Cassano delle Murge è un borgo adagiato sulle pendici della Murgia, da cui guarda la città di Bari.
 
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Cassano delle Murge

Sopra e sotto la storia

Gli abitanti di Cassano delle Murge non fanno certo mistero circa l'essere orgogliosi ed affascinati dalla propria Città, per il ricco patrimonio storico, le interessanti e nobili origini, i numerosi monumenti, le meravigliose grotte carsiche ed i preziosi reperti archeologici sparsi un po' ovunque nel proprio vasto territorio. Un'epoca, quella preistorica, in cui gli uomini non conoscevano ancora la scrittura e non potevano, quindi, lasciare notizie scritte sulla loro vita. Che in quel periodo ci fossero a Cassano insediamenti umani, ce lo dimostrano gli antichi ed i recenti ritrovamenti di oggetti di vario tipo, fabbricati per le necessità quotidiane. Infatti in numerose grotte naturali, certamente le prime abitazioni degli uomini preistorici, sono stati ritrovati nel tempo centinaia di manufatti in pietra, resti di animali cacciati e addirittura pitture parietali, ossia eseguite sulle pareti, ma anche resti di vari oggetti in argilla, di vasi in ceramica, sepolture, ecc. Ma i documenti preistorici più interessanti, e che rivelano in quelle antichissime genti notevoli sentimenti umani e religiosi, sono i menhir, le specchie, ecc.

I primi abitanti della Puglia in epoca storica (cioè intorno al 1000 a.C., da quando gli uomini conoscono la scrittura) sono stati gli Iàpigi o Apuli, una popolazione di pastori e agricoltori della civiltà piuttosto progredita, proveniente, sembra, dall'Illiria (antica regione che comprendeva buona parte delle attuali Dalmazia e Albania). Dal nome di questa antica gente, il territorio della nostra regione verrà chiamato prima Iàpigia e infine Puglia. E' noto, tuttavia, che le numerose grotte e voragini presenti nel territorio di Cassano delle Murge si sviluppano in calcari cretacei con strati di spessore variabile compresi nel metro, quindi ben più antichi. Tali sedimenti affiorarono su tutto il territorio e sono coperti da terre rosse, pochi decimetri sui dossi ed alcuni metri nei canali e nelle depressioni.

Le grotte finora conosciute nel Comune di Cassano delle Murge ed ancora accessibili, sono circa una trentina, alcune ormai distrutte, di cui 20 ad andamento orizzontale e 6 che si sviluppano invece in verticale. Le formazioni carsiche sono sparse su tutto il territorio, ma il maggior numero di cavità si trova in località Riformati, nei pressi del Santuario - Convento di Santa Maria degli Angeli, essendo la zona interessata da numerose fratture. Oltre al carsismo di profondità, abbondano le forme carsiche superficiali, quali doline, alme, avvallamenti, solchi carsici etc.

La Grotta di Cristo
La grotta venne scoperta sulla fine del XVII secolo L'ingresso della grotta si trova quasi all'orlo di una dolina, a circa 2.500 m. in linea d'aria a SW dell'abitato, in territorio boscoso, chiamato "Parco di Cristo", donde il nome della cavità, attribuito dall'Opera Pia del Santissimo Sacramento, proprietaria dell'omonimo Parco" (ora del Comune). L'accesso si raggiunge facilmente dalla via di Santeramo, seguendo la diramazione stradale verso Est, presso l'ultimo gomito della salita detta di Rossani. La cavità non è ampia in corrispondenza del suo ingresso, ma si allarga internamente in un vasto antro per poi dividersi in due ambienti. Il primo, in diretto contatto con l'ingresso, facilmente raggiungibile ed in conseguenza maggiormente danneggiato, al cui interno si ammirano maestosi colonnati alabastrini che svolgono anche funzioni di sostegno della volta, molto ricca di particolari come pisoliti, vaschette calcitiche, ed altre formazioni. Il secondo, da raggiungere, comunica con la prima parte attraverso un angusto passaggio piuttosto alto, meno danneggiato; alla fine di questa stanza, due angusti cunicoli (la cui progressione è possibile solo a carponi), della lunghezza di circa 15 metri segnano il punto di arrivo della Grotta.

La Grotta Nisco
Da questa cavità provengono numerosi reperti ceramici con abbondanti resti osteologici umani. La grotta-cimitero situata a mezza costa, in una zona collinare da cui domina la Conca di Bari, evidenzia anche nelle parti esterne di accesso, cocci e schegge di selci lavorate, segno di un grande insediamento umano contiguo, di età neolitica. Numerose stalattiti e stalagmiti, talvolta colonnari, arricchiscono le pareti della cavità, modellate, anche, da concrezioni plastiche calciche. Pezzi di concrezioni giacciono, unitamente a pietrame di varia dimensione, sul fondo della grotta rendendo disuniforme ed accidentato il percorso. La cavità si sviluppa in orizzontale con un tratto percorribile di circa 10 metri; la sua prosecuzione mediante condotte terminali viene impedita da deposizioni di terra rossa fluitati dall'alto e dall'esterno.

La Laura Basiliana di Santa Candida
A circa 500 metri dal centro del borgo, sui declivi della Murgia di Santa Lucia e del Serrone, vi era una striscia di terra delimitata ad oriente dalla provinciale per Santeramo e dall'antica strada di Matera e Altamura, sull'opposto lato di ponente, sulla quale, nel 1964, fu innalzato l'edificio della Scuola Media Statale "Vincenzo Ruffo". Sotto una piccola spianata, sistemata ad aia, si apriva uno dei tanti inghiottitoi tipici delle zone carsiche: la Laura Basiliana di Santa Candida. L'accesso alla cripta era facilissimo, solo che se ne conoscesse la ubicazione. Dopo un breve pendio roccioso si passa sotto l'arco di ingresso largo quanto basta ad una persona per non battere la testa nei sassi. Discesi sette scalini disuguali, sette balze di roccia viva, si giunge nella grotta vera e propria, quattro metri sotto il suolo, grotta con tutte le solite caratteristiche di stillicidi e concrezioni stalattitiche. La cavità, calcarea larga tre metri e mezzo, profonda quasi cinque, è leggermente scoscesa, nella direzione opposta all'ingresso, la volta si abbassa a soli trenta centimetri, e le parti si restringono tanto da formare un budello sempre più angusto e ingombro di pietrame vario perdentesi nelle viscere della terra. Sul pavimento in pendio, pietrame sparso, stecchi corrosi ed avanzi di ossa animali di epoche varie, purtroppo rovinati dal calpestio dei curiosi accorsi dopo il reperimento. La volta quasi due metri e trenta, è costituita da uno strano masso bianco (in netto contrasto con le grigie pareti dell'ambiente), quasi una curiosa botola rocciosa chiusa dalle mani di un gigante capriccioso. A destra dell'ingresso un gradino di roccia semicircolare lambisce la parete ricordante la subselia delle cripte basiliane, dalla parte opposta, al termine della parete, un pilastro naturale alto due metri e largo ottantacinque centimetri. La faccia di questo grezzo pilastro, nella parte superiore, è rivestita di intonaco coperto da un affresco che col listello giallo e marrone di contorno misura metri 1.10 x 0.80, discretamente conservato ad onta del lungo abbandono e dall'inevitabile umidità, raffigurante la Santa Martire in adorazione dinanzi alla Madonna col bambino in braccio. Nessun dubbio sulla attribuzione della Santa, dato che sopra l'aureola dell'immagine si legge la ben conservata scritta "SCTA CANDIA"; nome indicativo della contrada riportato anche nei vecchi registri del Catasto Onciario Carolino del 1753, dove si legge la precisa annotazione "Costa di Santa Candida".

La Grotta del Cervo
Scoperta nel Novembre del 1979 dal Gruppo Speleologico Altamurano, è ubicata nella Foresta di Mercadante, nei pressi degli inghiottitoi della zona Grottillo. Nel fondo della lama fu esplorata una caverna probabilmente abitata da pastori fino alla comparsa dei "briganti" verso la fine dell'ottocento che provocò lo spopolamento della contrada. Un primo cunicolo molto inclinato con salto finale, immette in una saletta del diametro medio di quattro metri. Dal primo pozzetto di circa quattro metri, si accede in un altro stretto cunicolo orizzontale di una trentina di centimetri di diametro, da cui proviene il classico flusso di aria caldo-umida. A qualche metro più sotto si trova uno stanzone con delle concrezioni colonnari e tanti massi di crollo tutti ridotti in piccole porzioni. Quindi, un secondo pozzetto di tre metri che, disceso in contrapposizione, dopo aver attraversato una saletta, si giunge nella grotta. Fra le concrezioni, furono rinvenute due eccentriche a forma di corna di cervo ed una che rassomiglia ad un cobra proteso.

La Grotta e la Chiesa di Sant'Angelo in criptis
Il notevole complesso medioevale con Grotta Basiliana, conosciuto col nome di Iazzo-Sant'Angelo ed ubicato in contrada Talpullo-Cortefinocchio, sin dall'Ottobre 1980 è dichiarato Monumento Nazionale. E' costituito da alcuni corpi di fabbrica a piano terra (masseria), coperti da volte a botte, caratterizzati da un apparato murario in pietra dura locale e filari rozzamente regolari, e da grotte naturali retrostanti contenenti tracce di affreschi bizantineggianti. Accanto alla masseria, due antichissimi trulli ed un immenso stazzo. Circondato da fitte boscaglie, il luogo offriva sicura protezione per la sua posizione strategica. L'ipogeo di S. Angelo presenta una splendida architettura naturale in cui stalattiti e stalagmiti fungono da capitelli e colonnine delimitanti singolari nicchie scavate nella roccia. Un affresco bizantino raffigurante la Madonna col Bambino è ormai irrimediabilmente danneggiato. Resiste ancora, in condizioni comunque molto precarie, un Cristo in trono circondato dagli apostoli, disposti a corona intorno ad un arco che introduce, al termine di un lungo dromos, nell'ampia sala principale, le cui pareti raccolgono elementi di probabile origine paleocristiana; incisioni e graffiti di tecnica greco-bizantina si fondono con manifestazioni di stile latino per giungere a linee successive di ispirazione romanica. Da asilo di preghiere, S. Angelo divenne ben presto un cenobio autarchico, come testimonia la parte superiore della caverna, un corpo unico a conci regolari di pietra, che accoglie due grandi edifici adibiti a luogo di ricovero per persone e animali (iazzo). Un esempio tipico di economia chiusa, autosufficiente in relazione a tutti i bisogni dei monaci e fors'anche di quanti cercavano riparo dalle insidie portate dalle orde saracene.

La Grotta Giustino e la mucca speleologa
Il 31 Maggio del 1961, nella masseria detta di Giustino, situata a circa 5 Km. a sud di Cassano, una mucca precipitò in una voragine ad imbuto che sprofondava nelle viscere della terra. Fu così che un ardito pastore si addentrò coraggiosamente nell'antro, profondo più di una ventina di metri e alla fioca luce di una lampada ad acetilene si ritrovò in una selva di scintillanti stalattiti.

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NOTA: le distanze espresse sono in linea d'aria.

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