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I migliori souvenir da acquistare in Valle d'Aosta, fra tradizione e maestranze artigianali


Venerdì 14 gennaio 2022

Delle vere eccellenze artigianali nascono dalle mani di artisti e calzolai che resistono ancora alle mode e alle tendenze di oggi. Ecco una raccolta di alcuni dei souvenir tipici valdostani

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I migliori souvenir da acquistare in Valle d'Aosta, fra tradizione e maestranze artigianali

Durante un viaggio in Valle d'Aosta si incontrano culture e maestranze suggestive e pittoresche, dalle radici talmente profonde che resistono alle mode e alle tendenze di oggi.
Dalle pantofole di Gressoney fino ai merletti preziosi di Cogne, passando per gli zoccoli di Ayas che ricordano le calzature dei contadini e dei mangiatori di patate di Van Gogh, tutto ha un profumo antico e suggestivo che ricorda le belle cose fatte a mano, di una volta.
Cosa portarsi a casa per custodire un dolce ricordo di un meraviglioso week end nella regione del nord Italia che confina tra Francia e Svizzera?
Ecco la guida completa sui souvenir tipici valdostani, vere eccellenze artigianali che nascono dalle mani di artisti e calzolai dalla tradizione familiare antichissima.

I sabot della Val d'Ayas

Si chiamano sabot della Val d'Ayas e in pratica sono dei deliziosi zoccoli in legno realizzati rigorosamente a mano da abili intagliatori. Nella magnifica valle in cui il Monte Rosa fa da protagonista, la Val d'Ayas per l'appunto, resiste ancora la tradizione di indossare i tipici zoccoli in legno di origine olandese, calzature in origine usate per ripararsi dalla pioggia, dalla neve e dal fango.
Originariamente, i sabot degli abitanti di Ayas erano costruiti in legno di pino cembro, mentre quelli destinati al commercio erano intagliati in legno di larice, in salice e in pioppo tremulo. Hanno una forma più ampia e bombata che permette di inserire della paglia per stare ancora più comodi.
Oltre a essere calzature robuste e confortevoli, sono in grado di tenere i piedi al caldo e all'asciutto; inoltre, uno zoccolo non è mai uguale all'altro proprio perché è realizzato completamente a mano.
Oggi i sabotiers realizzano sabot per l'artigianato locale e per i turisti, e sono delle maestranze da proteggere, come patrimonio artistico e culturale autoctono del luogo. Solo in alcune zone della Val d'Ayas si indossano ancora durante la vita di tutti i giorni.

Sabot della Val d'ayas

Les Dentelles di Cogne

Un'altra eccellenza artigianale tipicamente valdostana è caratterizzata dalla lavorazione del pizzo a tombolo delle dentellières della cittadina di Cogne.
Si tratta di una tradizione dalle origini antiche, risalenti al 1665, quando alcune monache benedettine, dopo essere fuggite dal monastero di Cluny a causa della riforma, cominciarono a insegnare l'arte della lavorazione del pizzo a tombolo alle popolazioni del luogo.
Durante i secoli la lavorazione del pizzo e del merletto, attraverso il rapido gioco dei fuselli sul cuscino del tombolo, si è rinforzata sempre di più fino ad arrivare ai giorni nostri.
Grazie alle meravigliose dita delle dentellières che intrecciano con amore e sapiente abilità, ancora oggi resiste questa tradizione artigianale che impreziosisce accessori, arredi e abiti nuziali, compresa ovviamente la dote della sposa. Cogne ha raccolto 40 merlettaie che lavorano in Cooperativa e ogni anno producono 1.500 metri di pizzo dall'altissimo pregio, un'opera d'arte celebre in tutto il mondo per la ricercatezza dei motivi, degli intrecci e dei decori unici, e anche per prestazioni di resistenza e robustezza.
Impossibile non innamorarsi della gestualità di queste maestranze preziose, da proteggere come patrimonio storico e artistico di un'intera comunità.

Pizzo a tombolo di Cogne
Foto di bibi57

Le pantofole di Gressoney

Terminiamo questo viaggio nelle maestranze artigianali tipiche valdostane con una calzatura altrettanto pregiata e prestigiosa, una sorta di babbuccia dall'altissimo standard qualitativo: la pantofola in lana cotta tipica della Val d'Aosta. Stiamo parlando delle tradizionali socks completamente cucite a mano nella Val del Lys, originarie dell'Ottocento.
Si narra che le donne di casa producessero queste pantofole come merce di scambio, sfruttando e recuperando i panni vecchi e gli scarti di tessuto casalingo. Le ciabatte, poi, venivano barattate con beni di prima necessità come pane, latte, formaggio.
Robuste, calde e confortevoli, le pantofole potevano essere utilizzate anche durante i lavori nei campi; in occasione delle feste, erano cucite con colori vivaci e sgargianti.
Le pantofole di Gressoney si distinguono per la suola più robusta, un intreccio di corde, chiamato ligneul in lingua locale, mentre la tomaia è realizzata con un misto di scampoli e tessuti robusti, caldi e confortevoli.
Quando acquistare questi pezzi esclusivi? Di sicuro durante la Fiera dell'Orso che si tiene dal 30 al 31 gennaio, periodo in cui gustare anche le specialità culinarie valdostane.

Pantofole di Gressoney
Foto di Stefano Venturini

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