore di Castelmezzano: il miracolo di San Rocco.

Si narra che fu proprio questo santo a salvare la città quando nell’Ottocento un generale francese ricevette l’ordine di distruggere la zona per eliminare il fenomeno del brigantaggio, favorito dalle numerose insenature rocciose. Pare che al momento dell’accensione del rogo, il Generale pose gli occhi sull’affresco di San Rocco di Montpellier nella chiesa di Santa Maria e riconobbe la somiglianza con un suo concittadino nativo della stessa città francese. Questo, unito anche alla sua solida fede religiosa, fecero sì che lui decise di interrompere immediatamente l’esecuzione, salvando così i poveri abitanti che fecero subito grande festa a San Rocco.

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