Portopalo di Capo Passero è il borgo marinaro più a sud della Sicilia.
 
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Portopalo di Capo Passero

Un piccolo porto di fronte all'Africa

Comune di Portopalo di Capo Passero
Provincia di Siracusa
Regione Sicilia

Abitanti: 3.887
Altitudine centro: 20 m s.l.m.

il Comune fa parte di:
Città del pesce di mare
Borghi marinari

Comune di Portopalo di Capo Passero
Via Lucio Tasca, 33 - 96010 Portopalo di Capo Passero (SR)
Tel. 0931-848011

Portopalo di Capo Passero (Puortupalu in siciliano) è il borgo marinaro più a sud della Sicilia, ma non dell'Italia (pur trovandosi al di sotto del parallelo di Tunisi, il comune di Lampedusa e Linosa è più meridionale). Del suo territorio fa parte l'isola di Capo Passero a poche decine di metri dalla terraferma e l'isola delle Correnti a pochi chilometri. È un centro prevalentemente agricolo e marinaro e proprio su queste attività fonda le sue fortune economiche. Il paesino è bagnato dai due mari: lo Jonio e il resto del Mediterraneo. Sullo Jonio sorgeva un tempo il piccolo porto dove sono ancora presenti, anche se ormai quasi cadenti, le casette dei pescatori. Verso est invece si staglia l'isola di Capo Passero.

Il territorio che oggi comprende Portopalo era abitato sin dall'antichità. Il villaggio è stato denominata in vari modi: inizialmente Capo Pachino, in seguito Terra Nobile ed infine Porto Palo. Il fondatore di Portopalo è don Gaetano Deodato Moncada, che se ne interessò fin dal 1778 e che nel 1792 fece edificare a sue spese un centinaio di case intorno alla tonnara. Il primo nucleo urbano era composto da circa 300 persone, tra contadini, pastori e pescatori. Fino al 1812, quando fu abolita la feudalità, Portopalo fu villaggio suburbio di Noto. Passò poi sotto il decurionato di Pachino, finché nel 1974 non divenne comune autonomo ad opera del Dott. Salvatore Gozzo, medico e politico. Nel 1936, come risulta dal censimento, era abitato da 1.710 persone, sistemati in piccole abitazioni lungo la via Vittorio Emanuele, e si presentava come un tranquillo borgo di campagna. La maggior parte delle case erano bianche e screpolate dal sole e dalla salsedine. In quasi tutte era presente un piccolo spazio ('u bagghiu) adibito a stalla, dove era anche possibile coltivare un piccolo orto. In paese non esisteva una rete idrica che fornisse acqua alle abitazioni: le donne erano quindi costrette, per lavare i panni, a recarsi al pozzo comunale presso il castello Bruno di Belmonte (ora Tafuri). La vita dei portopalesi si consumava di giorno nei campi e di sera al mare, al cianciolo, per arrotondare le entrate.

Video di Tonio Melino

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NOTA: le distanze espresse sono in linea d'aria.

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