Ferla è un piccolo borgo della provincia di Siracusa, ma, soprattutto, è una piccola e splendida perla della Val di Noto.
 
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Ferla

Una Pasqua che non si dimentica
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Borgo di Ferla
Borgo di Ferla
Comune di Ferla

Provincia di Siracusa
Regione Sicilia

Abitanti: 2.523
Altitudine centro: 556 m s.l.m.

il Comune fa parte di:
I Borghi più belli d'Italia

Sito Unesco:
Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica

Aree naturali protette:
Riserva naturale orientata Pantalica e Valle Anapo

Comune di Ferla
Via Gramsci 13 - Ferla (SR)
Tel. 0931-870136

Ferla, piccola perla del siracusano, è un borgo di origine medievale, sorto sui resti di una necropoli ellenistica.
Prima del terremoto del 1693, che cancellò per intero la cittadina medievale, Ferla possedeva un impianto planimetricamente irrazionale, poiché era condizionato dalla notevole accidentalità del suolo su cui sorgeva l'abitato.
Successivamente il centro abitato fu costruito più a Nord rispetto a quello antico, del quale fu ripresa solo la parte in piano e quella ruotante intorno alla chiesa Madre, dedicata a San Giacomo, e alla chiesa di San Sebastiano.
Nelle zone scoscese, come è ancora oggi evidente grazie alla conservazione di un ampio complesso di ruderi a sud del quartiere Castelverde, l'architettura non fu più ricostruita a scopo abitativo anzi, in alcuni casi fu usata per ricavarne degli orti e delle stalle. Gli unici resti del borgo medievale sono quelli che si incontrano nel cosiddetto quartiere delle Carceri Vecchie, dove i vicoli e le strade strette rimandando all’architettura tipica dei borghi di un tempo.

Ferla si presenta come un borgo antico e ricco di luoghi di culto pieni di storia. Nel borgo vi è anche una via speciale, nominata la Via Sacra, che corrisponde a via Vittorio Emanuele. Definita Sacra perché lungo la via sorgono cinque edifici religiosi: la Chiesa del Carmine, la più grande Chiesa di San Sebastiano, la Chiesa Madre, la chiesa di Sant’Antonio e infine la Chiesa di Santa Maria, che fu convento, scuola e carcere.

Ma le radici profonde delle tradizioni, continuano a vivere nelle feste e negli eventi folkloristici che animano ancora il borgo di Ferla. Quella più sentita è la Santa Pasqua.
Ogni anno si rivive il mistero della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù con riti e processioni. L'anacronismo di alcuni momenti concorre a rendere particolare la Pasqua a Ferla rispetto ad altre zone d'Italia: la processione do “Signuri a Canna”, il Giovedì Santo; dopo la messa in “Coena Domini” e la deposizione del Sacramento, inizia la visita da parte dei fedeli ai “Sepulcri”, altari addobbati con fiori, candele e il tradizionale grano germogliato. Il Venerdì Santo si commemora la passione di Cristo in un clima di intenso fervore religioso.
Le processioni, immerse in un'atmosfera particolarmente spirituale, hanno inizio nel pomeriggio con la processione do “ Signuri a Cruci” e dell'Addolorata. La sera dopo la predica delle “sette Parole” ha luogo la funzione da “Scisa a Cruci”, in cui Gesù, deposto dalla croce, viene sistemato nell'urna ("a cascia"). Segue la processione notturna do “Signuri a Cascia”. Il Sabato Santo, dopo la messa di risurrezione, prende il via la processione dell'Addolorata, “A Madonna o Scontru”. La “Sciaccariata” accompagna di corsa “U Gesummaria” dalla chiesa di San Sebastiano al convento dei padri Cappuccini, alla luce di tantissime fiaccole “Sciaccare” ricavati da arbusti secchi. Il giorno di Pasqua, si ripete all'alba la processione della Addolorata alla ricerca del figlio risorto (“U Giro de sette vaneddi”); l'attesa si compie a mezzogiorno con “U Scontru” quando, alla fine di una corsa sfrenata fra il lancio di fettucce e di fuochi pirotecnici, si svolge la rappresentazione dell'incontro tra Gesù e la Madonna che, lasciando cadere il suo manto, appare in tutto il suo splendore. La Settimana Santa si conclude la sera della domenica con la processione di “ Gesummaria”.

Da Ferla si può raggiungere il suggestivo sito di Pantalica, dove si possono visitare le necropoli sparse lungo la collina, il villaggio bizantino di S. Micidario ('u trabucchettu), l'Anaktoron o Palazzo del Principe, e si può scendere in fondo alla valle dove le freschissime acque del torrente Calcinara scorrono incassate tra le alte pareti del canyon.

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NOTA: le distanze espresse sono in linea d'aria.

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