Nel 1554 l'inespugnabile città di Monteriggioni fu finalmente conquistata dall'esercito fiorentino. Questa impresa però, fu possibile solo dopo il tradimento del capitano Zeti, la cui anima vaga ancora per il borgo...
 
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La leggenda del capitano Zeti di Monteriggioni

La leggenda del capitano Zeti di Monteriggioni

Monteriggioni è un borgo della zona collinare della Montagola Senese che, ergendosi dal rilievo di Montemaggio, domina il territorio circostante. Il borgo viene chiamato anche “la corona d’Italia” per via della forma che le numerose torri racchiuse dalle mura conferiscono al luogo.

Monteriggioni 

Fondato come avamposto nel Duecento, a partire dal X secolo diventò il baricentro viario della Toscana medievale per la presenza della Via Francigena, principale collegamento tra l’Europa e la penisola, intrecciandosi in una fitta trama di percorsi etruschi e romani che fungevano da via di collegamento con i centri di Volterra, Firenze e Pisa.

Fra il XII ed il XIII secolo l’area fu interessata dalle continue lotte tra Firenze e Siena per l’affermazione della loro supremazia politica ed economica. Monteriggioni è sempre stato un sicuro baluardo per i senesi: la struttura difensiva, fatta da mura di cinta possenti e carbonaie che venivano incendiate durante gli assedi, era considerata inespugnabile ed identificata come la porta d’ingresso per gli inferi. Proprio Dante, infatti, ne La Divina Commedia paragona la cinta muraria di Monteriggioni e le sue torri ai giganti che stanno conficcati nel pozzo nella paerte finale de l'inferno:

 « [...] però che, come in su la cerchia tonda
Monteriggion di torri si corona,
così la proda che 'l pozzo circonda
torregiavan di mezza la persona
li orribili giganti, cui minaccia
Giove del cielo ancora quando tona »

(Dante AlighieriInferno canto XXXI, vv. 40-45)

I fiorentini, infatti, non riuscirono a conquistarla nemmeno dopo anni di faticosissimi assedi: nel 1526 resistette alle truppe di papa Clemente VII (un Medici) e, qualche anno più tardi, Il castello non cedette nemmeno quando il Marchese Marignano ordinò di intensificare gli attacchi delle artiglierie. 

Soltanto il 29 agosto 1554 l’esercito fiorentino riuscì ad invadere la zona, non tanto grazie alle proprie abilità militari, quanto per il capitano Giovanni Zeti, un fuoriuscito fiorentino e comandante della guarnigione, al quale fu promesso di aver salva la vita e la possibilità di entrare nelle grazie di Cosimo I, se avesse fatto entrare l'esercito fiorentino. Egli dunque, tradendo il suo stesso esercito, aprì una breccia nel sistema difensivo e consegnò al Marignano le chiavi di Moteriggioni, consentendo così alle truppe imperiali di innalzare il vessillo dei Medici sulla porta di San Giovanni. La rocca fu costretta a cedere, gli abitanti furono fatti schiavi e condotti a Firenze. La stessa Siena si arrese definitivamente.

Molto probabilmente Monteriggioni avrebbe mantenuto ancora oggi il primato di impermeabilità, se non ci fosse stata questa azione di corruzione, per il quale si pensa che la "corona" muraria un tempo inespugnabile sia diventata una prigione medievale in cui ancora oggi l’anima maledetta del capitano guidata dal rimpianto, vaga per la città alla ricerca del perdono che nessuno gli potrà mai concedere…

Voci di popolo, infatti, narrano dell’esistenza di un cunicolo segreto che, partendo dal pozzo di Piazza Roma, arriva direttamente a Siena. La leggenda narra che, proprio in questa lunga galleria, lo spirito del capitano, logorato dal rimorso di questo imperdonabile tradimento, vaghi alla ricerca di una pace che non troverà mai... 
Gli stessi abitanti affermano che nelle notti di luna piena si oda un trottare di cavalli e di lamenti dello stesso Zeti.

Inoltre, grazie a questa leggenda e al periodo storico in cui essa si colloca, cogliamo l'occasione per informavi che ogni anno a luglio si tiene la ormai affermata Festa Medievale di Monteriggioni. Se volete saperne di più su questa festa o volete conoscere le date esatte, vi consigliamo di consultare la pagina Facebook o il sito dell'evento. 

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