Adagiato sulla sponda destra della Dora Riparia, San Giorio fu nel Medioevo un importante feudo dei Bertrandi di Montmelian in Moriana.
 
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San Giorio di Susa

San Giorgio uccide il Drago in Val di Susa
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Borgo di San Giorio di Susa
Comune di San Giorio di Susa

Città Metropolitana di Torino
Regione Piemonte

Abitanti: 1.015 (808 nel borgo)
Altitudine centro: 420 m s.l.m.

il Comune fa parte di:
Unione Montana Valle Susa

Aree naturali protette:
Parco naturale Orsiera-Rocciavrè

Comune di San Giorio di Susa
Piazza Cinque Martiri 1 - San Giorio di Susa (TO)
Tel. +39 0122 49666

La famiglia Bertrandi di Montmelian in Moriana ricevettero che nel XIII secolo i diritti su San Giorio insieme a Bruzolo, Chianocco e Villar Focchiardo. Spicca dominante sul borgo il castello (XI sec.) che i Bertrandi fecero ampliare per esigenze militari con la costruzione del maschio quadrato (in origine alto 27 metri) e il castello inferiore, addossato alle mura del ricetto, probabilmente con funzione residenziale. Fortemente danneggiato dalla truppe del maresciallo Catinat nel 1691, si conserva a rudere il castello inferiore, mentre il castello superiore fu oggetto di ricostruzioni e restauri dalla metà del Novecento. Prima abitazione privata, ora è sede di un locale.

Poco a valle del castello nell’area compresa dal ricetto significativa è la presenza di una casaforte (XII sec.), parte integrante del complesso architettonico della casa parrocchiale, presenta una bella finestra a bifore e un coronamento di merli ghibellini. La parrocchiale di San Giorgio martire (XII sec.) è stata riedificata alle forme attuali nel 1836, mentre il campanile resta a memoria dello stile romanico precedente, come alcuni basamenti di colonna e la cosiddetta Porta degli orti. La chiesa parrocchiale conserva la Pala d’altare, dipinta da Bartolomeo Giuliano del 1852; la Vetrata policroma sopra l’Orchestra, realizzata nell’anno Santo 1950 con il tema di San Giorgio che trafigge il Drago e libera la fanciulla. San Giorgio trionfante tra gli angeli è, invece, rappresentato dal Morgari nell’affresco sulla volta della navata centrale della chiesa.

Adiacente alla parrocchiale sorge su un affioramento roccioso la Cappella di San Lorenzo, detta del Conte, voluta da Lorenzetto Bertrandi nel 1328. Il ciclo di affreschi interni assegnato al maestro di San Giorio è uno dei complessi trecenteschi più ricchi della Valle di Susa: tra le particolarità si segnala la raffigurazione del Contrasto dei tre vivi e dei tre morti. Restaurata nel 2000, offre ai visitatori uno spaccato di storia, arte e religiosità medievale. Gran parte dell’area montana di San Giorio è ricca di boschi di castagno da frutto, dove si coltivano i celebri Marroni che vengono esaltati in ottobre nella sagra enogastronomica della Festa del Marrone.

Il territorio ad alta quota di San Giorio è invece compreso nel Parco Naturale dell’Orsiera Rocciavrè, tra praterie, boschi di abete bianchi, laghetti e stagni di grande rilievo naturalistico. Passando dai case di Passet si può salire all’Alpe Mustione a quota 1670 m, passare ai 2231 m di Colle del Vento e avventurarsi nelle salite alla Punta di Costabruna e al Monte Pian Real; sempre passando per Mustione si raggiunge l’Alpe del Piano delle Cavalle a 2054 m; qui si può optare per la salita alla Punta del Villano (2643 m) e alla Punta Pian Paris a 2738 m, oppure per l’ascesa ai 2735 m della Punta Malanotte sino a spingersi ai 2801 m della Punta Cristalliera, vetta più alta sul territorio comunale.

Molte le borgate ancora abitate tra le quali Pognant, Città e Martinetti, dove l’antica cappella conserva un affresco cinquecentesco. Dai Biglietti si diparte un percorso della memoria che conduce al luogo del Giuramento antifascista della Garda e attraversa le antiche cave di estrazione del gneiss che con Borgone e Villar Focchiardo furono le attività protoindustriali della zona. Ricco e variegato poi il patrimonio di piloni votivi, fontane e lavatoi, dislocati su tutto il territorio comunale.

La festa patronale del 23 aprile in onore di San Giorgio martire è celebre per la Danza delle Spade degli Spadonari che ripetono i gesti di un antico rito pagano per la fertilità della terra, mentre dal 1929 viene messa in scena al castello la Soppressione del Feudatario, rievocazione storico - leggendaria della lotta tra la popolazione e il feudatario locale. Nell’occasione delle festa patronale è tradizione confezionare i canestrelli, sottili e aromatizzati biscotti a cialda cotti su speciali ferri che ciascuna famiglia tramanda di generazione in generazione.

Video di Renato Porfido

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