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  • Festa della Bandiera
    Dal 18-05-2020
    Al 20-05-2020
    Morano Calabro (CS)
    Rievocazioni storiche

    Aggiungi al tuo calendario 2020-05-18 2020-05-20 Europe/Rome Festa della Bandiera rievocazione storica della battaglia fra moranesi e saraceni con ricco corteo storico in costume rinascimentale, con sbandieratori e cavalieri. Secondo la tradizione, nel combattimento (avvenuto probabilmente nel 1096 e tramandato come battaglia di Petrafocu dal nome della contrada, prospiciente la cittadina, in cui si svolse) uno dei saraceni - forse un capo di guarnigione - fu fatto prigioniero e in seguito decapitato. L'esibizione della testa sanguinante del saraceno lungo le strade del borgo fu il gesto che testimoniò alla popolazione l'avvenuta vittoria sui mori. L'immagine della "testa di moro" che si richiama a tale evento storico, divenne in seguito un importante simbolo iconografico popolare e identitario. Apparve per la prima volta, come figura allegorica, in una cartella lapidea che sormonta la fontana cittadina di piazza San Nicola dall'anno 1561. Dopo alcune modifiche stemmologiche subite nel corso dei secoli, dal Cinquecento al Settecento, l'arme con la testa del saraceno è tuttora lo stemma del comune di Morano, in cui sovrasta tre colline raffiguranti i tre "borghi" e il motto latino "Vivat sub umbra" (= Viva nell'ombra [il Moro]), eloquente testimonianza del legame dei cittadini all'evento storico e del loro animo verso di esso. È sconosciuta la data esatta in cui la vicenda storica della decapitazione del Moro, gravata di rituali e simbologie, è stata tradotta in rievocazione. L'unico dato certo è la testimonianza della sospensione di questa, avvenuta nel 1806 (oltre, naturalmente, alla sua ripresa con costumi in stile rinascimentale nel 1996). Morano Calabro

    rievocazione storica della battaglia fra moranesi e saraceni con ricco corteo storico in costume rinascimentale, con sbandieratori e cavalieri. Secondo la tradizione, nel combattimento (avvenuto probabilmente nel 1096 e tramandato come battaglia di Petrafocu dal nome della contrada, prospiciente la cittadina, in cui si svolse) uno dei saraceni - forse un capo di guarnigione - fu fatto prigioniero e in seguito decapitato. L'esibizione della testa sanguinante del saraceno lungo le strade del borgo fu il gesto che testimoniò alla popolazione l'avvenuta vittoria sui mori. L'immagine della "testa di moro" che si richiama a tale evento storico, divenne in seguito un importante simbolo iconografico popolare e identitario. Apparve per la prima volta, come figura allegorica, in una cartella lapidea che sormonta la fontana cittadina di piazza San Nicola dall'anno 1561. Dopo alcune modifiche stemmologiche subite nel corso dei secoli, dal Cinquecento al Settecento, l'arme con la testa del saraceno è tuttora lo stemma del comune di Morano, in cui sovrasta tre colline raffiguranti i tre "borghi" e il motto latino "Vivat sub umbra" (= Viva nell'ombra [il Moro]), eloquente testimonianza del legame dei cittadini all'evento storico e del loro animo verso di esso. È sconosciuta la data esatta in cui la vicenda storica della decapitazione del Moro, gravata di rituali e simbologie, è stata tradotta in rievocazione. L'unico dato certo è la testimonianza della sospensione di questa, avvenuta nel 1806 (oltre, naturalmente, alla sua ripresa con costumi in stile rinascimentale nel 1996).

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  • Festa Patronale SS. Martiri Nicandro, Marciano e Daria
    Dal 15-06-2020
    Al 18-06-2020
    Venafro (IS)
    Feste patronali

    Aggiungi al tuo calendario 2020-06-15 2020-06-18 Europe/Rome Festa Patronale SS. Martiri Nicandro, Marciano e Daria Nicandro e Marciano erano due valorosi soldati romani, probabilmente originari della Mesia (l'odierna Bulgaria), di stanza a Venafro. Secondo la tradizione Daria era moglie di Nicandro. Pur consapevoli dei rischi che comportava la loro scelta, abbracciarono la religione cristiana. Furono arrestati e condannati a morte per non aver voluto rinnegare la loro fede il 17 giugno del 303 d.C. La festa in onore dei patroni è molto sentita. I festeggiamenti si protraggono dal 16 al 18 giugno di ogni anno con diversi spettacoli di intrattenimento e con momenti di profonda religiosità attraverso le processioni e le numerose messe. Precede i festeggiamenti il Mese di San Nicandro, caratterizzato dalle sante messe alle 6 e alle 19 a partire dal 17 maggio e fino al 17 giugno. Il 17 maggio alle 18,30 si tiene una processione dalla chiesa barocca dell'Annunziata alla basilica dei Ss. Martiri con la celebrazione della messa e il ritorno del busto argenteo di san Nicandro e delle reliquie alla chiesa dell'Annunziata. Il 15 giugno, a mezzanotte, presso il convento dei cappuccini, si ufficializza l'apertura della festa patronale con il suono di un motivetto ripetitivo eseguito da una piccola banda composta di elementi semplici che viene chiamata "bandarella". Per tutta la notte il motivetto viene ripetuto per le strade del borgo annunciando a tutti l'inizio dei festeggiamenti. Il giorno 16 si apre con fuochi pirotecnici, suono di campane, la santa messa in basilica al mattino e il giro delle bande musicali. Proprio in questo giorno si svolge la solenne processione che alle 19,30, dalla chiesa dell'Annunziata, porta il busto argenteo e le reliquie di san Nicandro, di san Marciano e di Santa Daria presso la basilica alle porte del borgo dove si svolgono i solenni vespri cantati presieduti dal vescovo. Nella sera vi è un concerto bandistico. Il 17 è il giorno in cui si ricordano i tre martiri con numerose messe e il solenne pontificale delle 11 presieduto dal vescovo, durante il quale c'è la consegna delle chiavi e dei ceri da parte del sindaco al vescovo, che le consegna idealmente a San Nicandro ponendole tra le mani del busto argenteo. Per quanto riguarda i festeggiamenti civili, la mattina si tiene la tradizionale fiera e durante la giornata c'è il giro delle bande. La sera c'è un concerto di musica leggera con cantanti di fama nazionale. Il 18 si celebrano altre sante messe. Il simbolo dei festeggiamenti però è la solenne processione serale, caratterizzata dal canto corale dell'inno a dedicato ai santi, dal luccichio delle migliaia di candele portate in processione e dall'enorme partecipazione popolare al corteo religioso. La processione ha inizio verso le ore 20 dalla basilica subito dopo la cosiddetta "ammessa", ovvero l'asta per aggiudicarsi il diritto di portare in spalla le statue, e termina dopo la mezzanotte, quando ha percorso tutto il centro storico cantando nelle varie fermate l'antico inno popolare ai santi martiri. Nella cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo c'è l'omelia del vescovo. Il luogo di conclusione del sacro e solenne rito è la chiesa dell'Annunziata, dove il busto e le reliquie rimangono fino alle festività successive. Al termine della processione, i festeggiamenti si concludono con i tradizionali fuochi pirotecnici. In questi giorni di festa si svolge la Fiera di san Nicandro il giorno 17, si allestiscono eventi collaterali, è presente un luna park in viale San Nicandro, si svolge anche il trofeo San Nicandro, gara podistica di caratura nazionale con atleti provenienti da diverse regioni di Italia e periodicamente si allestisce l'opera di San Nicandro, dramma sacro sulla vita dei martiri. Venafro

    Nicandro e Marciano erano due valorosi soldati romani, probabilmente originari della Mesia (l'odierna Bulgaria), di stanza a Venafro. Secondo la tradizione Daria era moglie di Nicandro. Pur consapevoli dei rischi che comportava la loro scelta, abbracciarono la religione cristiana. Furono arrestati e condannati a morte per non aver voluto rinnegare la loro fede il 17 giugno del 303 d.C. La festa in onore dei patroni è molto sentita. I festeggiamenti si protraggono dal 16 al 18 giugno di ogni anno con diversi spettacoli di intrattenimento e con momenti di profonda religiosità attraverso le processioni e le numerose messe. Precede i festeggiamenti il Mese di San Nicandro, caratterizzato dalle sante messe alle 6 e alle 19 a partire dal 17 maggio e fino al 17 giugno. Il 17 maggio alle 18,30 si tiene una processione dalla chiesa barocca dell'Annunziata alla basilica dei Ss. Martiri con la celebrazione della messa e il ritorno del busto argenteo di san Nicandro e delle reliquie alla chiesa dell'Annunziata. Il 15 giugno, a mezzanotte, presso il convento dei cappuccini, si ufficializza l'apertura della festa patronale con il suono di un motivetto ripetitivo eseguito da una piccola banda composta di elementi semplici che viene chiamata "bandarella". Per tutta la notte il motivetto viene ripetuto per le strade del borgo annunciando a tutti l'inizio dei festeggiamenti. Il giorno 16 si apre con fuochi pirotecnici, suono di campane, la santa messa in basilica al mattino e il giro delle bande musicali. Proprio in questo giorno si svolge la solenne processione che alle 19,30, dalla chiesa dell'Annunziata, porta il busto argenteo e le reliquie di san Nicandro, di san Marciano e di Santa Daria presso la basilica alle porte del borgo dove si svolgono i solenni vespri cantati presieduti dal vescovo. Nella sera vi è un concerto bandistico. Il 17 è il giorno in cui si ricordano i tre martiri con numerose messe e il solenne pontificale delle 11 presieduto dal vescovo, durante il quale c'è la consegna delle chiavi e dei ceri da parte del sindaco al vescovo, che le consegna idealmente a San Nicandro ponendole tra le mani del busto argenteo. Per quanto riguarda i festeggiamenti civili, la mattina si tiene la tradizionale fiera e durante la giornata c'è il giro delle bande. La sera c'è un concerto di musica leggera con cantanti di fama nazionale. Il 18 si celebrano altre sante messe. Il simbolo dei festeggiamenti però è la solenne processione serale, caratterizzata dal canto corale dell'inno a dedicato ai santi, dal luccichio delle migliaia di candele portate in processione e dall'enorme partecipazione popolare al corteo religioso. La processione ha inizio verso le ore 20 dalla basilica subito dopo la cosiddetta "ammessa", ovvero l'asta per aggiudicarsi il diritto di portare in spalla le statue, e termina dopo la mezzanotte, quando ha percorso tutto il centro storico cantando nelle varie fermate l'antico inno popolare ai santi martiri. Nella cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo c'è l'omelia del vescovo. Il luogo di conclusione del sacro e solenne rito è la chiesa dell'Annunziata, dove il busto e le reliquie rimangono fino alle festività successive. Al termine della processione, i festeggiamenti si concludono con i tradizionali fuochi pirotecnici. In questi giorni di festa si svolge la Fiera di san Nicandro il giorno 17, si allestiscono eventi collaterali, è presente un luna park in viale San Nicandro, si svolge anche il trofeo San Nicandro, gara podistica di caratura nazionale con atleti provenienti da diverse regioni di Italia e periodicamente si allestisce l'opera di San Nicandro, dramma sacro sulla vita dei martiri.

  • Sagra dell'Uva
    13-09-2020
    Riccia (CB)
    Sagre

    Aggiungi al tuo calendario 2020-09-13 2020-09-13 Europe/Rome Sagra dell'Uva La Sagra dell’Uva di Riccia ha origini negli inizi degli anni trenta, a testimonianza dell’impegno e del sacrificio di molti riccesi che, grazie ad essa, hanno raccontato di questa piacevole terra e della sua gente. Riccia è infatti l’unico borgo del Molise che ancora conserva intatta la suggestiva tradizione della Festa dell’Uva, organizzata nel passato anche in altri borghi molisani. La celebrazione della vendemmia cade in concomitanza con la festività della Madonna del SS. Rosario. La festa diventa subito spettacolo tra le strade del paese con giovani e giovanissime che ballano con costumi folcloristici mostrando cesti pieni di uva e distribuendo dell’ottimo vino rosso autoctono, il cui vitigno, oggi, sembra quasi essere del tutto scomparso: 'a saibell. Un vino così scuro da lasciare sulla bocca e nel bicchiere il rosso intenso e profumato del proprio carattere. La vera innovazione della festa arriva sul finire degli anni ’60 quando diventa a tutti gli effetti una sagra, con l’allestimento dei carri allegorici a sfilare per le strade cittadine, che diventano così protagonisti e motivo predominante. Il Carro dell’Uva diviene una piccola opera d'arte, realizzata con chicchi di uva che vengono pazientemente incollati uno ad uno e selezionati per grandezza e sfumatura di colore per realizzare l’effetto policromo. Il Carro diventa il simbolo del duro lavoro nei campi, con la rappresentazione di scene di vita contadina abilmente ricostruite, nella cornice fatta di mezzi e di strumenti della civiltà rurale di un tempo e non più in uso; lo stesso si trasforma in generoso e complice traguardo per tutti coloro che si accalcano nella fiumana di gente pronta e desiderosa di ricevere un assaggio dei tanti prodotti tipici della campagna riccese: dai grappoli di uva alla piacevole carne sulla brace, dai piatti colmi di cavatelli al sugo di salsiccia alla pizza di grano duro. Tutti preparati come si faceva una volta. E, naturalmente, l’intenso e prelibato vino locale. Ed infine il carro si atteggia all’originalità del presente, alla trasgressione e all’ironia alternativa dei più giovani che vogliono entrare nella tradizione popolare con le proprie immedesimazioni. Diversi sono infatti i carri ritenuti “fuori tema” che sfilano ogni anno, ma che comunque conquistano per simpatia e genuina teatralità. Il lungo corteo è aperto da gruppi folcloristici, sbandieratori, majorettes, e, in alcuni anni, anche pistonieri. I balli al seguito dei carri coinvolge gran parte della gente, proveniente da tutta la regione e anche da quelle limitrofe, in particolare giovani e ragazze che si lasciano volentieri trasportare dalle antiche tradizioni popolari; i canti poi, quelli che si facevano nei campi e che riecheggiavano nelle contrade cittadine al tempo dei raccolti, sono eseguiti oggi con gli strumenti di allora, la fisarmonica e l’organetto. Riccia

    La Sagra dell’Uva di Riccia ha origini negli inizi degli anni trenta, a testimonianza dell’impegno e del sacrificio di molti riccesi che, grazie ad essa, hanno raccontato di questa piacevole terra e della sua gente. Riccia è infatti l’unico borgo del Molise che ancora conserva intatta la suggestiva tradizione della Festa dell’Uva, organizzata nel passato anche in altri borghi molisani. La celebrazione della vendemmia cade in concomitanza con la festività della Madonna del SS. Rosario. La festa diventa subito spettacolo tra le strade del paese con giovani e giovanissime che ballano con costumi folcloristici mostrando cesti pieni di uva e distribuendo dell’ottimo vino rosso autoctono, il cui vitigno, oggi, sembra quasi essere del tutto scomparso: 'a saibell. Un vino così scuro da lasciare sulla bocca e nel bicchiere il rosso intenso e profumato del proprio carattere. La vera innovazione della festa arriva sul finire degli anni ’60 quando diventa a tutti gli effetti una sagra, con l’allestimento dei carri allegorici a sfilare per le strade cittadine, che diventano così protagonisti e motivo predominante. Il Carro dell’Uva diviene una piccola opera d'arte, realizzata con chicchi di uva che vengono pazientemente incollati uno ad uno e selezionati per grandezza e sfumatura di colore per realizzare l’effetto policromo. Il Carro diventa il simbolo del duro lavoro nei campi, con la rappresentazione di scene di vita contadina abilmente ricostruite, nella cornice fatta di mezzi e di strumenti della civiltà rurale di un tempo e non più in uso; lo stesso si trasforma in generoso e complice traguardo per tutti coloro che si accalcano nella fiumana di gente pronta e desiderosa di ricevere un assaggio dei tanti prodotti tipici della campagna riccese: dai grappoli di uva alla piacevole carne sulla brace, dai piatti colmi di cavatelli al sugo di salsiccia alla pizza di grano duro. Tutti preparati come si faceva una volta. E, naturalmente, l’intenso e prelibato vino locale. Ed infine il carro si atteggia all’originalità del presente, alla trasgressione e all’ironia alternativa dei più giovani che vogliono entrare nella tradizione popolare con le proprie immedesimazioni. Diversi sono infatti i carri ritenuti “fuori tema” che sfilano ogni anno, ma che comunque conquistano per simpatia e genuina teatralità. Il lungo corteo è aperto da gruppi folcloristici, sbandieratori, majorettes, e, in alcuni anni, anche pistonieri. I balli al seguito dei carri coinvolge gran parte della gente, proveniente da tutta la regione e anche da quelle limitrofe, in particolare giovani e ragazze che si lasciano volentieri trasportare dalle antiche tradizioni popolari; i canti poi, quelli che si facevano nei campi e che riecheggiavano nelle contrade cittadine al tempo dei raccolti, sono eseguiti oggi con gli strumenti di allora, la fisarmonica e l’organetto.

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