Nella provincia di Varese, vicino ai comuni di Maccagno con Pino e Veddasca, c'è un lago che sovrasta il lago Maggiore.
 
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Le leggende del borgo sommerso del lago Delio

Le leggende del borgo sommerso del lago Delio

Nella provincia di Varese, vicino ai comuni di Maccagno con Pino e Veddasca, c'è un lago che sovrasta il lago Maggiore.
Il lago Delio, un piccolo specchio d'acqua ai piedi del monte Borgna, dai suoi 930 metri dal livello del mare si affaccia da un lato sulla sponda italiana e dall'altro su quella svizzera del lago Maggiore. Per raggiungerlo si parte da Maccagno e si risale una stretta strada in salita (provinciale 5) che offre dei panorami mozzafiato, inclusa una stupenda vista sul castello di Cannero Riviera. I giochi di riflessi dei monti circostanti sulla superfice del lago, la natura incontrastata e la vista sul grande lago sottostante rendono il lago Delio un luogo degno di visita ma se a tutto questo aggiungiamo un velo di mistero, beh, a questo punto una visita è doverosa.

Infatti, ci sono non una ma ben due leggende su questo lago ma facciamo un passo indietro nel tempo per capirne l'origine.
Il lago Delio, o lago d'Elio, è uno specchio lacustre di origine glaciale la cui forma è stata cambiata quasi radicalmente dopo la costruzione, nel 1911, di due dighe di contenimento. Il suo nome deriva probabilmente al dio del sole della mitologia greca, Helios e da questa peculiarità nascono le leggende che narrano la storia del borgo sommerso sul fondo del lago Delio.

Si narra che nel IV secolo, tempo di evangelizzazione cristiana, San Silvestro si recò in questa zona cercando di convertire al cristianesimo la popolazione di un piccolo villaggio che venerava il dio sole. Gli abitanti di questo villaggio di natura bellicosa non videro di buon occhio l'azione del sant’uomo e lo accusarono di portare sventura sulle loro terre. Il santo fu scacciato e a fatica riuscì a salvarsi dopo un duro inseguimento ma l'ira divina si scatenò sul villaggio di pagani facendo scaturire una cascata d'acqua e fango che sommerse il piccolo borgo per sempre.

La seconda leggenda narra di un paese molto ricco di nome Elio ubicato sulle rive di un piccolo lago montano. Questo luogo di elevata bellezza aveva reso arido gli animi degli abitanti che erano noti tra i paesi circostanti per la loro arroganza ed egoismo. Un giorno un povero mendicante arrivò in quel borgo per cercare elemosina ed ospitalità ma bussando a tutte le porte del paese non ottenne nulla se non essere allontanato in malo modo. Avvilito, il pover uomo fece un ulteriore tentativo bussando alla porta dell'ultima casa che era più distante dalle altre rispetto al centro dell'abitato. In questa casa, una donna e sua figlia stavano preparando una zuppa. L'uomo bussò e questa volta l'ospitalità cercata gli venne concessa. La donna offrì al povero della zuppa e lo invitò a scaldarsi vicino al fuoco.
In segno di gratitudine, il mendicante che in realtà era un potente veggente, confidò alle due donne che quella stessa notte una catastrofe sarebbe successa sulla zona e le invitò a fuggire al più presto. Le donne gli credettero e lungo i sentieri del bosco, durante la loro frettolosa "fuga", udirono il risuonare della campana del paese accompagnare un tremendo boato e voltandosi videro Elio sprofondare nelle acque dello scuro lago.
Arrivate a Campagnano le due donne rividero il viandante, che si rivelò essere San Rocco, il quale chiese loro di erigere una cappella a suo nome.
C'è chi dice che ancora oggi, nelle silenziose notti, si possa udire il rintocco delle campane.

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