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  • Falò di San Giuseppe
    19-03-2020
    Montescaglioso (MT)
    Ricorrenze religiose

    Aggiungi al tuo calendario 2020-03-19 2020-03-19 Europe/Rome Falò di San Giuseppe Si tratta di un’antica tradizione strettamente legata al mondo agropastorale ed ai cicli agricoli. Il 19 marzo, infatti, si festeggia San Giuseppe con l’accensione dei falò nei vari quartieri della città, rappresentando una tradizione antica che si ripete puntualmente. Gli uomini, le donne e i bimbi del vicinato, in passato, si riunivano attorno ai falò e cantavano insieme mentre gustavano taralli e sorseggiavano vino, allietati dal suono dell’organetto. Una volta che la fiamma era ormai esaurita e la legna era ben consumata, i diversi rappresentanti delle famiglie del vicinato si facevano avanti con i bracieri e raccoglievano la brace ritenuta benedetta, con la quale si sarebbe dopo acceso il braciere della carbonella in casa. In tarda serata, spenti gli ultimi tizzoni, tutti facevano ritorno nella propria casa. Il rito, fortemente propiziatorio, nella realtà dei fatti aveva anche la funzione di smaltire gli enormi quantitativi di “frasca” prodotti dalla potatura degli oliveti ed, in genere, degli arboreti che grosso modo terminavano entro il mese di Marzo. Montescaglioso

    Si tratta di un’antica tradizione strettamente legata al mondo agropastorale ed ai cicli agricoli. Il 19 marzo, infatti, si festeggia San Giuseppe con l’accensione dei falò nei vari quartieri della città, rappresentando una tradizione antica che si ripete puntualmente. Gli uomini, le donne e i bimbi del vicinato, in passato, si riunivano attorno ai falò e cantavano insieme mentre gustavano taralli e sorseggiavano vino, allietati dal suono dell’organetto. Una volta che la fiamma era ormai esaurita e la legna era ben consumata, i diversi rappresentanti delle famiglie del vicinato si facevano avanti con i bracieri e raccoglievano la brace ritenuta benedetta, con la quale si sarebbe dopo acceso il braciere della carbonella in casa. In tarda serata, spenti gli ultimi tizzoni, tutti facevano ritorno nella propria casa. Il rito, fortemente propiziatorio, nella realtà dei fatti aveva anche la funzione di smaltire gli enormi quantitativi di “frasca” prodotti dalla potatura degli oliveti ed, in genere, degli arboreti che grosso modo terminavano entro il mese di Marzo.

  • Sagra dell'Uva
    13-09-2020
    Riccia (CB)
    Sagre

    Aggiungi al tuo calendario 2020-09-13 2020-09-13 Europe/Rome Sagra dell'Uva La Sagra dell’Uva di Riccia ha origini negli inizi degli anni trenta, a testimonianza dell’impegno e del sacrificio di molti riccesi che, grazie ad essa, hanno raccontato di questa piacevole terra e della sua gente. Riccia è infatti l’unico borgo del Molise che ancora conserva intatta la suggestiva tradizione della Festa dell’Uva, organizzata nel passato anche in altri borghi molisani. La celebrazione della vendemmia cade in concomitanza con la festività della Madonna del SS. Rosario. La festa diventa subito spettacolo tra le strade del paese con giovani e giovanissime che ballano con costumi folcloristici mostrando cesti pieni di uva e distribuendo dell’ottimo vino rosso autoctono, il cui vitigno, oggi, sembra quasi essere del tutto scomparso: 'a saibell. Un vino così scuro da lasciare sulla bocca e nel bicchiere il rosso intenso e profumato del proprio carattere. La vera innovazione della festa arriva sul finire degli anni ’60 quando diventa a tutti gli effetti una sagra, con l’allestimento dei carri allegorici a sfilare per le strade cittadine, che diventano così protagonisti e motivo predominante. Il Carro dell’Uva diviene una piccola opera d'arte, realizzata con chicchi di uva che vengono pazientemente incollati uno ad uno e selezionati per grandezza e sfumatura di colore per realizzare l’effetto policromo. Il Carro diventa il simbolo del duro lavoro nei campi, con la rappresentazione di scene di vita contadina abilmente ricostruite, nella cornice fatta di mezzi e di strumenti della civiltà rurale di un tempo e non più in uso; lo stesso si trasforma in generoso e complice traguardo per tutti coloro che si accalcano nella fiumana di gente pronta e desiderosa di ricevere un assaggio dei tanti prodotti tipici della campagna riccese: dai grappoli di uva alla piacevole carne sulla brace, dai piatti colmi di cavatelli al sugo di salsiccia alla pizza di grano duro. Tutti preparati come si faceva una volta. E, naturalmente, l’intenso e prelibato vino locale. Ed infine il carro si atteggia all’originalità del presente, alla trasgressione e all’ironia alternativa dei più giovani che vogliono entrare nella tradizione popolare con le proprie immedesimazioni. Diversi sono infatti i carri ritenuti “fuori tema” che sfilano ogni anno, ma che comunque conquistano per simpatia e genuina teatralità. Il lungo corteo è aperto da gruppi folcloristici, sbandieratori, majorettes, e, in alcuni anni, anche pistonieri. I balli al seguito dei carri coinvolge gran parte della gente, proveniente da tutta la regione e anche da quelle limitrofe, in particolare giovani e ragazze che si lasciano volentieri trasportare dalle antiche tradizioni popolari; i canti poi, quelli che si facevano nei campi e che riecheggiavano nelle contrade cittadine al tempo dei raccolti, sono eseguiti oggi con gli strumenti di allora, la fisarmonica e l’organetto. Riccia

    La Sagra dell’Uva di Riccia ha origini negli inizi degli anni trenta, a testimonianza dell’impegno e del sacrificio di molti riccesi che, grazie ad essa, hanno raccontato di questa piacevole terra e della sua gente. Riccia è infatti l’unico borgo del Molise che ancora conserva intatta la suggestiva tradizione della Festa dell’Uva, organizzata nel passato anche in altri borghi molisani. La celebrazione della vendemmia cade in concomitanza con la festività della Madonna del SS. Rosario. La festa diventa subito spettacolo tra le strade del paese con giovani e giovanissime che ballano con costumi folcloristici mostrando cesti pieni di uva e distribuendo dell’ottimo vino rosso autoctono, il cui vitigno, oggi, sembra quasi essere del tutto scomparso: 'a saibell. Un vino così scuro da lasciare sulla bocca e nel bicchiere il rosso intenso e profumato del proprio carattere. La vera innovazione della festa arriva sul finire degli anni ’60 quando diventa a tutti gli effetti una sagra, con l’allestimento dei carri allegorici a sfilare per le strade cittadine, che diventano così protagonisti e motivo predominante. Il Carro dell’Uva diviene una piccola opera d'arte, realizzata con chicchi di uva che vengono pazientemente incollati uno ad uno e selezionati per grandezza e sfumatura di colore per realizzare l’effetto policromo. Il Carro diventa il simbolo del duro lavoro nei campi, con la rappresentazione di scene di vita contadina abilmente ricostruite, nella cornice fatta di mezzi e di strumenti della civiltà rurale di un tempo e non più in uso; lo stesso si trasforma in generoso e complice traguardo per tutti coloro che si accalcano nella fiumana di gente pronta e desiderosa di ricevere un assaggio dei tanti prodotti tipici della campagna riccese: dai grappoli di uva alla piacevole carne sulla brace, dai piatti colmi di cavatelli al sugo di salsiccia alla pizza di grano duro. Tutti preparati come si faceva una volta. E, naturalmente, l’intenso e prelibato vino locale. Ed infine il carro si atteggia all’originalità del presente, alla trasgressione e all’ironia alternativa dei più giovani che vogliono entrare nella tradizione popolare con le proprie immedesimazioni. Diversi sono infatti i carri ritenuti “fuori tema” che sfilano ogni anno, ma che comunque conquistano per simpatia e genuina teatralità. Il lungo corteo è aperto da gruppi folcloristici, sbandieratori, majorettes, e, in alcuni anni, anche pistonieri. I balli al seguito dei carri coinvolge gran parte della gente, proveniente da tutta la regione e anche da quelle limitrofe, in particolare giovani e ragazze che si lasciano volentieri trasportare dalle antiche tradizioni popolari; i canti poi, quelli che si facevano nei campi e che riecheggiavano nelle contrade cittadine al tempo dei raccolti, sono eseguiti oggi con gli strumenti di allora, la fisarmonica e l’organetto.

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  • Sant'Antonio Abate
    17-01-2021
    Biccari (FG)
    Festival

    Aggiungi al tuo calendario 2021-01-17 2021-01-17 Europe/Rome Sant'Antonio Abate Si festeggia con l'accensione dei falò in ogni quartiere del paese. E' possibile gustare, ascoltando canti popolari tradizionali, i prodotti tipici locali: salsiccia, bruschette, pizze fritte, fagioli e cotiche, ceci secchi e un buon bicchiere di vino rosso. Biccari

    Si festeggia con l'accensione dei falò in ogni quartiere del paese. E' possibile gustare, ascoltando canti popolari tradizionali, i prodotti tipici locali: salsiccia, bruschette, pizze fritte, fagioli e cotiche, ceci secchi e un buon bicchiere di vino rosso.

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