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Curiosità sul colore delle case di Burano e altre leggende dell’isola


Venerdì 26 marzo 2021

Un’isola magica che già di suo vive a ritmo lento ci affascina con i suoi colori e le sue storie

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Curiosità sul colore delle case di Burano e altre leggende dell’isola

Siamo a Burano, a distanza di vaporetto da Venezia, e la prima cosa che colpisce, proprio come il fatidico “pugno in un occhio” è il particolare panorama formato dalle tipiche case colorate dell’isola. In questo caso, il “pugno” non è simbolo di cattivo gusto, anzi. Dal verde pisello al rosa aragosta, dall’ocra all’azzurro, dal rosso fuoco al giallo canarino, la vista delle case di Burano lascia senza fiato e dona al luogo un tocco magico, quasi fiabesco. Ognuna ha un suo colore che la distingue dalle altre ormai da anni... e qui la domanda nasce un po’ spontanea: perché le case a Burano sono così colorate? Ma partiamo dall’inizio e facciamo un bel passo indietro nella storia dell’isola.

Catarina Belova - shutterstock_1517586428Catarina Belova/Shutterstock.com

Al tempo delle invasioni barbariche, gli abitanti di Altino, centro prosperoso e di notevole importanza già prima dei tempi romani, dovettero abbandonare la loro città per sfuggire ai continui saccheggi e si rifugiarono nelle vicine isole della laguna: Murano, Mazzorbo, Torcello, Ammiana, Costanziaco e, naturalmente, Burano (il cui nome deriva da "Porta Boreana", ovvero la porta nord della vecchia Altino). I primi insediamenti su Burano erano formati da case costruite su palafitte, fatte di canne intrecciate e ricoperte di fango. Solo successivamente, molto probabilmente grazie alla “romanizzazione” della zona, le case iniziarono a essere fatte di mattoni, ma di colori ancora non se ne vedono.

Infatti, gli abitanti di Burano erano per lo più modesti pescatori che solo con la nascita dell’arte del famoso merletto (vedi altra mia leggenda) videro un’impennata economica e di notorietà. Anche la sua posizione esposta a venti e maree aiutò lo sviluppo dell’isola tenendo lontana la malaria che segnò la fine delle vicine Mazzorbo e Torcello. Ma i pescatori rimasero umili e continuarono con la loro attività la quale “vedeva” nelle frequenti nebbie invernali un notevole ostacolo. E qui arriva il nocciolo della questione: le nebbie.

Brooklyn99 - shutterstock_1529024441Brooklyn99/Shutterstock.com

La credenza più accreditata sui diversi colori delle case di Burano sembra, infatti, essere legata al fatto che i pescatori decisero di dipingere la facciata della propria abitazione con un colore identificativo in modo da potervi far ritorno senza problemi anche con la nebbia più fitta.
...e fin qui tutto chiaro, no?

Un’altra credenza vuole che i vari colori delle case identificassero le diverse famiglie dell’isola che, seppur non essendo in grande numero, avevano in molti gli stessi cognomi, quindi tra di loro si chiamavano con soprannomi o con il colore della propria abitazione.

C’è anche un’altra credenza che vede l'umidità e le donne dell’isola come protagoniste. Naturale che a causa di continue maree, acque alte e umidità, le mura delle case di Burano necessitavano una continua manutenzione e a questo pensavano le donne del posto (quando non lavoravano ai merletti) ridipingendo le facciate con la vernice che trovavano e che riuscivano a miscelare da varie fonti. Da qui i colori diversi da casa a casa.

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Simone Padovani/Shutterstock.com

Tornando alle nebbie e sottolineando il carattere delle donne di Burano, c’è una curiosità del posto che narra dell’attaccamento dei mariti pescatori alle bottiglie di vino, i quali, barcollando attraverso le nebbie dell’alcol, per ritrovare la strada di casa ne cercavano il particolare colore ma potevano anche venire aiutati dai passanti grazie a una stoffa colorata come la loro abitazione che le prodighe mogli gli mettevano in fronte, come dire “da rimandare al mittente”.

Parlando di attaccamento al vino, un’altra leggenda aggiunge un goccio di magia a Burano. Si dice che intorno all’anno mille fu avvistata una cassa galleggiante vicino alle rive dell’isola ma anche i più forzuti abitanti non riuscivano a portare a secco. Ci riuscirono invece quattro bambini grazie alla loro purezza d’animo. Una volta aperta, la cassa rivelò al suo interno i resti di Sant’Albano, San Domenico, Sant’Orso (che da quel momento diventarono santi patroni dell’isola insieme a Santa Barbara) e un barilotto magico dal quale si poteva spillare vino all’infinito. Questo fatto del barilotto magico non piacque molto ai vicini abitanti di Murano, i quali, morsi (o assetati) dall’invidia decisero di rubare l’oggetto ma questo cessò di produrre il tanto desiderato nettare una volta lontano dai resti dei santi. Ora iracondi, gli abitanti di Murano, pur di non restituire il barilotto ai buranelli (abitanti di Burano) decisero di murarlo nella loro chiesa di San Donato, dové tutt’ora incastonato.

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Yasonya/Shutterstock.com

Da una leggenda all’altra, sempre parlando di Sant’Albano, si dice che la sua reliquia fosse interamente d’oro e, per far fronte ai costi dell’emergenza della peste, venne fusa e sostituita con un braccio di rame, il quale, ossidandosi divenne scuro. Da quel momento, i muranesi e i veneziani lo chiamarono il “braccio di pergola” facendosi beffa dei buranelli, ma c’è chi pensa che la storia del braccio “scuro” di Sant’Albano sia andata diversamente.

C’è infatti una versione di questa storia che prende i colori di una gran truffa. Sembrerebbe che un giorno, un gioielliere arrivò sull’isola e, vista la tanta devozione degli abitanti per il santo, decise di proporre di fondere tutto il loro oro per farne un braccio in onore di Sant’Albano. Gli abitanti accettarono di buon grado e permisero al gioielliere di procedere con la realizzazione dell’opera. Purtroppo, con l’arrivo dei primi caldi estivi, dall’opera iniziò a fuoriuscire una sostanza nera. Il gioielliere li aveva beffati: aveva consegnato loro un braccio d’oro ripieno di pece... E naturalmente se l’era data a gambe levate durante la primavera.

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StevanZZ/shutterstock.com

Tornando alle case colorate di Burano, non si può non citare la più colorata di tutte, la casa di Bepi Suà. Situata in via al Gottolo, la casa di Bepi Suà, Giuseppe Toselli, è particolare non solo perché è decorata da forme e colori diversi ma anche per il fatto che finché fu un vita, l’ex-venditore di caramelle aggiungeva ogni giorno nuove forme e nuovi colori alla propria abitazione. Era facile incontrarlo per la via con i pennelli in mano per far quattro chiacchiere o per una foto ricordo davanti alla sua casa multicolor. Scomparso nel 1985, la sua casa rimase in balia delle intemperie fino al 2005, quando le autorità decisero di ristrutturarla e di portarla alla bellezza lasciata dal suo proprietario che tanto era amato da buranelli e turisti.

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Casa di Bepi Suà - Tania Zbrodko/Shutterstock.com

Se in tutto questo state pensando che i buranelli possano cambiare colore alle proprie case quando vogliono, vi sbagliate di grosso. Oggi i colori hanno lo scopo di delimitare la proprietà degli immobili e se qualcuno volesse cambiarlo deve ottenere l’approvazione delle autorità locali. Non solo, le autorità monitorano continuamente lo stato dei colori delle case colorate di Burano le quali devono sempre essere ben mantenute.

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Alexey Fedorenko/Shutterstock.com

Ora non ditemi che non avete anche voi voglia di fare una passeggiata a Burano?

foto principale di Zoom Team/Shutterstock.com

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