Il borgo di Roseto Valfortore si trova in Puglia, all'interno della regione storica della Daunia.
 
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Roseto Valfortore

La rosa di Daunia
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Borgo di Roseto Valfortore
Comune di Roseto Valfortore

Provincia di Foggia
Regione Puglia

Abitanti: 1.083
Altitudine centro: 658 m s.l.m.

il Comune fa parte di:
I Borghi più belli d'Italia
Borghi Autentici d'Italia

Comune di Roseto Valfortore
Piazza Sant'Antonio 1 - Roseto Valfortore (FG)
Tel. +39 0881 594711

Anticamente chiamato Rosito, prende nome dall’abbondanza di rose selvatiche nel suo territorio. L’aggiunta di Valfortore va riferita al fiume Fortore che nasce ad est del paese e ne solca la valle. Le origini di Roseto Valfortore (Rusìte in dialetto, fino al 1862 chiamata Roseto) sembrano risalire ai Romani, dati ritrovamenti risalenti al I secolo d.c. nel suo territorio. Nel 752 compare per la prima volta il nome "Rosito" con il quale il duca longobardo Liutprando decreta la libertà per la schiava Cunda e il figlio Liupergo. Dopo essere appartenuto sotto la dominazione normanna alla Contea di Ariano, Roseto passa a Guglielmo il Guiscardo nel 1122, duca della Puglia, in seguito a un riuscito assalto. Nel 1294 Bartolomeo I di Capua s'insedia nel feudo di Roseto al posto del D'Assimal che l'aveva ricevuto da Carlo d'Angiò dopo la presa di Lucera. Nel 1497 Bartolomeo III, ricevuta la conferma feudale del re di Napoli Ferdinando il Cattolico, porta il borgo al massimo splendore. Nei due secoli successivi si assistono a vari passaggi di proprietà.

Nel 1848 Roseto partecipa attivamente ai moti risorgimentali e vive poi l'avventura garibaldina con spargimento di sangue. Nel 1860 infatti le truppe garibaldine al comando di Liborio Romano, omonimo dell'uomo politico leccese, mettono a ferro e fuoco il paese, tragico epilogo la fucilazione di sei soldati borbonici. Nel 1882 cominciano invece le trasferte verso gli USA dove nel 1912, in Pennsylvania, gli emigranti di Roseto danno vita a un nuovo paese oltre Oceano, facendono entrare nel novero dei Comuni d'America. Il flusso migratorio riprende al termine della Seconda Guerra Mondiale, questa volta verso il Canada, causando rapidamente lo spopolamento del borgo: dai 5400 abitanti di allora ai 1083 dei nostri giorni.

Adagiato su uno scosceso pendio della valle del Fortore, il borgo di Roseto si presenta sufficientemente ben conservato, come un piccolo scrigno di ricordi dell’arte locale degli scalpellini. L’impianto urbanistico è di derivazione medievale e le viuzze si lasciano percorrere passo dopo passo in tranquillità, accogliendo i profumi e gli scorci di verde del vicino bosco Vetruscelli. Non potrebbe essere altrimenti, per un paese che prende nome dalla rosa canina e che le rose, oltre ad averle nello stemma, le coltiva anche lungo la strada principale. I vicoli (stréttole) del centro storico di Roseto partono tutti da Piazza Vecchia. Sono disposti secondo una tecnica di costruzione longobarda: a uno più largo su cui si affacciano le scalinate delle abitazioni, si alterna uno più stretto che funge da raccoglitore di acqua piovana. In fondo a ogni vicolo c’era una porta che veniva chiusa al tramonto, a protezione del borgo.

Adiacente alla Piazza Vecchia sorge maestosa la Chiesa Madre, costruita dal feudatario Bartolomeo III Di Capua nel 1507. E’ da ammirare la balaustra, scolpita in pietra locale da artisti rosetani. Con la stessa pietra sono scolpiti i due sarcofagi gentilizi che la tradizione associa ai nomi di Tuleje e Mmaleje. Di fronte al lato sinistro della Chiesa Madre si nota il Palazzo Marchesale, anch’esso voluto da Bartolomeo III. Di fronte alla scalinata principale della Chiesa Madre c’è l’arco della Terra che serviva da porta principale. In un angolo del muro esterno che sovrasta l’arco, si scorge una testa lapidea che forse raffigura uno dei feudatari di Roseto. Sicuramente su di essa veniva alzata la bandiera nei giorni in cui il feudatario amministrava la giustizia.

Nel 1623 l’arciprete De Santis portò a Roseto il culto di San Filippo Neri, diventato poi il patrono del paese. Nella sua abitazione, trasformata in oratorio, si conserva un prezioso busto d’argento del santo. Al centro del borgo si trova la chiesa del SS. Corpo di Cristo, importante luogo di culto nei secoli XVIII e XIX. Restaurata e ribattezzata col nome di Cristo Re, ora risulta sconsacrata. L'opera degli scapellini rosetani rappresenta il patrimonio artistico più importante del paese. Portali, colonne, bassorilievi sono stati realizzati da maestri che per secoli hanno lavorato la pietra della locale cava, situata a sud del borgo.

Il territorio è ricco di sorgenti d’acque e zampillanti fontane, di mulini ad acqua, di aree da picnic, di orologi e meridiane, tra cui un orologio meccanico, molto antico, il cui quadrante è opera di artisti locali (si trova sul campanile della Parrocchia) e una meridiana che abbellisce il fronte della Chiesa di Santa Maria Lauretana. Nelle aree boschive circostanti è possibile trovare il tartufo nero, ma anche il tartufo bianco, il bianchetto e l'uncinato. Ogni anno si tengono delle sagre sul tartufo nero, ma assume grande importanza in questo piccolo borgo del Subappennino Dauno anche il miele insieme al miele tartufato.

Video di Radio Centro Roseto

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