Lariano, che ricade in gran parte nel Parco Regionale dei Castelli Romani, è famosa per i funghi porcini, abbondanti nei boschi circostanti, che localmente vengono gustati specialmente con la polenta, ma non solo.
 
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Lariano

Il borgo porcino
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Borgo di Lariano
Comune di Lariano

Città Metropolitana di Roma Capitale
Regione Lazio

Abitanti: 13.509
Altitudine centro: 350 m s.l.m.

Aree naturali protette:
Parco regionale dei Castelli Romani

Comune di Lariano
Piazza S. Eurosia 1 - Lariano (RM)
Tel. +39 06 964991

Immerso nei boschi che ricoprono il gruppo montuoso dell’Artemisio, deve la sua fama all’ottimo pane di farina scura ed alla celeberrima Sagra dei funghi porcini.
Lariano deve il suo nome dai ruderi del castello che era situato sul Monte Artemisio, in seguito conosciuto come Maschio di Lariano. Si presume che nell'anno 328 a.C. il castello, detto anche dell'Algido, assumesse il nome di Ariano. In seguito, fondendosi l'articolo con il nome, si arrivò a Lariano.

Nel Carmen saeculare il poeta Quinto Orazio Flacco afferma che sul Monte Algidus in tempi remoti vi fosse un tempio dedicato alla dea Diana. Tito Livio, nella sua Storia Romana, narra che in questi luoghi, romani ed equi si affrontarono in aspri combattimenti per circa due secoli. Famosa è rimasta la battaglia del Monte Algido, legata alla figura leggendaria di Cincinnato, che potrebbe essersi svolta proprio qui.
Per la posizione invidiabile, i patrizi romani edificarono diverse ville, come è testimoniato dai reperti conservati nei Musei Vaticani ed in quello del comune di Velletri. È certo che il Maschio di Lariano per la sua posizione strategica che gli permetteva di dominare da un lato la via Appia e dall'altro la via Anagnina, oltre a diventare un luogo importante e popoloso, fu al centro delle mire espansionistiche delle famiglie più potenti.

Demetrio, figlio di Melosio, operò nel X secolo la ricostruzione del castello per dar rifugio sicuro alle persone durante l'invasione degli arabi nell'846. Le contese per il possesso del Maschio di Lariano videro come protagonisti le potenti famiglie dei Conti di Tuscolo, degli Annibaldi, dei Savelli e soprattutto dei Colonna. Il 26 ottobre 1436 dal Castello uscirono in segno di resa Nardo Di Stefano e Cola di Nardo Sindaci. Il Castello di Lariano fu distrutto, incendiato e raso al suolo e il territorio fu donato da Eugenio IV a Velletri in riconoscenza dell'aiuto che i soldati veliterni avevano dato all'esercito del Papa. Nel 1447 papa Niccolò V restituisce il possesso di Lariano al cardinale Prospero Colonna e ancora nel 1458 la località era nelle mani dei fratelli Prospero e Odoardo Colonna, quest'ultimo la vendette alla sorella Vittoria che a sua volta la cedette nello stesso anno a Pio II che dispose il definitivo abbattimento della rocca che stava per essere ricostruita dal cardinale Prospero e nel 1463, lo stesso papa dichiarandone l'avvenuto abbattimento, ne riconosceva il possesso a Vittoria Colonna e suoi parenti.

Gli eredi dei Colonna tuttavia non mancarono successivamente di rivendicare ancora il possesso del suolo dove sorgeva la fortezza, obbligando la Santa Sede ad una conclusione della vicenda giungendo ad una spartizione del territorio tra Velletri e la famiglia avendo come confine la cima del Maschio. Si è supposto che, dopo la distruzione della fortezza, la popolazione dedita alle armi accettasse di trasferirsi a Velletri con il solo scopo di continuare, il mestiere delle armi; mentre la popolazione contadina preferì restare nei luoghi dove era nata e dove per sempre era vissuta. Il centro attuale di Lariano sorse da capanne che occupavano la zona sottostante il Maschio di Lariano, divenute centro agricolo verso la fine del XVII secolo e gli inizi del XVIII. Nei secoli successivi, i ruderi del castelli divennero rifugio di briganti, tra cui anche il famoso Gasperone.

Il territorio ricade in gran parte nel Parco Regionale dei Castelli Romani e i boschi dai quali il paese è circondato consentono, durante la stagione favorevole, interessanti escursioni.

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