Il piccolo borgo di Monte Vidon Corrado, luogo natale di Osvaldo Licini, si trova sulla dorsale collinare che domina la Valle del Tenna, a metà strada tra i monti Sibillini e l'Adriatico.
 
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Monte Vidon Corrado

Profondissima quiete liciniana
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Borgo di Monte Vidon Corrado
Comune di Monte Vidon Corrado

Provincia di Fermo
Regione Marche

Abitanti: 731
Altitudine centro: 429 m s.l.m.

Comune di Monte Vidon Corrado
Piazza Osvaldo Licini 6 - Monte Vidon Corrado (FM)
Tel. +39 0734 759348 (int.5)

L'origine del borgo di Monte Vidon Corrado è tuttora poco chiara, poiché le notizie storiche si mescolano con elementi leggendari e favolosi. Sebbene non si conoscano reperti archeologici risalenti all’epoca preromana rinvenuti nel territorio comunale, la contiguità con Falerone (Falerio Picenus) lascia pensare che anche sulle colline montevidonesi vi fossero insediamenti rimandanti al III secolo a.C., quando il Piceno entrò nella sfera di influenza di Roma.

Il fortilizio di Monte Vidon Corrado fu nominato per la prima volta in un documento del 1229, nel pieno della lunga lotta tra il Papato e l’imperatore Federico II, associato ad un gruppo di castelli appartenenti a signori laici di stirpe longobarda o normanna con cui costituì un baluardo militare- feudale alquanto ricco e unitario. Nel 1300 passò sotto la giurisdizione della città di Fermo per poi subire il dominio dei Malatesta tra il 1413 e il 1416, anno in cui Ludovico Migliorati, Signore di Fermo recuperò Monte Vidon Corrado insieme a Mogliano, Falerone, Massa e Montappone. Dal secolo XVI fino al 1860 Monte Vidon Corrado fu stabilmente sotto il dominio dell’amministrazione pontificia, facente parte della Delegazione Apostolica di Fermo, e la sua storia si confuse con quella di Monte Giorgio “di cui subì l’avversa e prospera fortuna”. Non risultano altre fonti d’archivio che possano fornirci dati certi e attendibili, eccetto quelle riguardanti la popolazione che alla fine del XIX secolo era di 1300 abitanti di cui solo 150 vivevano nel centro principale.

Nella parte alta del paese sono ancora visibili due torrioni che appartenevano alla cinta muraria del castello medievale risalente ai secoli XIV-XV. Legata a questo castello è la leggenda di Corrado, figlio di Fallerone I, che avrebbe aiutato il fratello Guidone contro un feudatario vicino che ne voleva assoggettare il territorio. Il messaggero, giunto a cavallo, avrebbe consegnato a Corrado una missiva su cui era scritto: "Corri Corrado che Guidon combatte". Da qui si fanno derivare i toponimi di Monte Vidon Corrado e Monte Vidon Combatte.

Piazza della Vittoria rappresenta il cuore del paese che conserva quasi intatta la struttura architettonica del castello medievale. Qui si affacciano alcuni palazzi signorili, la canonica da cui si accede ad uno dei torrioni dell’antica fortezza e la chiesa parrocchiale dedicata a San Vito Martire. Dalla piazza si diramano vicoli e piazzette su cui si affacciano eleganti abitazioni civili, un palazzotto quattrocentesco con decorazioni in cotto e arco ogivale senese, il centro studi e la casa natale del pittore Osvaldo Licini. Un tempo nel centro storico (precisamente nel palazzo in cui oggi si trova l’archivio comunale) era presente una sorta di ambulatorio e pronto soccorso in cui medici e infermieri visitavano ed eseguivano piccoli interventi chirurgici, l’Ospedale Ilari. Vi erano poi alcune classi della scuola, delle botteghe di artigiani (come quella del calzolaio e del fabbro, forse da qui deriverebbe il nome di via Fucina), una locanda e ovviamente la sede del municipio che è presente ancora oggi.

Il panorama che si può ammirare a Monte Vidon Corrado spazia dal mare Adriatico ai monti Sibillini, dalle campagne coltivate ai suggestivi borghi arroccati sulle colline circostanti. L’incantevole terrazzo panoramico attiguo alla casa di Osvaldo Licini e il parco pittorico che nella bella stagione si tinge dei colori della tavolozza liciniana sono luoghi privilegiati per potersi immerge in quella natura suggestiva e incontaminata che tanto amò il grande maestro di Monte Vidon Corrado.

Una menzione speciale va all'enogastronomia marchigiana, ai prodotti tipici del territorio del borgo, quali olio d'oliva, insaccati e formaggi, sino ai piatti tipici, assolutamente da provare, come i Caciù co’ la fava (sfoglie sottili di pasta con ripieno di purea di fave) e la pizza con i fichi, un dolce povero realizzato con la pasta del pane arricchito con fichi secchi e noci, tipico del periodo natalizio.

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