Il borgo di Tricase si trova sul Capo di Leuca, in Puglia.
 
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Tricase

L'ultima principessa
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Borgo di Tricase
Comune di Tricase

Provincia di Lecce
Regione Puglia

Abitanti: 17.621 (14.121 nel borgo)
Altitudine centro: 98 m s.l.m.

il Comune fa parte di:
Unione Talassa - Mare di Leuca

Aree naturali protette:
Parco naturale regionale Costa Otranto, Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase

Comune di Tricase
Piazza Pisanelli - Tricase (LE)
Tel. +39 0833 777111

Il borgo di Tricase, Terra dei Cinque Castelli e della Quercia Vallonea, nacque da tre casali presenti sul territorio. Oggi Tricase comprende quattro borghi racchiusi in uno solo, cinque castelli, due frazioni, due marine ed un porto. All'interno dell'abitato, in alcuni punti si trova una forte concentrazione di testimonianze romane, in altri invece medievali, in altri ancora rinascimentali e barocche. Tricase è un crogiolo di civiltà e stratificazione del passato. Dai numerosi baroni in età angioina passò nella giurisdizione dei Del Balzo Orsini, fino a superare il Rinascimento ed arrivare nel 1588 in mano alla famiglia Gallone, capace di elevare Tricase a sede di Principato nel 1651. Ufficialmente fino all’eversione feudale del 1806, ed ufficiosamente fino alla scomparsa dell’ultima Principessa Gallone, la potente famiglia governò la città riflettendo su di essa tutte le sue peculiarità.

Caprarica del Capo, Depressa, Lucugnano, Sant’Eufemia, Tricase e Tutino: sei borghi, sei centri storici, sei storie diverse. Immaginando un percorso concentrico, il cui cuore è la centrale piazza G. Pisanelli, trovano posto nel panorama tricasino molteplici testimonianze dell’arte del passato. Il castello dei Principi Gallone, con la sua Torre Orsiniana del 1400, le due ali del 1588 e 1657 ed il baluardo lanceolato del 1532; l’immensa chiesa matrice dedicata alla Beata Maria Vergine disegnata da Adriano Preite da Copertino, completata dai tricasini nel 1784 dopo 48 lunghi anni di lavori ed arricchita dalla ricca committenza dei nobili. Al suo interno pale pregiate firmate dal Veronese, da Jacopo Palma il Giovane, Giovanni Antonio Fasolo, Paolo Finoglio e Giandomenico Catalano. Merita una visita anche la scenografica chiesa conventuale dei Domenicani dedicata a San Domenico da Guzman, completata nel 1688 dopo i molteplici saccheggi dei turchi. Senza dubbio è la più barocca delle chiese della città, altari finemente lavorati ed arricchiti da volute, putti, fiori, statue e tele posti tutti sotto ad un mirabile soffitto ligneo. Allontanarsi dal centro vuol dire andare alla scoperta di altre perle, come la deliziosa chiesa di San Michele Arcangelo detta anche dei Secondogeniti, eretta nel 1624 da Cesare, cadetto di Casa Gallone. Rinascimento, manierismo e barocco si fondono in questa chiesa, ritenuta una delle sette stelle dell’architettura salentina. Nel cuore antico del borgo, tra i palazzi delle ricche famiglie tricasine, si trova inoltre la Chiesa di Santa Maria del Tempio, che ci riporta al periodo delle Crociate e dei Cavalieri Templari. Fuori dal nucleo storico, un tempo in aperta campagna ma oggi inglobata nella parte più moderna di Tricase, si erge l’ex Convento dei Frati Cappuccini, con le sembianze di un fortino che con le sue caditoie custodisce una chiesetta fregiata da un pregevole altare ligneo e da una monumentale pala pittorica di Tintoretto Jr.

Continuando il vorticoso percorso che ci allontana dal centro troviamo Caprarica del Capo, caratterizzata da un’ampia piazza Rinascimentale sui cui lati si legge la stratificazione del tempo e degli stili: il Castello dei Conti del Balzo (1524), palazzo Sparascio (XVII-XVIII) e la parrocchiale di Sant’Andrea del 1795. A seguire, il borgo greco di Sant’Eufemia. La sua grecità traspare dalle numerose corti, peculiarità del centro, dalla parrocchiale settecentesca dedicata alla santa greca che da il nome al rione e da molteplici insediamenti basiliani sui quali spicca la bizantina Cripta di Santa Maria del Gonfalone (IX), con la leggendaria Conta delle colonne. Tutino invece, con le sue tracce romane, si candida ad essere il rione più antico della città, e lo fa prepotentemente presentando l’immagine del Castello dei Baroni Trane, con mura e fossato di inconfutabile periodo angioino (XIV). La campagna divide l’agglomerato di Tricase e le frazioni di Depressa e Lucugnano, quella stessa campagna in cui non può passare inosservata la secolare Quercia Vallonea, grandioso esemplare di una vegetazione ancora viva nel territorio tricasino, fonte nel passato di sostentamento, dichiarato monumento internazionale. In quest’anello verde s’inseriscono pajare, muretti a secco, edicole votive, cappelle e monumenti da non dimenticare come la famigerata Chiesa dei Diavoli (di Santa Maria di Costantinopoli), che con la sua forma ottagonale ha dato e da adito a numerose leggende e dicerie. La frazione di Depressa, sorta sull’antica via che da Otranto conduceva alla città di Vereto (Patù), mostra ancora i segni dei passaggi romani e medievali. Il menhir chiamato Croce di Principano prende il nome da uno dei tanti casali scomparsi del passato, mentre il castello dei Baroni Winspeare propone una struttura più volte rimaneggiata attorno ad un torrione trecentesco. Lucugnano, invece, è famoso per il pittoresco Papa Galeazzo, per l’ermetico poeta Girolamo Comi e per la produzione figula. Cappelle e botteghe arricchiscono l’abitato sviluppatosi attorno alla struttura rinascimentale del castello dei Baroni Alfarano-Capece.

Il percorso concentrico si chiude sugli otto chilometri di costa su cui si adagiano le località di Marina Serra, delicato luogo di villeggiatura e Tricase porto, con le numerose ville eclettiche immerse nel verde. Ricordiamo il Casino Vecchio in Via Duca degli Abruzzi 3, casa del 1700 con facciata in stile moresco. Sulla stessa c'è un riquadro in pistrelle. Sulla facciata cominciano ad emergere disegni ornamentali arabeggianti che un tempo vennero imbiancati, infatti la facciata originariamente era composta da più colori come azzurro, giallo rosso. Durante la prima guerra mondiale venne data in prestito a militari inglesi che nel terreno circostante vi costruirono un campo da tennis. Successivamente (anni 60) venne ampliata con l'aggiunta di due appartamenti sul tetto della casa. Insieme a Villa Bianca, la casa antistante, costituivano un tempo una specie di masseria, ricca di animali di allevamento e con un frantoio interno per la produzione dell'olio. Villa Daniele Via Nazario Sauro, edificata come residenza estiva nel 1860, per volere del Marchese Giuliani, imparentato con le famiglie Aymone e Panese di Tricase. Durante la seconda guerra mondiale, la villa fu requisita per quattro lunghi anni da ebrei, turchi e altri profughi di varie nazionalità e successivamente restaurata fu dimora estiva del Principe Gallone di Tricase. Villa Rocco Pasanisi, sempre in Via Duca Degli Abruzzi, progettata dall'ing. Rocco Pasanisi e terminata dallo stesso nel 1873 l'edificio fino al 1943 aveva la funzione di residenza estiva. Sulle due colonne che delimitano il cancello d'ingresso appare il nome del primo proprietario Rocco Pasanisi, nella partesottostante il corpo principale della villa è ubicata una cappella con volta a stella completata nel 1873. Villa Pizzolante Lezzi Via Duca Degli Abruzzi, costruita agli inizi del 1700 e ampliata dopo il 1945, nelle parti laterali presenta all'ingresso due epigrafi, una in italiano e l'altra in italiano e latino, su lastre in marmo in forma rettangolare da cui traspare il carattere del Sig. Antonio Lezzi che cercò la “sola beatitudine” e la beata “solitudine”.

Tricase fa parte del Distretto Calzaturiero di Casarano che rappresenta il secondo polo pugliese della calzatura, insieme a quello Nord barese ofantino, ed è una delle aree a maggior vocazione calzaturiera dell'intero territorio nazionale. Un apprezzabile apporto è dato, inoltre, dalla pesca e dal settore turistico con il porto di Tricase. Attività caratterizzante l'economia locale è l'arte della creta, principalmente legata alla frazione di Lucugnano, favorita dalla presenza nel territorio di sedimenti di argilla di diverso colore particolarmente adatti all'arte figula.

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