Il comune sparso di Fénis con il suo castello si trova in Valle d'Aosta.
 
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Fénis

Tradizioni dal fascino antico

Comune di Fénis
Comuni della Valle d'Aosta
Regione Valle d'Aosta

Abitanti: 1.821
Altitudine centro: 541 m s.l.m.

il Comune fa parte di:
Unione Valdôtaines Mont-Emilius

Comune di Fénis
Via Chez Croiset 22 - Fénis (AO)
Tel. +39 0165 764635

La storia di Fénis si lega da sempre con quella della casata di Challant, che ordinò la costruzione del Castello, oggi tra i simboli della Valle d'Aosta. Sul modello di Fénis, nel 1884 venne costruito il castello del borgo medievale del Valentino a Torino. Durante la Seconda guerra mondiale, il territorio della Val Clavalité e quello di Fénis furono il quartier generale delle brigate partigiane guidate da Émile Lexert (1911-1944).

La principale attrazione turistica è il suo castello, monumento nazionale italiano considerato tra i più rappresentativi simboli del medioevo valdostano. Si conservano inoltre alcune caseforti e abitazioni antiche.

A Fénis si trova anche la sede del Museo dell'artigianato valdostano di tradizione (MAV), che raccoglie i migliori esempi delle attività artigianali tradizionali della regione. Il Museo espone circa 700 oggetti che mettono in luce l'evoluzione dell'artigianato valdostano, dai tempi antichi alle produzioni artigianali dei giorni nostri.

A Fénis vi sono ben 13 differenti località che si trovano tra 520 m e 620 m di altitudine, ad eccezione Les Crêtes, a quota più bassa, e Chénoz, Tsan Plan e La Cerise ad una quota più alta. In passato vi erano piccoli gruppi di case - Molinaz, Pareynaz, Chez Cuignon, Chez Fontillon, Rovarey e Ramolivaz - che successivamente sono state unite alle frazioni più grandi. Recentemente sono stati installati dei cartelli in legno con i nomi vecchi per preservarne la memoria.

Fénis, come la maggior parte dei paesi valdostani, ebbe una popolazione in prevalenza contadina fino alla metà del secolo scorso. I contadini non facevano un lavoro specializzato, bensì dovevano svolgere diverse attività durante l’anno, secondo il naturale ciclo delle stagioni. La totalità della popolazione possedeva animali: ovini, caprini, galline per disporre di uova durante tutto l’anno e di carne fresca nel periodo estivo. A volte i bovini venivano presi in uso dai gestori degli alpeggi solamente per il periodo invernale.

Nel borgo vi erano diverse latterie turnarie dove i soci portavano il latte in esubero per trasformarlo in Fontina, Toma valdostana e burro. Erano così chiamate in quanto, a turno, ogni membro ritirava i prodotti sulla base delle quantità di latte conferite.

Nel periodo estivo i contadini si dedicavano alla raccolta del foraggio per sfamare gli animali in inverno. L’erba veniva tagliata grazie a una falce che, per essere efficace, doveva essere battuta ogni giorno e molata spesso con una pietra abrasiva. Il fieno, raccolto in fasci (balon), veniva trasportato sul dorso fino ai fienili, solitamente vicino alla stalla. Un altro lavoro molto impegnativo era la mietitura dei cereali, la successiva trebbiatura e lo stivaggio della paglia utilile a per realizzare i giacigli per le persone, per i vitellini appena nati, ecc.

In autunno tutti erano impegnati nella vendemmia e nella raccolta dei frutti quali pere, mele, castagne, noci, ecc. Le patate, quasi sempre seminate a mezza costa, venivano dissotterrate con una zappa: una parte veniva conservata sul posto in appositi buchi (crot di tartifle) per la semina dell’anno successivo e la rimanenza veniva trasportata a valle per uso alimentare.

Tutte le famiglie macellavano i loro animali in base alle proprie esigenze e compatibilmente con le proprie possibilità economiche. Secondo la tradizione, la macellazione aveva inizio dal giorno di Santa Barbara (4 Dicembre) in quanto le temperature erano già abbastanza rigide e stabili da non compromettere il prodotto. L’assenza di frigoriferi e congelatori imponeva metodi di conservazione quali l’essicazione e la salagione.

Nel periodo invernale, le donne erano solite lavorare la lana prodotta dalle proprie pecore per poi realizzare calde maglie, muffole, calze, ecc. Spesso le famiglie si radunavano per fare in compagnia alcuni lavori quali sgranare i fagioli, togliere le foglie dalle pannocchie del mais per poi farle essiccare nelle soffitte, sgusciare le noci da portare negli appositi frantoi per produrre l’olio.

Un’importante fonte di reddito era costituita dall’attività di taglialegna. Il lavoro veniva svolto con la forza delle sole braccia e gambe: gli alberi - per lo più abeti e larici - venivano abbattuti, sfrondati e trasportati a valle facendoli scivolare sulla neve. Il legname veniva quindi in gran parte venduto ai commercianti locali che lo trasportavano con carri trainati da muli alla più vicina stazione ferroviaria per esportarli nelle altre regioni italiane.

Video di PiccolaGrandeItalia.Tv

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