Lo spuntone roccioso bagnato dal mare su tre lati accoglie la fortezza di Lovrijenac, simbolo per secoli dell’invincibilità di Dubrovnik. È l’ultimo punto riparato della costa dalmata e vi si respirano la malia degli eremi e il fermento degli empori
 
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Dubrovnik, alchimia di pietra

Mon, 25 Jun 2018
Dubrovnik, alchimia di pietra

Il rapporto con la memoria s’impone con urgenza, a Dubrovnik, da scoprire per ripercorrere il labirinto della storia. Protesa come una polena a picco sul mare, sorprende con scorci ineguagliabili, calli strette disposte in un ordinato assetto geometrico e piazze raccolte che accolgono chiese e palazzi. Dentro all’anello di mura titaniche che fasciano la città – le Gradske Zidine - sembra di trovarsi in una fortezza che la natura e la storia spingono nell’acqua: la bellezza densa del passato può soggiogare, e basta poco per immaginare la flotta di questa antica repubblica marinara che con le sue cinquecento navi veleggiava nell’Adriatico. Oltre le mura, l’Adriatico lambisce la roccia mentre nel porto sembra ancora di vedere le caracche, gli antichi vascelli ragusei che un tempo contribuirono alla fortuna delle potenti famiglie locali. Il simbolo della città è la fortezza di Lovrijenac, per secoli icona dell’invincibilità di Dubrovnik: sulla sua pietra da settecento anni campeggia l’incisione «Non bene pro toto libertas venditur auro», la libertà non si vende per tutti i tesori del mondo.

L’antica Ragusa intriga con il suo centro storico - dal 1979 nel patrimonio dell’Unesco -, un arazzo d’arte intessuto di stili diversi accomunati dall’impiego di pietra bianca - ora simile all’avorio per l’usura del tempo -, che cattura la luce per restituirla calda e luminosa: piazze, ripide stradine acciottolate, palazzi, chiese, conventi, musei e fontane, tutti realizzati con la stessa pietra di colore chiaro. Un museo all’aria aperta attraversato dallo Stradun, il lungo corso che divide a metà il centro storico, mentre le Gradske Zidine, intanto, le sue gloriose e intatte mura, cingono la città racchiusa come uno scrigno a picco sulle acque: uno spettacolare sistema fortificato - fra i più conservati di tutto il Mediterraneo -, eretto a partire dal X secolo, lungo quasi due chilometri e con un altezza che in alcuni punti sfiora i 25 metri. Vrata Pile rappresenta l’ingresso di Dubrovnik da nord: un ponte in pietra sovrasta il fosso che circonda le mura e davanti all’entrata un ponte levatoio con catene introduce al centro storico. E nell’amalgama di elementi di architettura medievale e rinascimentale dell’antica Ragusa si scopre la storia della città attraverso le sue icone, come il convento dei Francescani con il chiostro e l’antica farmacia - in esercizio dal 1391 – e il gotico Palazzo del Rettore che ospita il Museo di Dubrovnik e mette in scena, oltre a dipinti e cimeli della Repubblica, una curiosa sequenza di orologi antichi, quasi tutti fermi sulle ore 5.45, a memento dell’ingresso in città delle truppe napoleoniche con relativa fine della Repubblica. Dove la Placa si allarga in piazza della Loggia, ecco che si snoda la gran parata degli edifici di rappresentanza: la Torre dell’Orologio del 1444, la chiesa di San Biagio - in stile barocco italiano – con la quattrocentesca statua in argento dell’omonimo santo patrono e, infine, Palazzo Sponza, edificato nel 1312 come sede della Zecca e poi della Dogana, oggi archivio di stato con oltre centomila manoscritti. Fra la torre dell’Orologio e Palazzo Sponza un vicolo conduce al convento e al museo dei Domenicani, capolavoro architettonico del XIV secolo che segna nell’arte la transizione tra il gotico e il rinascimentale. Alle spalle del monastero, un ponte del 1499 attraversa il fossato e conduce, oltre le mura, al cinquecentesco forte Revelin, l’ultima opera difensiva realizzata a Dubrovnik.

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