Corigliano d'Otranto affonda le radici nell'antica Grecia. Il suo centro storico è impreziosito dalle tipiche case a corte
 
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Corigliano d´Otranto

Cuore greco, sangue messapico
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Borgo di Corigliano d'Otranto
Comune di Corigliano d'Otranto
Provincia di Lecce
Regione Puglia

Abitanti: 5.787
Altitudine centro: 97 m s.l.m.

il Comune fa parte di:
Borghi Autentici d'Italia
Paesi Bandiera Arancione
Sistema turistico Isola Salento

Comune di Corigliano d'Otranto
Via Ferrovia 10 - 73022 Corigliano d'Otranto (LE)
Tel. 0836-320711

Corigliano d'Otranto (Choriàna o Koriàna in griko, Curiànu in dialetto salentino) appartiene alla storica regione della Grecìa Salentina, in Puglia. Appartiene ad un'isola linguistica di nove borghi in cui si parla il griko, un antico idioma di origine greca.

Il grecanico o griko (anche grico) è un dialetto (o gruppo di dialetti) di tipo neo-greco residuato probabilmente di una più ampia e continua area linguistica ellenofona esistita anticamente nella parte costiera della Magna Grecia. I greci odierni chiamano la lingua Katoitaliótika (Greco: Κατωιταλιώτικα, "Italiano meridionale"). La lingua, scritta in caratteri latini, presenta punti in comune con il neogreco e nel frattempo vocaboli che sono frutto di evidenti influenze leccesi o comunque neolatine. Il nome del paese viene per assonanza spesso fatto derivare dalla parola cuore, simbolo che compare nello stemma civico; o da Corelius, il centurione a cui sarebbe stato assegnato il territorio in epoca romana. Mentre probabilmente si riconduce al termine greco medioevale "χωρίον" (traslitterato choríon), rispettivamente al termine etimologicamente relazionato "χώρα" (chóra), col significato di villaggio, paese, podere, terra o luogo.

Il territorio fu abitato da civiltà protostoriche, testimoniate dai resti megalitici di specchie, dolmen e menhir. La fondazione del paese è incerta e potrebbe risalire al periodo della Magna Grecia, al periodo romano o addirittura al periodo pre-romano con i Messapi. Del periodo romano resta il tessuto urbanistico del centro storico nel quale, fra via Capiterra e via Cavour, è individuabile un rettangolo abitativo strutturato su lotti corrispondenti a multipli o sottomultipli dell'actus romano. Allo sviluppo del piccolo centro contribuì il cenobio basiliano di San Giorgio costruito nel IX secolo e nel quale era attiva una scuola di lingua greca e cultura bizantina che lasciò numerosi codici greci, ora custoditi in importanti biblioteche. Questa decadde alla fine del XV secolo con la distruzione del monastero di San Nicola di Casole di Otranto, del quale costituiva una grancia. Il primo documento scritto in cui compare il nome di Corigliano risale al 1192. Nel 1465 fu acquistato dalla famiglia de' Monti, di origine francese, giunta in queste terre al tempo degli Angioini. Nicola Antonio acquistò il feudo direttamente dalla Regia Corte e alla sua morte, avvenuta nel 1480, passò al figlio primogenito Francesco, uomo d'arme, diplomatico e alto funzionario della corte di Ferdinando II di Aragona. Da Francesco il feudo di Corigliano passò al figlio Giovan Battista, che nel 1534 ottenne dall'imperatore Carlo V il titolo di marchese. Tra il 1514 e il 1519, fortificò il paese e ampliò notevolmente il castello dotandolo di potenti artiglierie, di quattro torrioni angolari, nonché di munizioni e di potenti mezzi difensivi. Dopo Giovan Battista, nel possesso del feudo si susseguirono, sempre di padre in figlio, Francesco II dal 1537 al 1557, Giovanni II dal 1557 al 1594, Geronimo dal 1594 al 1644 e Giorgio dal 1644 al 1649; con Giorgio che morì giovane, ha termine il marchesato dei de' Monti. Tra il 1649 e il 1651 il feudo passò prima alla sorella Giulia sposata con Francesco Sanfelice e da questi al figlio Alfonso Sanfelice-de' Monti. Nel 1651, al termine di contrasti nati in relazione alla successione ereditaria di Giorgio de' Monti, l'intera eredità viene messa all'asta e acquistata dal facoltoso barone di Tutino Luigi Trane.

L'Arco Lucchetti, sito in Vico Freddo, delimita l'ingresso di un cortile ed è costituito da tre elementi monolitici in pietra leccese: un architrave a sesto ribassato ben conservato e due piedritti corrosi nella metà inferiore. La ricca decorazione del portale occupa interamente la superficie frontale e quella di intradosso dell'arcata. Fu realizzato nel 1497 dal proprietario del caseggiato, mastro Nicola Robi, che ne fu anche l'artefice, così come egli stesso dichiara in una delle iscrizioni che vi sono incise. L'intera decorazione dell'arco si rifà a modelli medievali. L'arco immette all'interno di una corte nella quale si intravedono iscrizioni latine cinquecentesche incise sugli architravi delle porte.

L'agro coriglianese è coltivato principalmente a uliveto. L'alta permeabilità del terreno, che assorbe la maggior parte delle precipitazioni piovose, determina l'assenza di corsi d'acqua superficiali e la presenza sul territorio di manufatti per ovviare a tale penuria, come cisterne e pozzelle.

Lungo Via Moncenisio si può ammirare un secolare e maestoso esemplare di Quercia Vallonea (quercus ithaburensis subs. macrolepis Kotschy), appartenente alla famiglia delle fagacee e senza dubbio la specie arborea più suggestiva della flora salentina. Caratteristica di questa specie arborea sono le grosse ghiande dalle quali anticamente si ricavava il tannino impiegato, tra l'altro, nella concia delle pelli. È uno dei pochi esemplari sopravvissuti nel Salento. La quercia di Corigliano ha un diametro del tronco di 1 metro e una chioma di 20 metri, con un'altezza di circa 15 metri. Nel dialetto grico è conosciuto con il nome di valani, dal greco "Balanos" (ghianda). Il giardino pubblico in cui sorge è sede, da alcuni anni, di numerose manifestazioni legate alla cultura grica, promosse dal circolo culturale "Argalìo" che ha la sua sede in alcuni antichi locali costruiti proprio sotto la chioma della grande quercia.

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NOTA: le distanze espresse sono in linea d'aria.

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