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Biccari


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Circondata da boschi lussureggianti, Biccari è un forziere di preziose testimonianze medievali. Qui, in un'atmosfera cordiale e genuina, si potrà sperimentare la proverbiale ospitalità dei Biccaresi e, attraverso numerosi itinerari, conoscere le tradizioni, i costumi ed i sapori che ancora esistono.
  • Agibile ai disabili
  • Borghi autentici d'Italia
Biccari  | Mi.Ti./shutterstock.com
Biccari
Mi.Ti./shutterstock.com
Biccari, Monte Cornacchia  | Vito Giannini
Biccari, Monte Cornacchia
Vito Giannini
Biccari  | Vito Giannini
Biccari
Vito Giannini
Biccari, Monte Stillo  | Vito Giannini
Biccari, Monte Stillo
Vito Giannini
Biccari  | Vito Giannini
Biccari
Vito Giannini
Biccari  | Mi.Ti./shutterstock
Biccari
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Biccari
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Uno sguardo a Biccari
Uno sguardo a Biccari
Video di DrFLOYD Stuff

Sul borgo

Muovendo dalla Capitanata verso i Monti Dauni arrivando fin quasi ai piedi del Monte Cornacchia, si giunge a Biccari. Adagiato su colline dolci, silenziose e tranquille, circondato da boschi di cerro, acero campestre, faggio, olmo, roverella e biancospino e pascoli incantevoli interrotti solo dal grazioso specchio d'acqua del Lago Pescara, si scopre l'attuale centro abitato dalle chiare origini medievali. 

All'interno del territorio di Biccari, nella Daunia, è stato scoperto l'insediamento neolitico più alto della Puglia, ad oltre 700 mt. di quota, in località Boschetto, lungo la riva del torrente Organo, a pochi chilometri dal centro abitato.
Le origini del nucleo abitato di Biccari sono senz'altro da porre tra il 1024 ed il 1054 ad opera dei Bizantini del Catepano Basilio Bojannes (Bogiano) e del Vicario di Troia, Bisanzio de Alferana.
Testimonianza dell'epoca è la possente Torre cilindrica, facente parte di una serie di avamposti militari realizzati per meglio difendere la via Traiana, importante arteria di collegamento per i traffici ed il commercio tra la zona Irpina ed il Tavoliere.
Il nome Vicari (Biccari) appare per la prima volta in un atto dell'agosto 1054 con il quale la vedova Sikelgaita dona i suoi averi al Monastero di San Pietro in Vulgano. Dopo la vittoria sui Bizantini presso il fiume Olivento, un ufficiale normanno dell'esercito di Roberto il Guiscardo, un certo Pagano, si impossessa di Biccari e fortifica il primitivo nucleo abitato costituitosi all'ombra della torre, facendolo diventare una "città fortificata".
Lo stesso Pagano favorisce la nascita a Biccari di un nuovo vescovado nel 1067. Guglielmo d'Altavilla, nipote di Roberto il Guiscardo, favorisce l'ampliamento del nucleo abitato verso Porta Pozzi e l'allargamento del territorio di Biccari. Con Guglielmo de Riccardo, Biccari diventa una baronia della Contea di Civitate.

Nel secolo XV, Biccari è dominio degli Stendardo: famiglia di nobile casato francese trasferitasi nel Regno di Napoli al seguito degli Angioini. E' di Matteo Stendardo la costruzione della litica Croce di Porta Pozzi del 1473 e del Bianco Convento di Sant'Antonio completato nel 1477. Nel secolo XVI inizia la Signoria dei Caracciolo: nobile famiglia napoletana. Nel 1534, Marcello Caracciolo ottiene dall'Imperatore Carlo V il titolo di Conte di Biccari. A lui si deve la costruzione del palazzo signorile, attualmente sede del Municipio. Nel 1792 il feudo di Biccari passa alla Regia Corte di Napoli. Nel 1860 Biccari fu interessata da una rivolta antiunitaria sedata nel sangue.

Di particolare interesse storico-artistico: la Torre Bizantina, il centro storico, il portale medievale di Palazzo Gallo (piazza don Luigi Sturzo), la chiesa romano-gotica di San Quirico del XV sec., il Convento di Sant'Antonio (1477), la Croce Viaria di Porta Pozzi (1473), il Palazzo Caracciolo, la Chiesa dell'Assunta, l'altare ligneo riccamente intagliato e decorato in oro zecchino di San Michele (XVIII sec.), il palazzo Goffredo dell'800 con le sue maestose facciate, le masserie fortificate di Santa Maria ed Imporchia, il palazzo Pignatelli di Tertiveri.


Biccari vanta oltre a molte eccellenze in campo storico e culturale anche una serie di imperdibili prodotti gastronomici tipici, prima fra tutti la 'pizze a furne apierte', una specie di schiacciata che si gustava anticamente nell'attesa della cottura del pane. L'impasto era originariamente il medesimo del pane: farina, acqua, patate, lievito e sale. Con gli anni, l'impasto è stato arricchito con ingredienti semplici, per rendere la schiacciata ancora più gustosa. Dal secondo dopoguerra, infatti, si aggiunsero olio (rigorosamente prodotto dagli oliveti biccaresi), origano e, a gusto, del peperoncino piccante.

  • L'olio extravergine di oliva di Biccari è legato agli uliveti presenti nel territorio del borgo. Di fondamentale importanza risultano infatti le caratteristiche degli ulivi e del terreno, che per costituzione conferiscono caratteristiche organolettiche particolari all'olio. Quello di Biccari nasce dalla lavorazione di olive invaiate raccolte dalle folti chiome della varietà cultivar Ogliarola. Si narra che, l'Ogliarola biccarese si sia insediata nel territorio molti secoli fa con l'arrivo della civiltà greca. La tipicità dell'olio è dovuta alla vocazione pedo-climatica che ha permesso di potenziare le caratteristiche intrinseche della cultivar rendendola definitivamente autoctona. Al palato l'olio biccarese è molto gradevole in quanto dolce con un retrogusto leggermente piccante che ne esalta l'aroma.
  • U'Mascijuottele è un formaggio ottenuto dalla lavorazione del latte di capra. Formaggio senza maturazione di gusto fresco, lievemente salato, senza crosta. L'odore del Cacioricotta è delicato, con sentori di erba ed un sapore dolce. Può essere consumato fresco oppure, dopo una quindicina di giorni, come formaggio da grattugia. Si prepara solitamente nei mesi da giugno a settembre, giacché la sua produzione è legata al periodo di maggior produzione di latte caprino.
  • La capra Garganica è un'antica razza originaria del promontorio del Gargano. Grazie al fenomeno della transumanza, con il quale i pastori nei mesi estivi si spostavano verso i freschi montio del sub-appennino dauno, questa specie è diventata abituale anche nel territorio di Biccari. Ha duplice attitudine, da latte e da carne. Allevata allo stato brado, è imemdiatamente riconoscibile alla vista: pelo lungo, liscio e corvino, testa caratterizzata dal ciuffo e dalla lunga barba sotto il mento, corna un po' appiattite lateralmente, ritorte e con le punte divergenti a descrivere un arco. Il latte della capra Garganica è per tradizione utilizzato per la produzione di formaggi freschi o da grattugia e per il Cacioricotta, nato per utilizzare tutto le proteine del latte comprese quelle della ricotta. Era il formaggio storicamente legato ai territori più impervi dove la capra era chiamata, non a caso vacca dei poveri.
  • La salsiccia di maialino nero di Biccari viene prodotta riempiendo un budello naturale di maialino nero di razza apulo-calabrese, con un misto di parti magre e grasse tagliate a punta di coltello e condite con sale e peperoncino. Può essere consumata fresca (previa cottura) o secca (quindi stagionata). La sua produzione è legata ad antiche tradizioni locali e a sistemi di conservazione che consentivano di prolungare il consumo di carne anche a periodi di tempo lontani da quello della macellazione. Il clima particolarmente rigido di inverno consentiva l'asciugatura del prodotto. Non esisteva casa in cui agli immancabili ganci in ferro posti sul soffitto non si appendessero i salumi realizzati in casa. Il clima freddo e secco, unito alla salatura del prodotto rendeva unici questi insaccati.

Borgo di Biccari
Comune di Biccari
Provincia di Foggia
Regione Puglia

Abitanti: 2.768
Altitudine centro: 450 m s.l.m.

il Comune fa parte di:
Borghi Autentici d'Italia

Il Comune
Piazza Municipio 1 - Tel. +39 0881 591007

IN TRENO

  • Stazione di Foggia
  • Stazione di S.Severo

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Nautica Vieste
Viale XXIV Maggio, 16 - 71019, Vieste (Foggia)
97.65 Chilometri da Biccari

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