Sarteano sorge sui contrafforti della Val d'Orcia, al confine con la Val di Chiana, in Toscana.
 
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Sarteano

La Fortezza Etrusca
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Borgo di Sarteano
Comune di Sarteano
 
Provincia di Siena
Regione Toscana

Abitanti: 4.717
Altitudine centro: 573 m s.l.m.

il Comune fa parte di:
Città dell'olio
Paesi bandiera arancione
Strada del Vino Orcia
Unione Valdichiana Senese 

Aree naturali protette:
Riserva naturale Pietraporciana

Comune di Sarteano
Corso Garibaldi 7 - Sarteano (SI)
Tel. +39 0578 2691

Sarteano è un borgo di importanza storica e naturalistica, collocato sui contrafforti della Val d'Orcia, in un altopiano al confine con la Val di Chiana.
L'economia del paese si basa principalmente sull'agricoltura e sul turismo. I prodotti della terra sono olio d'oliva, vino e frumento.

Il passato medievale di Sarteano è testimoniato dal Castello, considerato l'elemento principale del paesaggio architettonico, e da un grande numero di chiese. 

Dal Neolitico all'età del bronzo, le testimonianze relative all'origine del borgo sono ampiamente note grazie alla ricchissima documentazione archeologica proveniente dalla Grotta dell'Orso, divisa in due parti comunicanti attraverso stretti cunicoli che oggi non è possibile visitare.
Nelle zone circostanti, generalmente in superficie, sono stati ritrovati gruppi di vasi dell'età del bronzo, alcuni contenenti persino cariossidi di grano, che lasciavano supporre deposizioni intenzionali legate a pratiche rituali.
La frequentazione della grotta continua fino all'XI secolo a.C. e si hanno infine tracce di epoca romana con frammenti di piatti e anforoni.
Un'altra cavità carsica nel territorio di Sarteano è la Buca del Rospo posta sul versante occidentale del monte Cetona che ha restituito vasi dell'antica età del bronzo deposti per una raccolta rituale delle acque di stillicidio.

Ma sono le tracce di un passato etrusco quelle che più hanno segnato il territorio intorno a Sarteano, dal IX al I secolo a.C.
I primi insediamenti occuparono le zone collinari più elevate, vicino alla necropoli di Sferracavalli, lungo la strada che conduce a Radicofani e poi, soprattutto nel corso del VII secolo a.C., nella zona verso Castiglioncello del Trinoro dove la sterminata necropoli di Solaia-Macchiapiana, con le sue numerose sepolture entro canopi (vasi cinerari a testa umana tipici di questo territorio), dimostra la presenza nelle vicinanze di un centro abitativo densamente popolato soprattutto nel periodo tardo-orientalizzante.
Con il periodo Arcaico invece, ovvero con il VI secolo a.C., ci fu uno spostamento dell'area abitativa su colline meno elevate, poco sopra i 500 m., per avvicinarsi a quello che all'epoca era il centro politico egemone, ovvero il polo urbano di Chiusi che viveva in quella fase il suo periodo più florido, come dimostrano sul finire del secolo le imprese del lucumone Porsenna.
Così le necropoli di maggior rilievo di quel periodo sono proprio quella della Palazzina, posta lungo una delle vie Cupe, ovvero i tracciati viari che conducevano verso Chiusi, e la necropoli delle Pianacce. Quest'ultima ha riservato una serie di straordinarie scoperte, oltre ad essere ubicata in una zona di grande suggestione paesaggistica con uno splendido affaccio sulla Val di Chiana, a controllo di quello che era un fondamentale e antico asse viario nord-sud tra Orvieto e Arezzo.
In primo luogo l'eccezionale Tomba della quadriga infernale, con pitture uniche e dai colori vivacissimi della seconda metà del IV secolo a.C. In epoca romana si mantenne una diffusa occupazione dell'area, anche in virtù dello sfruttamento delle sorgenti termali e sicuramente due importanti aree insediative dovevano essere nella zona di Sant'Alberto e nell'altra, molto ampia, della Peschiera Giannini e delle aree limitrofe.
Resti di questi edifici termali legati a villae rustiche, mostrano un notevole grado di raffinatezza, come dimostrano le lastre di tipo Campana da Colombaio e dalla Peschiera. Tutte le tracce di questo intenso e vitale passato sono esposti nel Museo civico archeologico di Sarteano.

Il più antico documento tutt'ora esistente riguardante Sarteano in epoca medievale è datato 1038 e parla del Castello come feudo dei conti Manenti, di lontana origine longobarda. La fortezza, costruzione cinta da doppia cerchia di mura con il maschio quadrato e torri rotonde ai lati. Nel XIII secolo fu feudo dei conti Manenti e da questi ceduta al comune di Sarteano.

Il Bagno Santo, nelle vicinanze dell'abitato di Sarteano, (località Santa Lucia) sgorga la sorgente delle Canalette.
La catalogazione di queste acque rientra tra quelle sulfuree-alcaline che fuoriescono ad una temperatura di 24° circa.
Queste acque sono ritenute curative per l'infezione degli occhi e della pelle. La sorgente delle Canalette, insieme ad altre limitrofe, sono conosciute come acque del Bagno Santo.

La Riserva naturale di Pietraporciana prende il suo nome dal poggio su cui si estende separando la Val d'Orcia dalla Val di Chiana. La sua faggeta, residuo di uno dei più grandi boschi di faggio, si sviluppa sul versante settentrionale della collina, dove il microclima si mantiene abbastanza fresco e umido.

Degna di nota è anche la frazione Castiglioncello del Trinoro, adagiata su uno splendido balcone naturale permette ai visitatori la suggestiva visione della Val d'Orcia, dichiarata dall'Unesco sito italiano del Patrimonio dell'umanità.
Centro di origini etrusche attestato da numerosi reperti rinvenuti nella vicina necropoli di Solaia.
La tradizione lo ricorda come, Castrum Trinum Latronum, "Castello dei tre Ladroni", pronti a taglieggiare pellegrini e viandanti di passaggio lungo la Via Francigena.

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