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Scurcola Marsicana


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Importante centro commerciale e culturale della Marsica, il borgo è situato ai piedi del Monte San Nicola. Dalla parte alta del paese si dominano i piani Palentini, teatro della battaglia di Tagliacozzo.
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Scurcola Marsicana, SS. Trinità  |
Scurcola Marsicana, SS. Trinità
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Scurcola Marsicana, Rocca Orsini  |
Scurcola Marsicana, Rocca Orsini
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Scurcola Marsicana, il Corteo Storico  |
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Uno sguardo a Scurcola Marsicana
Uno sguardo a Scurcola Marsicana

Eventi

venerdì
21
agosto, 2020

Contrade e Borghi

domenica
30
agosto, 2020

Festa di Maria SS. della Vittoria

domenica
28
marzo, 2021

Calvario presso la chiesa di Santa Maria della Vittoria.

da
giovedì
1
aprile, 2021
a venerdì 2 aprile 2021

Cenacolo

giovedì
1
aprile, 2021

Lavanda dei piedi

venerdì
2
aprile, 2021

Rievocazione della Passione di Gesù Cristo

venerdì
2
aprile, 2021

Calvario presso la chiesa della SS. Trinità

domenica
4
luglio, 2021

Festa patronale di Sant'Antonio da Padova e San Vincenzo Ferreri

Sul borgo

L'etimologia di Scurcola sarebbe legato al termine latino "Excubiae" e in seguito a quello longobardo "Sculk".
Entrambi i termini hanno significato di "sentinella", "guardia", pertinente rispetto alla posizione del centro posto su un'altura che domina le direttrici confluenti verso l'antico lago Fucino.
In epoca longobarda i termini "sculka" e "sculcula" appaiono nell'editto di Rotari del 643 e, successivamente nella normativa del re longobardo Rachis datata tra il 744 e il 749. Gli omofoni toponimi si ritrovano nei territori di Sgurgola, Celano, Cugnoli, alla foce del fiume Vomano e nella valle del Tirino. 

In alcuni periodi dell'epoca preistorica e in periodi successivi di piena, i piani Palentini e il Fucino formavano un unico lago.
Le prime tracce di un abitato nel territorio scurcolano risalgono all'età del bronzo e successiva età del ferro.
Nel periodo preromano la zona era popolata da genti eque in perenne conflitto con i confinanti Marsi il cui territorio si estendeva intorno al lago del Fucino, poco distante da Scurcola.

La scarsità delle risorse e la presenza di una fertile piana (Piani Palentini) erano alla base di questi contrasti. Nel momento in cui Roma emergeva tra le città-stato latine, per assurgere al ruolo di guida delle genti italiche, si scontrò anche con gli Equi che assoggettò in diverse campagne militari; nel territorio equo, sul confine di quello marso, realizzò la colonia di Alba Fucens, mentre il territorio scurcolano venne inserito nell'Ager publicus aequicolanus, da cui Cicolano relativo alla valle del Salto. Nell'occasione il territorio di Scurcola fu inserito nella Centuriazione albense realizzata a seguito della costituzione della colonia latina di Alba Fucens.

Durante la Guerra sociale Roma combatté con i suoi ex alleati italici dall'89 al 91 a.C., mentre gli italici furono già assoggettati nel 304 a.C. al termine della seconda guerra sannitica e, i marsi, nel 294 a.C. dopo la ribellione contro l'istituzione della colonia latina di Carseoli.

L'agognata cittadinanza fu raggiunta dopo la guerra sociale, con essa iniziò il processo di romanizzazione del popolo. Alba Fucens non partecipò alla "lega italica" e subì quindi le devastazioni ad opera delle truppe marse insorte (assedio e distruzione di Alba Fucens). Durante l'epoca imperiale, e soprattutto nel tardo impero, ci fu una proliferazione di ville di campagna, conseguentemente all'abbandono dell'Urbe da parte dei ceti privilegiati.

Con la fine dell'Impero romano d'Occidente la zona fu dapprima soggetta alle lotte tra Goti e Bizantini e poi soggetta ai Longobardi all'interno del Ducato di Spoleto, passato poi al Sacro Romano Impero di Carlo Magno.
A questo periodo risalgono le tracce certe di un borgo sul Monte S. Nicola; si trattava quasi probabilmente di un posto di guardia sopra la via Valeria, realizzata in epoca romana e tuttora percorribile.

Nell'XI secolo l'area territoriale di Scurcola fu annessa al Regno di Sicilia sotto dominio normanno. A questo periodo risale il primo castello di Scurcola, una torre (forse di epoca più antica) circondata da una cerchia di mura e successivamente inglobata in un castello di forma pentagonale.
Quando il Meridione d'Italia divenne possedimento della casata sveva la regione conobbe un periodo di stabilità e di crescita economica; il borgo a ridosso del fortilizio si ingrandì e si svilupparono le attività agricole ed artigianali.
Nel 1268 la zona divenne il teatro della Battaglia di Tagliacozzo, scontro finale tra Svevi ed Angioini per la conquista del Sud.

La storia di Scurcola restò legata alle sorti della Marsica fino al XVI secolo, quando nella regione iniziò ad inserirsi la famiglia romana degli Orsini, la quale aveva come obiettivo quello di estendere le proprietà dallo Stato Pontificio a quello del Regno di Napoli. Questo è il periodo in cui il vecchio castello fu inglobato nella nuova Rocca, realizzata secondo i nuovi canoni costruttivi, per resistere meglio agli assedi fatti anche con l'uso delle prime armi da fuoco.

Con l'arrivo degli Orsini presto si ebbe anche la penetrazione dell'altra importante famiglia romana, i Colonna, la quale entrò ben presto in conflitto con quella. Più volte la Rocca passò da una famiglia all'altra per rimanere infine saldamente ai Colonna fino al XIX secolo. Nel frattempo la situazione dell'abbazia andava peggiorando: i contrasti tra i potenti del luogo, le carestie e le pestilenze determinarono la rovina di quello che era considerato da tutti il più grande esempio di gotico cistercense francese d'Italia.

Alla fine del XVI secolo e gli inizi del XVII secolo nel paese furono realizzate una serie di grandi opere: la chiesa della SS. Trinità, in stile controriformista, riccamente decorata nel corso dei secoli e recentemente restaurata, con la sua splendida scalinata barocca; la chiesa di S. Antonio da Padova facente parte dell'ex convento dei terzisti, con interni barocchi; la nuova chiesa di Maria SS. della Vittoria, posta a ridosso della Rocca, sopra l'abitato.

Tra il XVII e il XVIII secolo la vita della piccola comunità agropastorale scurcolana fu scandita solo dal duro lavoro e dalle carestie che spesso imperversarono nella regione anche a causa del passaggio dei numerosi eserciti.

Nel XIX secolo a Scurcola avvennero gravi episodi legati ai moti ai quali seguì l'Unità d'Italia, in particolare il massacro perpetrato dai soldati dell'esercito piemontese che fucilarono soldati delle truppe borboniche.
Molti marsicani si aggregarono alle formazioni dei briganti, aderendo in particolare alla banda Mancini (un appartenente a questa banda fu Ciavarella Luigi di Scurcola Marsicana che venne fucilato a Luco dei Marsi il 6 aprile 1862) e alla banda di Luigi Alonzi detto Chiavone.

Merita sicuramente una visita la Rocca Orsini, protagonista incontrastato del panorama del borgo.


La battaglia di Tagliacozzo, fu combattuta il 23 agosto 1268 tra i ghibellini sostenitori di Corradino di Svevia e le truppe angioine di Carlo I d'Angiò, di parte guelfa.

La battaglia di Tagliacozzo rappresenta l'ultimo atto della potenza sveva in Italia. La fine di Corradino segna infatti la caduta definitiva degli Hohenstaufen dal trono imperiale e da quello di Sicilia, aprendo, nel regno siciliano, il nuovo capitolo della dominazione angioina.

Carlo I d'Angiò, fratello di Luigi IX di Francia e primo conte d'Angiò, era stato investito del Regno di Sicilia da papa Clemente IV, mentre Corradino era stato chiamato dai ghibellini a rivendicare il trono di Sicilia dopo la morte del padre Corrado di Svevia, a sua volta figlio di Federico II di Svevia e pronipote di Federico Barbarossa, e la successiva (1266) sconfitta e morte a Benevento dello zio Manfredi, che peraltro, in qualche modo gli aveva usurpato il regno.

Corradino si dirige verso la fedele Lucera che, dal 2 febbraio 1268, era sotto assedio da parte dei soldati di Carlo I, il quale, per volere della Santa Sede, aveva organizzato una crociata per debellare l'ultima roccaforte islamica del meridione. Lasciato l'assedio, Carlo andò incontro a Corradino e la battaglia si svolse presso i Piani Palentini, tra Scurcola Marsicana ed Albe; prese comunque il nome dalla località di Tagliacozzo, che era il centro abitato più importante nei pressi del luogo dello scontro. Queste le forze in campo: circa 9000 imperiali per Corradino; circa 6000 soldati per Carlo d'Angiò.

L'esercito di Corradino, costituito da soldati tedeschi, pisani, romani, spagnoli e arabi, era suddiviso in tre armate: la 1ª agli ordini di Federico I di Baden-Baden e dello stesso Corradino, la 2ª guidata da Galvano de Lancia e la 3ª da Enrico de Lancia. Le truppe angioine erano comandate da Carlo d'Angiò, dal consigliere Erardo (o Alardo) di Valéry e da Guglielmo Stendardo.

La battaglia campale ebbe materialmente luogo presso un ponte in muratura sito sul fiume Imele (tratto abruzzese nei pressi del fiume Salto) o, secondo altri storici, nelle vicinanze del ruscello Riale presso Castrum Pontis. I soldati guidati dallo svevo, numericamente superiori, accerchiarono dapprima le truppe angioine, ma al momento dell'attacco commisero l'errore di non valutare adeguatamente l'entità e le posizioni di tutte le forze nemiche.

Corradino fu sconfitto dopo un'apparente vittoria iniziale a causa di uno stratagemma ideato da Alardo di Valéry, che prese spunto a sua volta da un analogo espediente usato dai saraceni nelle crociate: il nobile Henry de Cousances, aiutante di campo del re, indossò le vesti di Carlo e si lanciò in battaglia con tutta l'avanguardia angioina preceduta dalle insegne reali. Gli uomini di Corradino si gettarono in massa contro questa schiera, sbaragliandola. Caduto il Cousances, i ghibellini ebbero l'illusione di aver ucciso l'odiato francese e di avere in pugno la vittoria. Ruppero così le loro formazioni, lasciandosi andare a grandi scene di giubilo, lanciandosi disordinatamente all'inseguimento dei franco-angioini in apparente rotta, e dedicandosi altresì al saccheggio del campo nemico. Questo diede a Carlo d'Angiò la possibilità di sferrare un nuovo attacco a sorpresa, grazie a 800 cavalieri tenuti in riserva, che egli non aveva impiegato nella prima fase della battaglia e tenuto dietro un avvallamento del terreno.

Lo schieramento ghibellino, preso di sorpresa ed alle spalle, non resse alla carica della cavalleria angioina, fu travolto e si disperse. Per le truppe dello svevo fu una disfatta che assunse in breve le proporzioni di un autentico massacro. Corradino si diede allora alla fuga, dirigendosi verso Roma. La città che poco tempo prima lo aveva trionfalmente accolto, si dimostrò adesso ostile allo sconfitto.

D'altronde, l'ira di Carlo verso i romani, ritenuti traditori per l'appoggio dato in precedenza allo Staufen, era stata terribile, come atrocemente sperimentarono i cittadini romani fatti prigionieri a Scurcola. Essi, infatti, furono barbaramente massacrati con inumani supplizi. Forse la bellissima statua di Arnolfo di Cambio, che raffigura Carlo d'Angiò in trono con un'espressione torva, dovette avere anche la funzione di monito al popolo romano sul prezzo dell'infedeltà. Tutti questi eventi precedenti certo non favorirono in quel momento la solidarietà dei romani verso il fuggiasco Corradino. Il giovane principe ed i suoi decisero che sarebbe stato più prudente lasciare Roma per dirigersi verso lidi sicuri. Raggiunta con i suoi compagni Torre Astura, località del litorale laziale nei pressi di Nettuno, Corradino tentò di prendere il mare, probabilmente diretto verso la fedelissima Pisa.

Fu invece tradito da Giovanni Frangipane, signore di quei luoghi, che lo fece consegnare a Carlo d'Angiò. Processato sommariamente e condannato a morte, fu decapitato a Campo Moricino, l'attuale piazza del Mercato di Napoli, il 29 ottobre 1268; Federico I di Baden-Baden condivise lo stesso destino. La vittoria franco-angioina segnò il destino della saracena Lucera che fu presa per fame il 27 agosto 1269 e della penisola italiana, strappata di fatto agli Svevi dagli Angioini, il cui dominio doveva peraltro subire un duro colpo nel 1282 con la rivolta dei Vespri Siciliani.

La battaglia è citata da Dante Alighieri nell'Inferno (XXVIII, 17-18) e l'accento è posto sulla vittoria per il consiglio di «Alardo sanz'arme», che è indice dell'atteggiamento anti-angioino del poeta, peraltro manifestato anche altrove e giustificato dal fatto che il poeta, nella sua vita, aveva avuto uno dei suoi maggiori avversari in Carlo di Valois, parente di Carlo I d'Angiò.

Borgo di Scurcola Marsicana
Comune di Scurcola Marsicana

Provincia di L'Aquila
Regione Abruzzo

Abitanti: 2.778
Altitudine centro: 700 m s.l.m.

il Comune fa parte di:
Borghi autentici d'Italia

Comune di Scurcola Marsicana
Via Cavalieri di Vittorio Veneto - Scurcola Marsicana (AQ)
Tel. +39 0863 562326

IN AUTO

  • Da Nord: percorrere l'autostrada A14 verso Ancona. Uscire a Teramo/Giulianova/Mosciano Sant' Angelo e proseguire in direzione L'Aquila. Prendere l'autostrada A 24, verso Pescara, continuare sull'autostrada A 25, uscire ad Magliano dei Marsi e proseguire in direzione Scurcola Marsicana.
  • Da Sud: dall'autostrada A14 proseguire verso Pescara. Continuare in direzione Roma, prendere l'autostrada A 25, uscire a Magliano dei Marsi e proseguire in direzione Scurcola Marsicana.

IN TRENO

  • Stazione ferroviaria di Scurcola Marsicana: Linea Roma - Avezzano.

Dormire, mangiare, comprare...

Azienda Zootecnica Gran Sasso
Giulio Petronio produce formaggio Canestrato di Castel del Monte, presidio Slow food.
Piazzale del Lago, Castel del Monte (L'Aquila)
45.95 Chilometri da Scurcola Marsicana
CaseAbruzzo.net
Via Maiella, 6 - 67033, Pescocostanzo (L'Aquila)
62.82 Chilometri da Scurcola Marsicana
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